Integrazione di omega 3 e rischio cardiovascolare: il recente contributo dell’AHA

Integrazione di omega 3 e rischio cardiovascolare: il recente contributo dell’AHA

di Maria Rosa De Marchi

Le evidenze scientifiche prodotte negli ultimi anni sembrano far concludere che questi prodotti non abbiano un reale effetto sulla salute cardiovascolare. Il rapporto tra l’integrazione di omega 3 e il rischio cardiovascolare è un argomento a lungo dibattuto e la recente pubblicazione di un advisory da parte dell’American Heart Association (AHA) sulla rivista Circulation, si inserisce nel quadro della vasta letteratura scientifica a trattazione dell’argomento.

La situazione regolatoria attuale: il fact sheet del NIH

Il fact sheet del National Institutes of Health (NIH), aggiornato a Luglio 2019 e consultabile a questo link, riassume l’attuale conoscenza scientifica sull’argomento. Secondo il NIH, il consumo di pesce e frutti di mare come parte integrante di una dieta bilanciata promuove la salute cardiovascolare. L’olio di pesce e altri tipi di integratori migliorano i livelli lipidici nel sangue e sembrano ridurre il rischio di morte cardiaca. Ad ogni modo gli effetti su altri endpoint cardiovascolari non sono chiari e possono variare sulla base dell’assunzione di omega 3 con la dieta e con l’utilizzo di farmaci per la protezione cardiovascolare.

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il claim per cibi e integratori che contengono acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA): “Evidenze a supporto ma non conclusive mostrano che il consumo di acidi grassi omega 3 come EPA e DHA può ridurre il rischio di malattia coronarica”, specificando che le etichette riportate dagli integratori alimentari non devono suggerire una assunzione giornaliera di EPA e DHA maggiore di 2 grammi/die. Per pazienti che hanno livelli di trigliceridi alti, l’AHA raccomanda 2-4 grammi/die di EPA e DHA, sotto il controllo di un medico.

L’advisory dell’AHA

Nell’advisory recentemente pubblicato, l’AHA si schiera a supporto dell’utilizzo degli acidi grassi omega 3, in monoterapia o in aggiunta ad altre terapie mirate all’abbassamento dei livelli di trigliceridi, indicandoli clinicamente utili per quanto riguarda la riduzione dei trigliceridi, dopo l’attuazione di strategie per identificare altre cause e a modificare le abitudini e lo stile di vita.

L’obiettivo dell’advisory, secondo l’AHA, è aggiornare la situazione per quanto riguarda gli effetti dati da dosi farmacologiche di acidi grassi omega 3 (> 3 grammi/die di acido eicosapentaenoico – EPA e acido docosaesaenoico – DHA) sui livelli di lipidi e lipoproteine.

AHA fa un passo in più e cita lo studio REDUCE-IT in cui l’utilizzo di acidi grassi omega 3 (4 grammi/die) per il rischio cardiovascolare in pazienti con alti livelli di trigliceridi ha mostrato la riduzione del 25% dei maggiori endpoint cardiovascolari, identificati nello studio come morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, rivascolarizzazione coronarica, e angina instabile che necessita di ospedalizzazione. Lo studio, randomizzato, controllato con placebo, ha previsto la somministrazione di EPA in pazienti ad alto rischio e sotto terapia con statine.

Sono attesi inoltre per il 2020 i risultati del trial STRENGHT, uno studio che analizzerà gli esiti cardiovascolari dati dalla somministrazione di 4 grammi/die di EPA e DHA in pazienti con alti livelli di trigliceridi e basse HDL-C, in terapia con statine.

Omega-3 per il cuore? Non ci sono effetti significativi

Questo il titolo riportato da Il Sole 24 Ore a fine luglio che riguarda la recente pubblicazione di uno studio a cura di un team di ricercatori britannici: una revisione sistematica di letteratura sugli effetti di protezione cardiovascolare degli omega 3 che ha preso in esame 79 studi clinici che avevano coinvolto complessivamente 112.059 pazienti. Tutti i partecipanti avevano assunto integratori di omega-3 per un periodo compreso tra 12 e 72 mesi. Alla pubblicazione è seguita la risposta di Integratori Italia-AIIPA che descrive lo studio come ““una revisione di dati pubblicati che non include alcuno studio recente e che replica un modello di analisi non privo di criticità”.

Il consumo degli integratori a base di omega 3 in Italia

In attesa di conoscere i dati di vendita del 2018, i dati dell’anno precedente, pubblicati nel report congiunto Integratori Italia – AIIPA (dati New Line Ricerca di Mercato) e AVEDISCO (Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori) vedeva gli integratori omega 3 tra i più gettonati dalla vendita diretta, assieme ai multivitaminici; tra i più richiesti in farmacia e parafarmacia, invece, probiotici e sali minerali.