Teamwork odontoiatrico: ergonomia fa rima con armonia

di Patrizia Biancucci

In ambito odontoiatrico la parola “ergonomia” è ricorrente, talvolta abusata, ma forse non tutti ne conoscono l’origine, l’evoluzione e il reale significato. Per molti significa genericamente “organizzazione”, senza sapere bene di cosa stiamo parlando e soprattutto senza sapere come fare per applicarla all’interno dello studio odontoiatrico. L’ergonomia attualmente è la disciplina che studia le performance lavorative e il relativo benessere in uno specifico contesto di lavoro, nel nostro caso quello odontoiatrico, prendendo in esame le procedure integrate di applicazione delle metodologie cliniche e del lavoro dell’intera equipe.

Wojciech Jastrzebowski

Il termine “ergonomia” deriva dal greco ἔργον (lavoro) e νομός (legge, regola). Si ritiene sia stato utilizzato per la prima volta nel 1857 da Wojciech Jastrzebowski in un giornale polacco e, in seguito, nel 1949 il termine è stato ripreso dallo psicologo gallese Frank Hywel Murrell, direttore del dipartimento di ergonomia della Tube Investiments Ltd. Durante gli studi sull’interazione tra l’uomo e l’ambiente lavorativo, al fine di individuare le possibili cause di insorgenza di stress correlato e inefficienza, Murrell mise a punto un approccio multidisciplinare di psicologi, medici, fisiologi ed ingegneri, tutti convinti che l’elemento alla base di ogni progettazione dovesse essere l’uomo in relazione ad un artefatto e all’ambiente. Le ricerche proseguirono e nel 1949 fu fondata a Oxford la Ergonomics Research Society, la prima associazione di ergonomia.

Questa disciplina è, per sua stessa natura, un corpus di conoscenze, è poliedrica e interdisciplinare e ciò dipende proprio dal suo oggetto di studio: le performance lavorative, la loro efficacia e le condizioni di benessere in relazione alla tipologia di lavoro, all’ambiente lavorativo e agli artefatti fisici e simbolici implicati.

Il campo di indagine è pertanto molto vasto; nell’arco di cinquant’anni il focus dell’attenzione degli ergonomi è passato dal microcosmo della postazione di lavoro alle prestazioni dell’individuo, fino al arrivare allo studio dei sistemi di interfacce con l’avvio del processo di informatizzazione a partire dagli anni ‘90.

In una visione olistica ed integrata, anche la comunicazione è diventata a tutti gli effetti disciplina ergonomica e gli ambienti e la strumentazione non possono che essere progettati e realizzati dopo un’accurata analisi dei bisogni del team dello studio e dei bisogni dei pazienti.

Per ottenere risultati in termini di efficacia e di efficienza per il team-work e i pazienti dello studio, l’analisi ergonomica e la riorganizzazione operativa, sulla base di protocolli clinici avanzati, possono essere integrati con un innovativo approccio denominato Psico-Design®. Si tratta di coniugare psicologia, arte e design allo scopo di progettare e realizzare ambienti in grado di rappresentare al meglio l’immagine dello studio che si intende comunicare, e che comunque deve saper trasmettere autenticità, chiarezza e armonia.

Carola Murari, psicologa del lavoro esperta di Psico-Design®

Di questi argomenti parlerà Carola Murari, laurea in Psicologia del lavoro e benessere nelle organizzazioni, esperta di Psico-Design®, al III Congresso Management dello studio e della professione odontoiatrica “La diagnosi come chiave di successo dello studio odontoiatrico”, 27-28 settembre 2019 a Marina di Carrara. “Efficacia ed efficienza del team-work tra ambiente, ergonomia e protocolli avanzati” è il titolo della sua relazione che parte da un’attenta analisi dei bisogni dell’intero team dello studio e dei suoi pazienti, da un’accurata valutazione della funzione organizzativa che lo specifico luogo assume, fino a progettare lo spazio fisico e psicologico, seguendo le preziose indicazioni dei principi ergonomici in odontoiatria, giocando con i colori, i materiali, gli oggetti di arredamento e le luci. Il tutto finalizzato al benessere del team work, che, da chiunque entri in relazione con l’ambiente,  deve poter essere percepito in termini di efficacia, ottimizzazione delle procedure e semplificazione del lavoro.

Dr.ssa Murari, crede che l’ergonomia sia funzionale al lavoro del team odontoiatrico o al paziente? Nel campo odontoiatrico, e in generale in quello sanitario, il sistema che gli ergonomi prendono in considerazione è estremamente più complesso: si tratta infatti non solo di analizzare il lavoro di per sé dell’odontoiatra e del suo team di lavoro, ma anche del lavoro sul paziente e con il paziente. La qualità del servizio offerto da uno studio odontoiatrico deve essere una “qualità totale”, ovvero deve essere modellato e personalizzato in base al paziente, vale a dire performante e quindi funzionale all’intero flusso di lavoro dell’equipe. Se si riesce a raggiungere questo obiettivo non ha senso distinguere tra un’ergonomia funzionale al lavoro del team ed ergonomia funzionale al paziente; ciò che viene progettato in termini di ambienti di passaggio (sale d’attesa, front-office, back-office, corridoi) e setting clinici (riuniti, sedute, luci, strumentazione) esercita un’influenza reciproca. Non è un caso che oggi l’ergonomia odontoiatrica (EO) abbia fatto delle componenti relazionali e comunicative il suo leit motiv per ottenere ambienti di lavoro caratterizzati da empatia, alleanza terapeutica ed empowerment.

Trova che lo Psico-Design®, di cui lei è esperta, si possa considerare un’evoluzione dell’ergonomia? E’ difficile inserire lo Psico-Design® in una ben definita disciplina: si tratta di un approccio olistico che mira all’integrazione in risposta alla settorialità di professioni quali l’architettura, il design, l’ergonomia e la psicologia che ad oggi, purtroppo, continuano ancora a “parlarsi” poco tra loro e ad analizzare e progettare gli ambienti lavorativi in camera caritatis, con conseguenze a volte davvero disastrose. Mi è capitato spesso di visitare studi dentistici moderni e sofisticati, con spiccati elementi di design e progettati da famosi architetti: ebbene, le sensazioni di chi accedeva a quegli spazi non avevano le connotazioni emotive adatte al contesto. Mi spiego meglio. Il progetto di uno spazio, e di conseguenza delle relazioni che vi si svolgeranno all’interno, deve basarsi prima di tutto sull’analisi dei bisogni di chi abiterà quell’ambiente e delle funzioni che quello spazio dovrà sostenere. Lo studio odontoiatrico ha come obiettivo organizzativo la cura e il soddisfacimento dei bisogni dei pazienti: creare ambienti impeccabili dal punto di vista del design ma freddi e asettici dal punto di vista emozionale può essere un passo falso. Lo Psico-Design® può intendersi come evoluzione dell’ergonomia, così come delle altre discipline sopra citate, proprio perché si muove attraverso il principio dell’integrazione e, a mio avviso, solo un approccio olistico è in grado di rispondere alla complessità che caratterizza il nostro mondo del lavoro e in generale la nostra quotidianità.

Dr.ssa Murari, dal suo punto di vista anche i piccoli studi monoprofessionali potrebbero dotarsi di sistemi ergonomici, Psico-Design® e protocolli avanzati per migliorare la propria efficienza produttiva? Certamente. Nata nella mia testa qualche anno fa, quest’idea dello Psico-Design® non è una filosofia new age né tantomeno una soluzione avvicinabile solo da pochi. Questo per dire che non sono necessarie, a mio avviso, esagerate disponibilità economiche per seguirne i principi perché, appunto, non si tratta di interpellare famosi architetti, designer, ergonomi e psicologi per l’analisi dei bisogni e la progettazione dell’intervento. Il miglioramento dell’efficienza dell’intero flusso di lavoro può essere ottenuta rivolgendosi a professionisti e consulenti adeguati, ma anche approfondendo personalmente la conoscenza di alcuni principi di base dell’ergonomia odontoiatrica e della comunicazione, oltre ad un aggiornamento continuo sui protocolli clinici avanzati della propria professione per essere realmente consapevoli delle dinamiche del proprio studio. l piccolo studio monoprofessionale, anziché rappresentare una realtà limitata e sfavorita, potrebbe anzi essere un’ottima cartina tornasole di realtà più grandi e complesse per numero di operatori coinvolti: la progettazione di microambienti ergonomici, l’ottimizzazione delle procedure, la relazione medico-paziente e medico-equipe saranno finalizzati a produrre un reale e quotidiano benessere per tutti.