Lotta al fumo progressi secondo OMS ma servono ulteriori interventi

Lotta al fumo: progressi secondo l’OMS, ma servono ulteriori interventi

di Maria Rosa De Marchi

La conclusione emerge dal nuovo report dell’OMS 2019, il settimo, che analizza la diffusione globale dell’uso di tabacco e l’applicazione delle misure per ridurre il fumo approvate dalla WHO Framework Convention on Tobacco Control (WHO FCTC), considerate efficaci nel ridurre il vizio.

Ad oggi, molti governi hanno implementato azioni per promuovere la lotta al tabacco, tanto che 5 miliardi di persone (il 65% della popolazione mondiale, una cifra quadruplicata rispetto a dieci anni fa) vivono in Paesi che hanno introdotto almeno una delle politiche attive per supportare la lotta al fumo.

Molti Paesi nel corso del tempo hanno introdotto, sui pacchetti di sigarette commercializzati, messaggi riguardanti i danni da fumo e anche immagini shock con riferimenti espliciti ai danni causati, anche se uno studio pubblicato lo scorso anno su PLoS One suggerirebbe che le immagini non siano così efficaci nel dissuadere dal fumo così come percepito dai non-fumatori.

Report OMS: servono ulteriori interventi per supportare la lotta al fumo

Dal 2008, il numero di Paesi che impone tasse sul tabacco è quasi duplicato: ora quasi un Paese su cinque può contare su questo disincentivo economico per i fumatori. A partire dal 2008 l’OMS ha introdotto sei misure chiamate MPOWER, di dimostrata efficacia, per supportare e incentivare la popolazione a smettere di fumare. Molti Paesi, ad ogni modo, non hanno ancora implementato le nuove direttive in modo adeguato e serve ancora, quindi, una marcia in più alla lotta al tabacco.

Il report, realizzato con il supporto finanziario di Bloomberg Philanthropies, ha evidenziato che solo 23 Paesi hanno implementato al massimo livello possibile le azioni per incentivare le persone a smettere di fumare, mentre 116 provvedono parzialmente a servizi e copertura dei costi e 32 Paesi offrono i servizi ma questi non sono finanziati.

L’utilizzo di tabacco è diminuito in modo proporzionale nel corso del tempo nella maggior parte dei Paesi, ma combinando il dato con l’aumento della popolazione, indica che il numero di fumatori è rimasto pressoché uguale. Secondo le ultime stime vi sono 1,1 miliardi di fumatori al mondo, di cui circa l’80% vive in Paesi caratterizzati da medio-basso reddito pro-capite. In questa direzione quindi, secondo l’OMS, dovrebbero dirigersi gli sforzi per implementare le legislazioni a protezione della salute dal fumo di tabacco.

L’uso di incentivi economici per smettere di fumare in una meta-analisi della Cochrane Library

È diffuso tra gli altri l’utilizzo di incentivi economici (monetari o voucher) nel tentativo di modificare scelte comportamentali come smettere di fumare; in particolare gli incentivi si utilizzano in vari contesti tra cui il posto di lavoro, in cliniche e ospedali e in programmi di recupero nelle comunità.

Il sistema sembra funzionare: le persone che ricevono gratificazioni economiche (sia di piccolo che di grande importo) sono in grado di astenersi dal fumo in media per un periodo più lungo rispetto al gruppo di controllo. Stessa cosa anche considerando le donne in gravidanza: i dati da 9 studi hanno mostrato che le donne che ricevevano un incentivo economico avevano più probabilità di smettere di fumare, sia durante la gravidanza che dopo aver partorito.

Per lo studio sono stati considerati 33 trial, per un totale di 21.600 pazienti ed è stato utilizzato come outcome primario l’astinenza da fumo al follow up (almeno 6 mesi).

Risultati positivi per questo tipo di approccio, anche se le azioni per la lotta al fumo rimangono ancora a parziale copertura del problema e c’è ancora molto da fare a riguardo.

È possibile leggere l’abstract dello studio sul sito della Cochrane Library, disponibile a questo link.