Le allergie al sesamo sono più diffuse di quel che si pensava

Un nuovo studio pubblicato pochi giorni fa su JAMA (Journal of American Medicine Association) ha rivelato che le allergie al sesamo sembrano essere molto più diffuse di quanto valutato in precedenza. Lo studio vede la luce in un momento in cui negli Stati Uniti si dibatte se inserire il sesamo tra gli allergeni obbligatori da segnalare sulle confezioni di alimenti, mentre in Italia questo già avviene poiché il sesamo è stato inserito nell’elenco di allergeni obbligatori da segnalare all’interno dell’Unione Europea in seguito all’entrata in vigore del Regolamento UE 1169/2011 che ha disciplinato le informazioni da includere nelle etichette alimentari. Tale obbligo di comunicazione al consumatore si applica sia ai prodotti preconfezionati che a cibi e bevande somministrate su richiesta in bar, ristoranti, mense e altri locali pubblici.

Lo studio che ha indagato il numero di individui allergici al sesamo e ai suoi derivati ha utilizzato il metodo dell’indagine tramite intervista, dunque risente delle problematiche derivate dalla raccolta di dati basate sulle dichiarazioni dei pazienti stessi. Ma ha dalla sua l’aver introdotto dei requisiti stringenti per definire un individuo “allergico” e soprattutto un alto numero di partecipanti, quasi 80 mila individui, adulti e bambini, da circa 50 mila nuclei familiari di tutto il territorio statunitense. I risultati attesi, in base a ciò che suggerivano i precedenti studi, si aggiravano intorno allo 0.2%, mentre i risultati di questa ricerca hanno indicato una percentuale di allergici al sesamo dello 0.49% della popolazione. Un aumento da tenere in considerazione se pensiamo che nel 2010 la percentuale si aggirava intorno allo 0.1%. Inoltre, dallo studio emerge anche che circa 1 individuo su 3 almeno una volta ha avuto necessità di intervento al pronto soccorso o di un’iniezione di epinefrina a causa di una reazione allergica al sesamo, e che ottenere la diagnosi era stato mediamente più difficoltoso che nel caso di altri allergeni. Questa discrepanza preoccupa i ricercatori, perché per una persona che sta rischiando una reazione allergica può essere difficile trovare assistenza se la propria allergia non è stata diagnosticata in precedenza o se non viene identificata tempestivamente.

Il sesamo è particolarmente importante da segnalare poiché viene utilizzato spesso e anche in piccole quantità come insaporitore in un gran numero di alimenti senza essere adeguatamente evidenziato tra gli ingredienti; è fondamentale quindi tutelare chi ne deve evitare l’assunzione come già si sta facendo per coloro che non possono assumere latte e latticini, cereali contenenti glutine, soia ecc, con l’indicazione della loro presenza sulle etichette degli alimenti preconfezionati e all’interno dei menu.

Lo studio ha anche sollevato ulteriori domande che dovranno essere indagate. Ad esempio, i risultati hanno evidenziato che dei partecipanti che avevano dichiarato di soffrire di allergie multiple (l’81.6%), circa la metà, includeva tra gli allergeni a cui era sensibile anche le arachidi: questa osservazione richiede degli studi che indaghino quali componenti di sesamo e arachidi possano stimolare una reazione allergica crociata, poiché fino a oggi non si sono evidenziate proteine allergeniche comuni a entrambi.

Per il momento, mettendo nero su bianco i numeri dell’allergia al sesamo, lo studio ha indubbiamente contribuito a ciò che la Food and Drug Administration delibererà nel prossimo futuro riguardo all’inclusione del sesamo tra gli allergeni da indicare obbligatoriamente in etichetta, sulla scia della legislazione vigente non solo nell’Unione Europea ma anche in Canada e in Australia. A livello mondiale, invece, contribuirà a prendere consapevolezza dell’entità del problema – in Israele, ad esempio, l’allergia al sesamo è la più comune tra le allergie alimentari – e a migliorare le capacità diagnostiche e i tempi di intervento e cura delle reazioni allergiche.