Promemoria per il Presidente della Repubblica Italiana: i ricercatori italiani hanno bisogno di voi

Editoriale pubblicato su Nature il 27 agosto 2019. Nonostante dalla sua pubblicazione originaria sia nata una nuova coalizione di governo, i dubbi espressi nell’articolo rimangono più che mai attuali e in cerca di una risposta.


In Italia il collasso della coalizione di governo ha lasciato i ricercatori in una posizione vulnerabile. Il Presidente della Repubblica dovrebbe far valere la propria autorità morale con i leader di partito, per assicurare che le promesse di incrementare i fondi a disposizione vengano mantenute.

La coalizione alla guida del governo italiano si è sciolta improvvisamente la scorsa settimana, quando il primo ministro Matteo Salvini, esponente del partito nazionalista della Lega, ha annunciato il suo ritiro dalla turbolenta coalizione con il partito anti-establishment M5S, meglio conosciuto come Movimento Cinque Stelle. La caduta del governo ha destato grandi preoccupazioni: l’incremento di fondi, già più volte rimandato, è ancora in sospeso, e l’incertezza politica aggiunge ulteriori dubbi alla sua realizzazione.

Quello che accadrà adesso non è certo. Una delle parti che formavano la precedente coalizione potrebbe formare un governo con altri esponenti del parlamento, oppure, in mancanza di un simile accordo, si potrebbe dover tornare al voto. Il capo dello Stato italiano, il Presidente Sergio Mattarella, ha il compito di supervisionare questo processo. Sarà necessario che usi le sue possibilità di dialogo con i leader di partito per ricordare loro le promesse fatte ai ricercatori italiani dalla precedente coalizione, ovvero la conclusione del regime di austerità nella messa a disposizione di fondi per la ricerca.

La sfida, per chiunque subentri in questo compito, è dovuta anche al fatto che l’economia italiana ristagna da ormai dieci anni. Senza contare l’alto livello di debito e la possibilità di dover affrontare una recessione da un momento all’altro. Quando l’Italia, come altri paesi europei, ha cercato di abbassare il proprio deficit dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, i fondi per le università hanno subito un duro colpo.

Il governo di coalizione aveva promesso di riportare i fondi per le università ai livelli del 2009, quindi intorno ai 7,5 miliardi di euro. Aveva anche preso l’impegno di incrementare un fondo più piccolo per gli istituti di ricerca, conosciuto come FOE, considerevolmente ridotto dal 2013. Questi incrementi, anche se modesti, avrebbero dato sollievo a un sistema in cui la maggior parte dei fondi da parte del governo è al momento utilizzata per corrispondere i salari e far fronte ai costi fissi.

Un’ulteriore difficoltà è legata alla possibilità di un incremento della tassazione IVA dal 22% al 25%. L’Italia ha sforato i limiti del prestito con l’Unione Europea, e se il governo non riuscirà a tagliare 23 miliardi di spesa pubblica, l’IVA dovrà necessariamente aumentare. Questo andrà necessariamente a influire sui fondi per la ricerca.

I soldi non sono l’unico problema. Il ministro dell’Interno della precedente coalizione, Matteo Salvini, era un esponente della Lega, un partito che si è più volte scontrato con il mondo accademico a causa delle proprie posizioni sulla questione di rifugiati e richiedenti asilo – compresa l’entrata in vigore di una legge indifendibile che impone una multa da un milione di euro per le navi in missione umanitaria che navigano il Mediterraneo, salvando vite umane.

Anche l’indipendenza del mondo accademico è in pericolo. Ci sono prove che ispettori siano stati inviati dal Ministero dell’Istruzione, Dell’Università e della Ricerca – anche questo responsabilità della Lega – per mettere sotto osservazione il modo in cui venivano trattati in aula temi riguardanti la politica. In alcune occasioni, infatti, le misure adottate dal governo sono state accostate a quelle dell’epoca di Mussolini. Questo ha creato problemi agli insegnanti.

L’investimento italiano nella ricerca e sviluppo è di circa l’1,3% del prodotto interno lordo, ben al di sotto della media europea che si attesta intorno al 2%, ma nonostante questo i risultati della ricerca hanno continuato a migliorare. Tra il 2000 e il 2016 le pubblicazioni scientifiche italiane sono aumentate dal 3,2% al 4% e il numero di pubblicazioni in rapporto all’investimento sulla ricerca è decisamente sopra la media europea.

Nel suo discorso di dimissioni pronunciato di fronte al Senato italiano, il primo ministro Giuseppe Conte del Movimento Cinque Stelle ha parlato della necessità di investire di più in questo ambito e di creare un’agenzia nazionale per la ricerca – parole molto gradite, ma che non sono abbastanza: se il suo partito tornerà al potere, Conte dovrà mantenere le promesse fatte in precedenza.

Dopo un decennio di austerità, i ricercatori italiani dovranno di nuovo radunare le forze e trovare il modo di far sentire al prossimo governo la responsabilità delle promesse fatte nei mesi scorsi. Mattarella, in passato ministro della Pubblica istruzione, potrebbe e dovrebbe giocare un ruolo di vitale importanza nel supportare queste richieste. Come Capo dello Stato non ha autorità esecutiva, ma sicuramente ne ha una morale. È necessario che la utilizzi in modo che i fondi promessi e l’indipendenza del mondo accademico siano garantiti durante la prossima amministrazione.


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