Nuove linee guida per la tachicardia

di Luca Mario Nejrotti

Tachicardia: sono state pubblicate le nuove linee guida europee, redatte dalla European Society of Cardiology (ESC) in collaborazione con l’Association for European Paediatric and Congenital Cardiology (AEPC).

La figura del professionista resta centrale.

Leggiamo nel preambolo, pubblicato su European Heart Journal: “Le nuove linee guida riassumono e valutano le evidenze disponibili con l’obiettivo di aiutare gli operatori sanitari a proporre le migliori strategie di gestione del paziente in una determinata condizione. Le linee guida e le relative raccomandazioni servono a facilitare il processo decisionale degli operatori sanitari nella loro pratica quotidiana. Tuttavia, le decisioni finali relative a un singolo paziente devono essere prese dai professionisti sanitari responsabili, in consultazione con il paziente.” (vedi)

Le condizioni patologiche.

A causa in un difetto nella trasmissione degli impulsi elettrici che regolano i battiti, i pazienti con tachicardia sopraventricolare la frequenza aumenta fino a superare la soglia dei cento battiti.

Si tratta di una condizione che interessa l’atrio e il sistema di conduzione sopra i ventricoli e che riguarda circa lo 0,2% della popolazione generale. Tra i fattori di rischio vi è il sesso, poiché le donne hanno un rischio doppio rispetto agli uomini, ma c’è anche l’età: superati i 65 anni si ha un rischio maggiore di cinque volte di sviluppare questa aritmia rispetto ai soggetti più giovani.

La tachicardia sopraventricolare non è una patologia che metta spesso a rischio la vita dei pazienti. Tuttavia, quando trascurata, può pregiudicare la qualità di vita, influenzare negativamente la funzione cardiaca, aumentare il rischio di ictus.

I sintomi più frequenti sono “la fatica, i capogiri, le palpitazioni, il dolore toracico, la fame d’aria, con alterazione dello stato di coscienza” (vedi).

Ablazione più sicura.

Quando questa patologia deve essere trattata vi sono farmaci efficaci, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti acuti. Nel trattamento cronico l’efficacia è minore, anche a causa degli effetti collaterali dati da un’esposizione continuata.

Rispetto alla terapia farmacologica e alle precedenti linee guida, un progresso notevole è stato fatto dalla tecnica di ablazione transcatetere (vedi), che consente la rimozione, attraverso il calore o il congelamento, del tessuto cardiaco interessato dal disturbo.

Questo metodo, affinato rispetto alle precedenti linee guida, appare particolarmente indicato nel caso di donne in stato di gravidanza che non rispondano ai farmaci o per cui la terapia farmacologica sia controindicata: poiché nel primo trimestre bisognerebbe evitare i farmaci anche se alcuni possono essere usati con cautela.

Esistono oggi tecniche di ablazione che evitano l’esposizione del corpo della madre o del feto a livelli pericolosi di radiazioni rendendo questo sistema raccomandabile.

Fonti.

https://academic.oup.com/eurheartj/advance-article/doi/10.1093/eurheartj/ehz467/5556821

http://www.anmco.it/pages/entra-in-anmco/aree-anmco/area-aritmie/le-5-cose-che-tutti-i-cardiologi-devono-sapere/quando-proporre-una-ablazione-transcatetere-della-fibrillazione-atriale-e-cosa-deve-sapere-il-paziente

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/21617?refresh_ce=1