Virus HIV preoccupa la resistenza ai farmaci secondo il nuovo rapporto OMS

Virus HIV: secondo il nuovo rapporto OMS, preoccupa la resistenza ai farmaci

di Maria Rosa De Marchi

La resistenza a farmaci per il virus HIV desta preoccupazione, secondo il report recentemente pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Secondo l’ultimo report dell’OMS, consultabile a questo link, negli ultimi 4 anni, 12 Paesi in Africa, Asia e in America hanno oltrepassato i livelli soglia di farmaco-resistenza per efavirenz e nevirapina, due farmaci considerati fondamentali per il trattamento dell’HIV.

L’OMS dal 2014 al 2018 ha esaminato, in cliniche selezionate in 18 Paesi, in modo casuale, i livelli di resistenza nei pazienti che in quel lasso di tempo avevano iniziato i trattamenti contro l’HIV. In 12 Paesi, più del 10% degli adulti che avevano contratto il virus hanno sviluppato la resistenza ai due farmaci. Al di sopra di questa soglia, non è più considerato sicuro prescrivere la stessa combinazione di farmaci al resto della popolazione, perché si incorre nel rischio di far aumentare ulteriormente la resistenza.

Complessivamente, il 12% delle donne sottoposte alle analisi avevano una forma di resistenza al virus HIV, rispetto all’8% degli uomini.

Preoccupa in particolare, secondo il report, l’alto livello di resistenza nei bambini e in particolare nell’Africa sub-Sahariana. Secondo le analisi effettuate tra 2012 e 2018, la prevalenza variava dal 34% (I.C. 95% 27–41%) in Eswatini al 69%% (I.C. 95% 62–75%) in Malawi, indicando che circa la metà dei bambini che hanno ricevuto la diagnosi di HIV nei nove Paesi della regione hanno mostrato resistenza a efavirenz, nevirapina o entrambi.

Negli Stati Uniti nuove strategie di screening potrebbero supportare la lotta al virus

Negli Stati Uniti si stima che meno del 40% della popolazione abbia fatto almeno una volta nella vita lo screening per l’HIV e che quindi alcuni segmenti della popolazione potrebbero mostrare una prevalenza per il virus non precedentemente individuata da alcuna indagine. La copertura dello screening è considerata sub-ottimale nelle regioni geografiche che costituiranno il primo nucleo da cui partirà l’iniziativa nazionale Ending the HIV Epidemic. I dati ottenuti forniranno un metro di confronto per misurare i cambiamenti dei sistemi di screening sia in queste zone che nel resto degli Stati Uniti. Le 50 giurisdizioni che costituiranno il nucleo iniziale dell’iniziativa sono quelle in cui tra il 2016 e il 2017 è concentrata la maggior parte di nuove diagnosi; saranno coinvolti anche 7 Stati in cui si è osservato che il contagio di HIV nelle zone rurali è presente in modo sproporzionato rispetto agli altri Stati.

Gli sforzi per ridurre il numero di nuovi contagi danno risultati, ma non velocemente come atteso

I progressi nel ridurre il numero di nuovi contagi da HIV non risultano veloci come atteso, secondo il  rapporto relativo all’anno 2018 dell’UNAIDS (Joint United Nations Programme on HIV and AIDS), il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV dedicato a contrastare la diffusione della malattia, recentemente pubblicato.