USA, abuso di oppiacei: per la prima volta una casa farmaceutica è stata riconosciuta colpevole in tribunale

di Luca Mario Nejrotti

USA, abuso di oppiacei: per la prima volta una casa farmaceutica, la Johnson & Johnson, è stata riconosciuta colpevole in tribunale e condannata a pagare circa 572 milioni di dollari.

Una piaga che si aggrava.

La recente notizia della morte dello chef Zamperoni, avvenuta negli States per un’overdose di ecstasy e Fentanyl (vedi), ha portato anche all’attenzione italiana il problema dell’abuso di oppiacei così diffuso negli Stati Uniti (ne abbiamo parlato più volte su queste pagine: vedi).

Una sentenza che fa la storia.

La Johnson & Johnson è stata recentemente condannata a pagare 572 milioni di dollari allo Stato dell’Oklahoma; la ragione della sentenza è stata che la società ha commercializzato in modo ingannevole oppioidi e ha quindi contribuito all’aggravarsi della crisi dell’abuso degli oppiacei nello Stato (vedi). La sentenza arriva in una delle centinaia di cause legali relative agli oppiacei in corso in tutto il Paese e, essendo la prima a giungere a un verdetto, è probabile che la decisione si ripercuota oltre in confini dell’Oklahoma.

Le ragioni spiegate dalla Pubblica Accusa sono semplici: “La Johnson & Johnson sapeva che gli oppiacei creano dipendenza e possono essere dannosi per la salute; la Johnson & Johnson ha venduto oppiacei dichiarandoli efficaci nel trattamento del dolore e innocui; la campagna per uscire dalla crisi dell’abuso di oppiacei nel solo Oklahoma costerà miliardi”. Miliardi che sono stati quantificati in 17, spalmati su 30 anni di attività di trattamento, cura e prevenzione (vedi).

Il giudice non ha però ritenuto sufficienti le prove della quantità di tempo e dei costi necessari, oltre il primo anno, per ridurre la crisi degli oppiacei e quindi ha quantificato a 1/30 l’importo da pagare per la casa farmaceutica.

Anche Purdue Pharma e Teva erano coinvolte nel medesimo processo, ma hanno preferito patteggiare separatamente.

Un percorso delicato.

Al momento sono centinaia i processi in corso nei diversi stati degli USA e ognuno potrebbe avere un esito diverso, anche se le conclusioni del giudice in Oklahoma sono così stringenti e forti che peseranno sicuramente anche nei prossimi percorsi giudiziari.

Johnson & Johnson farà ricorso contro decisione del giudice, probabilmente mettendo in discussione gli aspetti procedurali e non di sostanza. Tuttavia, mentre questo processo andrà avanti, l’attenzione si sposterà su Cleveland, Ohio, dove il primo processo in un caso federale che coinvolge migliaia di città e contee e milioni di persone inizierà a ottobre.

Molte imprese farmaceutiche scelgono la via del patteggiamento, intere dinastie di proprietari stanno valutando di vendere in blocco, ma, data la serie di processi paralleli, locali e federali, anche questa strada non si presenta facile o lineare. Soprattutto è molto difficile calcolare con una buona approssimazione le spese che gli Stati dovranno sostenere per uscire dalla crisi attuale. Alcune delle società più grandi, come la stessa Johnson & Johnson preferiranno combattere in tribunale, complicando molto uno scenario che a oggi, però, mostra un punto fermo: è possibile imputare alle ditte farmaceutiche almeno parte dei danni che la vendita disinvolta di prodotti potenzialmente dannosi può provocare alla comunità.

Fonti.

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/08/27/news/andrea_zamperoni_chef_ucciso_new_york_donna_arrestata_niente_cauzione_dolore_madre_a_zorlesco-234451340/

https://www.npr.org/sections/health-shots/2019/08/26/754485077/oklahoma-wanted-17-billion-to-fight-its-opioid-crisis-whats-the-real-cost?t=1567499918086