Una riflessione in più sulla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) viene da Taiwan

di Mario Nejrotti

 

La sindrome e il Registro Nazionale

Il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, ADHD) è un disordine neuropsichico causato da alterazioni funzionali di aree specifiche del Sistema Nervoso Centrale (SNC), in particolare dei circuiti cerebrali che sono alla base dei comportamenti di inibizione e autocontrollo.

In Italia è attivo presso l’Istituto Superiore di Sanità, il Registro Nazionale dei soggetti affetti da ADHD    . I valori di prevalenza di questa sindrome, registrati dal 2007 al 2016, desunti dalla letteratura internazionale, si attestano intorno al 5,29%, con un’ampia variabilità a seconda del contesto geografico analizzato.

Gli studi condotti in Italia mostrano prevalenze oscillanti tra lo 0,4% e il 3,6%.

Assumendo il valore più basso, questa patologia riguarderebbe oltre 30.000 bambini e adolescenti. Questo numero comprende i quadri clinici di ogni livello di gravità.

I farmaci e le polemiche

Per l’uso della terapia farmacologica con Metilfenidato(Methylphenidate, MPH) o Atomoxetina (Atomoxetine, ATX), sia nella sindrome dell’età evolutiva sia in quella dell’adulto, è necessario formulare una diagnosi che rispetti i criteri previsti  dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5th edition ( DSM-5)  e la prescrizione viene effettuata da centri accreditati regionali. Inoltre il registro rileva anche la sicurezza e gli eventuali effetti indesiderati dei farmaci sui soggetti in terapia.

Molte discussioni e polemiche ci sono state in questi ultimi anni sui farmaci usati per ridurre i sintomi della ADHD, soprattutto nell’età evolutiva. Ricordiamo un’associazione per tutte, Giù le mani dai bambini,    che si batte per una riduzione dell’uso degli psicofarmaci nei piccoli e in particolare per una corretta medicalizzazione dei pazienti affetti da ADHD, che parta da una diagnosi che tenga conto anche dei fattori ambientali, sociali, famigliari e psicologici dei pazienti. Inoltre l’associazione mette in guardia sugli effetti collaterali dei farmaci comunemente usati e registrati anche in Italia, discutendo sulla reale necessità di medicalizzare una sindrome spesso dai contorni sfumati che presenta rischi contrastanti di ipo-iper medicalizzazione.

Una ricerca pone un nuovo problema

Nei primi giorni di Agosto è comparsa su Jama Network   

 una ricerca svoltasi a Taiwan e coordinata da  Charles Tzu-Chi Lee, PhD, Department of Health Promotion and Health Education, National Taiwan Normal University che ha voluto esaminare l’eventuale rapporto tra ADHD e aumento di mortalità precoce per varie cause tra cui suicidio, omicidio, lesioni involontarie.

Il motivo che ha spinto i ricercatori ad organizzare questo lavoro è che esistono pochi studi che hanno indagato i livelli di mortalità in pazienti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e i risultati sono per lo più incoerenti e mancano di informazioni sulle cause specifiche di morte.

Quindi è stato organizzato uno studio di coorte a livello nazionale basato sulla popolazione, utilizzando un registro taiwanese nazionale. Il gruppo con diagnosi di ADHD comprendeva 275.980 individui, di età compresa tra i 4 e i 44 anni con una nuova diagnosi tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2012. Tutti gli individui con ADHD sono stati confrontati con 1.931.860 controlli, corrispondenti per sesso e età senza diagnosi di ADHD.

Dopo correzione dei dati confondenti, i pazienti con ADHD hanno mostrato una mortalità complessiva più elevata e una maggiore mortalità da suicidio, lesioni involontarie e omicidio. Dopo l’adeguamento non è stato osservato, invece, alcun aumento del rischio di mortalità per cause naturali.

Se questi dati verranno confermati, da altri lavori e in diverse aree geografiche, occorrerà discutere sull’utilità di un intervento precoce, anche farmacologico, per evitare un incremento di rischio di mortalità prematura, per le cause su elencate, nei soggetti affetti da ADHD.

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