Dipendenza da internet: la Corea del Sud tra sale da gioco e programmi di disintossicazione

Come si legge su NPR, la Corea del Sud sta affrontando una crisi sociale dovuta all’alto numero di dipendenze dalla Rete e dai videogiochi che si sta verificando negli ultimi anni tra la popolazione.

Il problema non coinvolge solo la Corea, anche se non è riconosciuto come uno stato patologico a sé stante bensì come un tipo di dipendenza patologica simile al gioco d’azzardo. Lo scorso maggio, infatti, L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiunto il “disturbo da gaming” alla lista delle dipendenze patologiche riconosciute. Ma la Corea del Sud è un caso a sé stante poiché viene considerata leader nel settore dei videogiochi, sia perché è il Paese asiatico che ha sviluppato la propria economia, fino a renderla competitiva sul mercato mondiale, proprio grazie alla produzione in questo settore, sia perché i videogiochi sono così diffusi da essere considerati attività sociale, una delle cose che si fanno quando ci si incontra con gli amici invece che andare al cinema o a bere qualcosa al pub.

In ogni isolato, infatti, esistono i cosiddetti “PC bang”, sorta di quelli che una volta erano chiamati internet cafè, forniti di tutti i comfort e le ultime tecnologie. I gestori riferiscono di situazioni estreme che si verificano al loro interno: persone che giocano online o navigano su internet per molte ore, a volte giorni, avventori a cui viene chiesto di andarsene, almeno a farsi una doccia, perché gli utenti di fianco hanno cominciato a lamentarsi per gli odori corporei.

Per la Corea del Sud, quindi, la decisione di inserire la dipendenza da videogiochi tra le dipendenze riconosciute ha implicazioni divergenti. Da una parte si teme la stigmatizzazione di una delle industrie che il Paese esporta in tutto il mondo e che è tra le più lucrative per la sua economia. Dall’altro, però, il governo coreano è perfettamente consapevole di avere un problema sociale ormai ampiamente diffuso per il quale è necessario prendere provvedimenti.

Molte delle iniziative messe in pratica sono indirizzate principalmente agli adolescenti, ma nelle cliniche che curano le dipendenze da internet si presentano sia adulti che ragazzi, ormai incapaci di intraprendere relazioni interpersonali, di curarsi del proprio benessere, di mantenere un lavoro o regolari attività scolastiche e formative. Secondo un sondaggio effettuato da un ente governativo coreano nel 2018, circa il 20% della popolazione del Sud Corea corre un serio rischio di dipendenza da internet: si parla di un numero di persone intorno ai 10 milioni.

Il governo quindi ha deciso di prendere provvedimenti con iniziative finanziate dallo Stato a livello nazionale o municipale. Si va dal counseling scolastico agli screening di controllo, dalle linee guida a scopo di prevenzione fino ai campi scuola dedicati ai giovani con dipendenze da internet e videogame.

Qui si trovano adolescenti con severe dipendenze da computer o smartphone, indicati dalle famiglie o dagli insegnanti. Ovviamente tutti i loro dispositivi vengono sequestrati al loro arrivo al campo per programmi che durano due oppure quattro settimane.

Una delle contromisure che vengono messe in atto per prime è cercare di stimolare i ragazzi a trovare degli hobby. Per questi giovani, infatti, il tempo libero è dedicato esclusivamente ad attività svolte sui loro dispositivi. Trovare un passatempo alternativo diventa quindi fondamentale per mostrare ai ragazzi che esistono modi più costruttivi, soddisfacenti e salutari per impiegare il proprio tempo. Tra i suggerimenti troviamo attività artistiche, volontariato e giochi di società (dal vivo, ovviamente).

Il direttore del Centro nazionale per il trattamento delle dipendenze giovanili da internet, Shim Yong-chool, riferisce che generalmente al campo vengono ospitati più ragazzi che ragazze. Le loro dipendenze sono di tipo diverso: dove i maschi si concentrano principalmente sui videogiochi, per le ragazze il problema più grande sembrano essere i social network. Ci sono ragazze che non si sono mai separate dai loro dispositivi mobili fin dal primo giorno di scuola, a sei anni, e che sperimentano stati di agitazione e nervosismo mai sperimentati prima al momento di lasciare il loro smartphone agli addetti del Centro. Dopo qualche giorno, però, si rendono conto di poter vivere anche senza il loro telefono e cominciano a provare cose nuove.

Qualcuno, però, ha maggiori difficoltà e riferisce di avere tremori, non riuscire a concentrarsi, pensare costantemente ai bonus che non sta raccogliendo poiché non accede ai giochi online.

Dopo il ritorno dal campo, i ragazzi vengono seguiti costantemente da istituzioni che collaborano con il Ministero della famiglia e delle pari opportunità. Ma Shim Yong-chool si dice molto preoccupato perché, nonostante gli sforzi del governo, i numeri del problema continuano ad aumentare e le risorse richieste devono continuamente espandersi.

La decisione dell’OMS di inserire la dipendenza da videogiochi nella lista di dipendenze riconosciute, quindi, se da un lato può danneggiare l’industria che proprio in Corea del Sud porta giganteschi introiti, dall’altra può contribuire ad aumentare le risorse a disposizione per combattere un problema che si sta diffondendo in maniera preoccupante anche nel resto del mondo.


Photo credits Michael Sullivan/NPR