Giornata mondiale dell’epatite: dieci messaggi ai “policymakers”

Durante la Giornata mondiale dell’epatite dello scorso 28 luglio, promossa dall’OMS per sensibilizzare la popolazione mondiale all’obiettivo di completa eradicazione dell’epatite entro il 2030, sono stati pubblicati in un report i dati aggiornati sulla diffusione della malattia e le spese previste per il trattamento, la diagnosi e la prevenzione di questa malattia; e quelli che sono stati chiamati “top 10 messages for policymakers”, ovvero i dieci messaggi chiave che coloro che prendono decisioni sulle politiche sanitarie mondiali proprio non dovrebbero perdere di vista mentre stilano linee guida, protocolli, best practices e quant’altro possa essere utile al raggiungimento dell’obiettivo dell’eradicazione. Basandosi sulle informazioni contenute nel report, è stato stilata questa lista di raccomandazioni di cui tenere conto:

  • 325 milioni di persone in tutto il mondo convivono con l’epatite B o C, per un totale di circa un milione e mezzo di decessi ogni anno. È la malattia infettiva che fa più vittime dopo la tubercolosi, e si stima che rispetto alle persone contagiate dal virus dell’HIV quelle malate di epatite siano circa 9 volte di più. Nonostante questo, circa l’80% di loro non ha accesso a test diagnostici e trattamenti adeguati. Le morti per epatite sono aumentate negli ultimi due decenni, il che significa che mancano consapevolezza e iniziative a livello globale.
  • Vista questa situazione, molto che potrebbe essere fatto: l’epatite può essere prevenuta, diagnosticata, curata o gestita in maniera efficace. Il vaccino per l’epatite B, ad esempio, immunizza dal contagio nel 98-100% dei casi; se contagiati esistono terapie che mantengono salute e qualità di vita accettabili anche se non è ancora stata sviluppata una cura risolutiva; mentre l’epatite C è risolvibile, se diagnosticata in tempo, in soli 2-3 mesi con un trattamento a base di antivirali.
  • Nonostante questo, la maggior parte delle persone che convivono con l’epatite non ha mai ricevuto diagnosi o terapia. Nel 2016 solo il 10% di chi aveva l’epatite B ne era a conoscenza, e di questi solo il 17% riceveva regolarmente le cure necessarie. Secondo i dati del 2017, invece, il numero dei contagiati da virus dell’epatite C a conoscenza della propria situazione si attestava intorno al 19%, di cui il 15% è stato curato nello stesso anno: rispettivamente 4,5 e 2 milioni di individui trattati a fronte della stima di 325 milioni di ammalati in tutto il mondo.
  • Questo porta anche a un calo delle iniziative di prevenzione: chi non sa di essere stato contagiato non prenderà adeguate precauzioni per non rischiare di contagiare qualcuno a sua volta. Epatite B e C insieme fanno più nuovi contagi ogni anno di qualsiasi altra malattia altamente infettiva e diffusa come tubercolosi e HIV: nel 2017 rispettivamente 1,1 milioni e 1,75 milioni di persone hanno sviluppato un’epatite cronica. È urgente prendere provvedimenti per la riduzione del danno, per migliorare i servizi diagnostici e di controllo delle infezioni e per diffondere il più possibile il vaccino per l’epatite B.
  • L’obiettivo di eradicare l’epatite entro il 2030 richiede, secondo le stime dell’OMS, un ingente investimento economico, che si aggira intorno ai 6 miliardi di dollari solo per portare i Paesi a medio e basso reddito ai livelli standard e poter realisticamente pensare di poter raggiungere l’eradicazione. Prevenzione, monitoraggio e terapie per l’epatite sono servizi previsti dal cosiddetto programma di “copertura sanitaria universale” dell’OMS (UHC).
  • I singoli Paesi devono assicurarsi che prevenzione e trattamento dell’epatite siano coperte da fondi e investimenti dedicati. Ad aprile 2019, infatti, 124 Paesi del mondo avevano stilato o stavano stilando strategie per combattere l’epatite; ma molti di questi piani non avevano a disposizione coperture finanziarie adeguate.
  • I singoli Paesi dovrebbero anche cercare di trattare con le case farmaceutiche e i produttori di strumentazione sanitaria in modo da ottenere prezzi migliori per farmaci e dispositivi diagnostici. Nel report l’OMS sottolinea che gli interventi per migliorare diagnosi e trattamento dell’epatite hanno sempre grande impatto sui sistemi sanitari e che portano a rapidi passi da gigante verso la copertura sanitaria universale. Ma il costo dei farmaci può essere molto diverso da un Paese all’altro, e mantenerli più bassi possibile aiuterebbe a raggiungere tutte le fasce di popolazione, assicurando che anche i più poveri possano accedere a diagnosi e cura.
  • Destinare fondi allo scopo di eradicare l’epatite è un vero e proprio investimento, anche in termini economici: in pochi anni infatti il numero di vite umane, anni di vita e denaro risparmiato grazie alla prevenzione andrebbe a superare ciò che è stato speso nella prima fase.
  • Investire nella prevenzione e cura dell’epatite significa anche prevenire il cancro al fegato: oltre il 60% dei casi, infatti, è dovuta a infezioni croniche da epatite non trattate, o non diagnosticate in tempo.
  • L’informazione è sempre un’arma vincente. Anche soltanto avere una stima precisa del numero di individui che convive con questa malattia può aiutare a comprendere la portata del problema e, di conseguenza, l’utilità di interventi a livello mondiale: 325 milioni di persone è un numero enorme.