La vita sedentaria accorcia la vita?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Muoviti di più e trova qualunque pretesto per alzarti dal divano a casa e dalla sedia in ufficio. Incoraggia gli altri a fare altrettanto. La “ricetta” viene dal Bmj che ha pubblicato recentemente una metanalisi disegnata ad hoc per quantificare il livello ottimale di attività fisica per ridurre il rischio di mortalità (1). Una misurazione che mancava, come spiegano gli autori, nonostante vi sia un ampio consenso sull’importanza di combattere la sedentarietà in un’ottica di salute pubblica e le stesse linee guida lo raccomandino (2). La sedentarietà è infatti uno dei principali fattori di rischio per obesità e malattie croniche non trasmissibili, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, tumore del seno e del colon, nonché fattore di rischio di morte prematura (3). “Le attuali raccomandazioni sull’attività fisica da svolgere per mantenersi in salute, incluse quelle riportate nell’aggiornamento delle linee guida statunitensi, suggeriscono almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica moderata e di non stare troppo tempo seduti. Ma quando diventa questo ‘troppo’?”. Ancora, aggiungono gli autori: “anche un’attività fisica leggera può fare bene alla salute?” (4).

Alla ricerca di una risposta

Domande di certo rilevanti per i programmi di promozione della salute, ma ancora senza risposte basate su solide prove. Una delle difficoltà viene da un bias insito in molti studi che prendono in considerazione i livelli di attività fisica riferiti dai partecipanti. Oltre alla difficoltà nel ricordarsi esattamente tutte le attività svolte durante la giornata in diversi ambiti (casa, lavoro, tempo libero) che richiedono movimento, è presumibile che soprattutto i più sedentari tendano a sovrastimare la quantità di attività fisica svolta. Per uscire da questa area di incertezza, un gruppo di ricercatori norvegesi, inglesi e statunitensi ha condotto una revisione sistematica e metanalisi con i dati di otto studi che hanno misurato oggettivamente i livelli di attività fisica e sedentarietà attraverso i sensori indossabili (accelerometri) (4). In tutto hanno raccolto i dati di circa 36.000 persone e 2100 decessi registrati nell’arco di sei anni di follow-up. Dall’analisi statistica, si legge sul BMJ, è emerso che più di 9,5 ore al giorno di vita sedentaria (escludendo le ore di sonno) si associa a un rischio di mortalità maggiore. Viceversa, l’attività fisica di qualsiasi intensità, anche lieve, si associa a una riduzione sostanziale del rischio di morte. Per esempio, la mortalità è risultata inferiore del 60% nel quartile dei partecipanti più attivi rispetto a quello dei meno attivi. In termini assoluti significa che si contano 23 decessi per ogni 1000 partecipanti nel gruppo degli “attivi” e 130 in quello dei sedentari: una differenza di ben cinque volte tra i due gruppi. Inoltre, i ricercatori è stato calcolato che il massimo vantaggio in termini di riduzione del rischio di morte prematura si raggiunge svolgendo 24 minuti al giorno di attività fisica intensa o moderata oppure superando i 300 minuti (cioè le 5 ore) di attività lieve giornaliera.

“Questo studio – commenta il BMJ in un editoriale che accompagna la pubblicazione della metanalisi (5) – certifica i risultati passati e conferma che anche lo svolgimento di un’attività molto leggera, come il semplice camminare, fa bene alla salute. Rimane però da chiarire se i benefici dell’attività fisica continuino al crescere della sua quantità, anche al di sopra di una certa soglia. Per esempio, studi precedenti avevano riportato che il rischio di morte con l’incremento dell’attività fisica decresce fino a un certo punto superato il quale si stabilizza. Inoltre, non è chiaro se attività fisica e sedentarietà siano due fattori indipendenti oppure due facce della stessa medaglia”.

Certamente serviranno ulteriori studi ma “sembra chiaro il messaggio generale indirizzato ai medici di base, agli operatori di salute pubblica, ai decision maker e non da ultimi ai cittadini: ogni passo conta e anche un’attività fisica leggera è comunque benefica. Trovare il modo di ridurre il tempo seduti e aumentare l’attività fisica potrebbe migliorare la salute e ridurre la mortalità prematura. Prescrivere l’attività fisica è più economico di qualsiasi farmaco intervento farmaceutico e cardiovascolare” (5). E oltre ad essere più economico fa risparmiare.

I costi della sedentarietà

Un’analisi economica delle patologie correlate allo scarso movimento aveva infatti stimato che su scala globale l’inattività fisica era costata in un solo anno 67,5 miliardi di dollari, di cui 53,8 miliardi di spese sanitarie (31,2 miliardi a carico dei sistemi sanitari nazionali, 12,9 miliardi a carico del settore privato, 9,7 miliardi a carico dei cittadini) e 13,7 miliardi di costi indiretti, legati soprattutto alla perdita di produttività dei malati. Nel pubblicare i risultati dello studio, il Lancet aveva sottolineato che “aumentare i livelli di attività fisica della popolazione generale è un investimento importante che i governi dovrebbero considerare seriamente quando si parla di riduzioni o tagli della spesa sanitaria o di aumento della produttività nel mondo del lavoro” (6).

Una riflessione che non risparmia il nostro Paese: secondo il Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività” dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute e del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (7), un italiano su quattro è classificato come sedentario e l’inattività fisica è responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia, pari a circa 88.200 casi all’anno, e di una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le quattro patologie maggiormente imputabili ad essa. Un aumento dei livelli di attività fisica e l’adozione di stili di vita salutari determinerebbero un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale pari a oltre 2 miliardi e 300 mila euro in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche evitate. Il Rapporto Istisan conclude che “a livello di popolazione, alcune attività possono rendere più facili le scelte salutari come ad esempio iniziative di informazione per aumentare la consapevolezza sui vantaggi dell’essere fisicamente attivi o interventi ad hoc in contesti opportunistici per favorire la motivazione al cambiamento comportamentale” (7).

La promozione dell’attività fisica è una questione complessa che presuppone azioni sia a livello del singolo cittadino e paziente, e in questo il ruolo del medico di base diventa essenziale, sia a livello di popolazione e che richiede, scrive il Ministero della Salute, “una forte leadership da parte del settore sanitario, a livello nazionale, ma grande interazione con altri settori, come l’istruzione, lo sport e la cultura, i trasporti, l’urbanistica e l’economia” (8).

 

Bibliografia

  1. Ekelund U, Tarp J, Steene-Johannessen J, et al. Dose-response associations between accelerometry measured physical activity and sedentary time and all cause mortality: systematic review and harmonised meta-analysis. BMJ 2019; 366: l4570.
  2. 2018 Physical Activity Guidelines Advisory Committee. 2018 Physical Activity Guidelines Advisory Committee Scientific Report. U.S. Department of Health and Human Services, 2018.
  3. Lee IM, Shiroma EJ, Lobelo F, et al., Lancet Physical Activity Series Working Group. Effect of physical inactivity on major non-communicable diseases worldwide: an analysis of burden of disease and life expectancy. Lancet 2012; 380: 219-29.
  4. Ekelund U, Yates T. “Sit less—move more and more often”: all physical activity is beneficial for longevity. BMJ Opionion, 21 agosto 2019.
  5. Klenk J, Kerse N. Every step you take. BMJ 2019; 366: l5051.
  6. Ding D, Lawson KD, Kolbe-Alexander TL, et al., Lancet Physical Activity Series 2 Executive Committee. The economic burden of physical inactivity: a global analysis of major non-communicable diseases. Lancet 2016; 388: 1311-24.
  7. De Mei B, Cadeddu C, Luzi P, Spinelli A (a cura di). Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività. Rapporti ISTISAN, settembre 2018.
  8. Ministero della Salute. Strategie per promuovere l’attività fisica. Salute.gov.it, 9 marzo 2019.