Ricordo del prof. Salvatore Rocca Rossetti, Professore Emerito di Urologia nell’Università di Torino

Si è spento a Torino il 19 dicembre 2018 all’ospedale Gradenigo Humanitas tra le braccia del fratello Franco e dei suoi allievi, serenamente, a 91 anni, il Prof. Salvatore Rocca Rossetti, chirurgo, urologo,per oltre 30 anni una delle figure di spicco della scena urologica accademica e sanitaria italiana.

Figura 1 Recente foto del prof. Rocca Rossetti

Nato a Napoli il 10 Aprile 1927, si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Roma nel 1950 con il massimo dei voti e vincendo il premio Girolami, prestigioso riconoscimento frutto di un lascito del famoso freniatra che istituì due premi annuali per i lavori scientifici di due laureandi dell’Università di Roma.

Fu allievo del grande anatomico della Sapienza Vincenzo Virno (Cava dei Tirreni 1897–1986) e visse i primi anni della sua attività diviso fra l’Anatomia Umana Normale e la Chirurgia essendo anche allievo del più grande dei chirurghi italiani del secolo passato, Pietro Valdoni. Chirurgia e Anatomia furono gli elementi che si legarono indissolubilmente alla sua vita professionale e accademica.

Si trasferì a Cagliari nel 1957, ove soggiornò per 18 anni, seguendo il prof Luciano Provenzale e lasciando un ricordo indelebile tra quanti lo conobbero per motivi accademici, o perché furono da lui brillantemente curati o ancora perché condividevano con lui e la signora Margaret il grande amore per i cavalli; fu infatti un grande cavallerizzo amatoriale. Ma soprattutto di lui tutti ricordano la signorilità e la distinzione dei modi, l’eleganza dei gesti che gli fu propria nella vita oltreché in sala operatoria.

La sua formazione anatomica lo rese un chirurgo espertissimo nell’anatomia chirurgica. I suoi studi scientifici urologici si avvalsero della sua profonda conoscenza anatomica e dell’anatomia comparata. Svariati i campi nei quali fu intelligente antesignano, con uno spirito innovativo sempre fortemente ancorato allo studio preparatorio profondo, audace ma prudente, consapevole della sua forza modernizzatrice ben sostenuta dall’ineguagliabile preparazione clinica e anatomica. La sua profondissima cultura medica coniugata ad una non comune capacità di sintesi gli consentiva di dettare una tesi laurea completa in un mattino.

Introdusse a Cagliari, già alla fine degli anni ’50, dopo suoi soggiorni di studio in Inghilterra, le tecniche di resezione trans uretrale della prostata e della vescica, allora praticate solo a Cagliari e a Padova dalla scuola padovana di Giorgio Ravasini. Dall’Inghilterra portò anche la tecnica di adenomectomia prostatica di Terence Millin (1903–1980, County Down, Ireland) splendido intervento, squisitamente anatomico nell’aggredire l’adenoma per via retro pubica trans prostatica e non trans vescicale come era uso fino a quel tempo per tutte le varianti di adenomectomia appunto trans vescicale (Fuller-Freyer-Hryntschak), a parte l’approccio perineale tipico delle scuole americane. Negli anni cagliaritani, con la collaborazione dei suoi allievi Enzo Usai e Giuseppe Binaghi, poi partito per seguire il prof. Provenzale a Catania, scrisse il primo atlante fotografico endoscopico dell’urologia italiana, ricco di splendide immagini grazie alle allora rivoluzionarie ottiche Storz col sistema di lenti a bastoncino Hopkins, da lui introdotte in Italia. Il prestigioso volume fu presentato dal prof. Valdoni.

Fu il primo a dosare gli ormoni paratiroidei con prelievo diretto dalle vene tiroidee agli inizi degli anni ’70. Ideò l’intervento di derotazione epatica per l’approccio al tumore renale destro con trombo cavale, accesso anatomicamente impeccabile e ispirato, embriologicamente, all’intervento di derotazione intestinale del suo maestro Pietro Valdoni. Fece a Cagliari il primo trapianto di rene quasi in contemporanea con Paride Stefanini a Roma. Introdusse in Italia le tecniche di perfrigerazione renale in situ per la grande nefrolitotomia anatrofica, costruendo con la collaborazione dei suoi allievi Mariano Ciccu ed Enzo Usai anche degli strumenti artigianali per perfezionare la tecnica. I suoi studi sull’ischemia renale, a distanza di oltre cinquant’anni, sono ancora di stringente attualità, e vengono approfonditi dalla Scuola, grazie allo sviluppo delle tecniche di chirurgia conservativa laparoscopica o robot assistita della piccola neoformazione renale che hanno reso nuovamente attuale il problema dell’ischemia intraoperatoria renale, prima limitato ai soli interventi per calcolosi complesse.

Fu il rifondatore dell’Urodinamica in Italia. La sua relazione sulla vescica neurologica del 1968, con un innovativo film con animazioni in 16 mm, in collaborazione con G. Carbone, poi clinico chirurgo a Catania, segna appunto la rinascita dell’urodinamica. Illuminanti le parole con le quali definì i compiti della neonata Società Italiana di Urodinamica (SIUD) della quale fu cofondatore (1975) assieme al prof. Aldo Martelli, cattedratico di Bologna e poi Presidente: “… considerare l’urodinamica una parte teorico-strumentale della semeiotica urologica non solo del basso ma anche dell’alto apparato urinario; coinvolgere gli urologi tutti a perseguire l’affermarsi di questa branca e non sentirsene esclusi… Porre in evidenza la necessità di creare le strutture per l’assistenza al paziente paraplegico…”.

La sua capacità di innovatore attento e prudente lo portò ad impadronirsi, in età non più giovanile, anche delle, allora, nuovissime tecniche di chirurgia percutanea del rene (PCNL) e di ureteroscopia/litotrissia.

Rappresentò, assieme a Luciano Giuliani a Genova e Aldo Martelli a Bologna, l’urologia moderna e autorevole nell’Italia di fine ‘900.

Il prof. Rocca Rossetti tra il prof. Martelli, a sinistra, e il prof. Giuliani, a destra

Fu chiamato nel 1975 a ricoprire il ruolo di professore ordinario dell’Università di Trieste, che sino ad allora aveva avuto illustre tradizioni ospedaliere con il prof Nicolich, rifondando la clinica urologica e la scuola di specializzazione di urologia.

Negli otto anni di permanenza triestina si impegnò moltissimo nella terapia chirurgica della ipertensione nefrovascolare realizzando numerosissimi autotrapianti renali, e nella chirurgia conservativa dei tumori renali (sino ad allora si asportava il rene anche per piccoli tumori) dando un contributo scientifico importantissimo al cambiamento di rotta che, successivamente, fu realizzato in tutto il mondo e di cui è unanimemente riconosciuto un precursore. Introdusse e pubblicò anche un nuova e brillante tecnica di resezione e ricostruzione renale sulla guida della via escretrice e da lui denominata “calicectomia e calicopieloplastica” che gli valse l’approvazione e la stima dei colleghi europei che lo vollero quale membro permanente dell’esclusivo club di “Endorenal Surgery” fondato dal londinese John Wickham (1927-2017). Memorabili e affollatissime le sue esercitazioni pratiche di anatomia chirurgica presso la sala settoria dell’università di Trieste. Nonostante la vivacissima attività scientifica e chirurgica non trascurò neppure lì la sua passione per i cavalli che coltivò presso il circolo ippico di Opicina.

Il primo novembre 1983 fu chiamato all’Università di Torino, a dirigere la Clinica Urologica e la Scuola di Specializzazione in Urologia alle Molinette, prima diretta dal prof Borgno, ed instaurò rapporti di intensa collaborazione e di stima con la componente ospedaliera allora diretta dal prof Giovanni Sesia. L’arrivo a Torino coincise praticamente con la fine dei cosiddetti “anni di piombo”, quando i dirigenti Fiat si proteggevano ancora nelle loro auto blindate. A Torino sviluppò le prime tecniche di risparmio della funzione sessuale nei giovani pazienti candidati alla rimozione della vescica (cistectomia sovrampollare seminal sparing), dando un contributo fondamentale al miglioramento della qualità di vita di questi sfortunati pazienti. Nei 19 anni di direzione della clinica urologica torinese ha curato migliaia di pazienti con la stessa attenzione ed abnegazione, sia che si trattasse del povero bisognoso che del presidente della grande azienda. A Torino ha intensificato i rapporti scientifici con con gli urologi francesi, inglesi, spagnoli, svizzeri e tedeschi realizzando incontri annuali con ogni singolo Stato. Ma sicuramente non potranno mai dimenticarlo le generazioni di studenti che hanno seguito le sue lezioni, attratti dal fascino della sua enorme cultura, che trasmetteva con la semplicità e la sicurezza dei grandi. La passione per l’insegnamento traspare in tutta la sua evidenza in uno dei suoi ultimi testi scritto un anno prima della sua scomparsa dal titolo: “Ricordo… ovverosia: considerazioni oziose di un ozioso” dove etica, lavoro, religione, storia, cultura e ricordi si intrecciano avvincendo il lettore sino all’ultima riga, nel concetto latino di otium inteso come studio.

Per molti anni è stato componente attivo dell’Accademia di medicina torinese e poche settimane prima di morire, sebbene molto malato, ha voluto essere presente per moderare ed introdurre la tavola rotonda da sulla moderna terapia dell’adenomatosi prostatica da lui stesso organizzata.

L’Università di Torino lo nominò nel 2003 professore emerito e fino all’ultimo giorno non ha mai voluto lasciare la città di Torino e la sua casa in via Montevecchio, ove voleva rientrare ogni sera per respirare il ricordo della sua amata Margaret. La sua attività scientifica non si è arrestata con l’uscita dai ruoli universitari. Pur dedicandosi assiduamente alla cura della sua Margaret, gravemente malata negli ultimi anni e mancata nel 2012, ha pubblicato un eccellente manuale di semeiotica al letto del paziente e, a 91 anni, il testo, in inglese per Springer Verlag, sulla struttura segmentale del rene e i suoi rapporti con la chirurgia conservativa.

In testo sulle malattie segmentali del rene

La sua Scuola Urologica, creata a Cagliari fin dalla sua presenza in Clinica Chirurgica nel 1957 con l’indimenticato altro suo Maestro, il prof. Luciano Provenzale, e consolidata a Trieste, vive ora rafforzata e importante, molto compatta e stimata occupando le sedi di Torino, Genova e Novara con importanti cattedratici e primari ai vertici dell’Urologia Nazionale e di grande considerazione anche a livello internazionale, ma soprattutto con una schiera di promettenti giovani.

Il manuale di Semeiotica urologica

Il suo è stato un esempio di grande capacità, studio costante, rigore metodologico preteso dagli allievi ma prima di tutto esercitato su se stesso. La sua capacità di sintesi emergeva poi, talvolta, con le sue brucianti battute, veri e propri aforismi, dai quali emergeva un inaspettato senso dello humour tutto napoletano. Era esigentissimo, pretendeva e otteneva una dedizione al lavoro assoluta e indiscutibile, che egli stesso per primo dimostrava senza mai appalesare cedimenti o debolezze; non smentì questo suo stile quando, approssimandosi il ritiro dal ruolo accademico lasciò anzitempo la direzione della Scuola di Specializzazione, la Presidenza dell’Associazione Urologica Piemontese, seguendo l’esempio del suo maestro Pietro Valdoni che, ritirandosi nel 1970 e rifiutando prestigiosi incarichi, disse: “Ogni cosa nasce e ogni cosa finisce”.

 

Roberto Mario Scarpa,
Ordinario di Urologia nell’Università di Torino

Giovanni Muto,
Ordinario di Urologia nell’Università Humanitas GRADENIGO sede di Torino

 

Salvatore Rocca Rossetti: Tappe essenziali di una carriera esemplare

Allievo del Prof. Vincenzo Virno, Anatomico e dei Professori Pietro Valdoni e Luciano Provenzale, Clinici Chirurghi.

1950 – Laurea in Medicina e Chirurgia col massimo dei voti e Premio Girolami.

1955 – Libero Docente in Anatomia Chirurgica e Corso di Operazioni.

1956 – Libero Docente in Patologia Chirurgica.

1964 – Libero Docente in Clinica Chirurgica.

1960-1970-71 – Professore Incaricato di Urologia – Università di Cagliari.

1967-68 – Direttore Clinica Chirurgica – Università di Cagliari.

1971-72 – Professore Straordinario di Urologia e Direttore Clinica Urologica Cagliari.

1975-83 – Direttore Clinica Urologica – Università di Trieste.

1981-84 – Presidente della Società Italiana di Urodinamica

1983-2002 – Direttore Clinica Urologica e Scuola di Specializzazione in Urologia- Università di Torino.

1986-88 – Presidente della Società Italiana di Urologia (SIU)

2003 – Professore Emerito – Università di Torino.