I supplementi di calcio proteggono dalle fratture? Chiediamolo a Mendel

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

I supplementi di calcio non sembrano irrobustire le ossa e prevenire le fratture in chi non ha carenze di calcio stesso o di vitamina D. Possono invece favorire guai cardiovascolari, e perciò non è consigliabile un loro uso indiscriminato nella popolazione generale. Lo indica sul BMJ lo studio di un team internazionale guidato da Brent Richards, della McGill University di Montréal in Canada (1).

I supplementi di calcio sono promossi da molte linee guida per la prevenzione dell’osteoporosi e delle fratture, e sono ampiamente utilizzati nella popolazione generale in molti paesi, premette Richards. Ma più studi hanno mostrato che l’aumento dei livelli sierici di calcio, prodotto dai supplementi, è associato a un maggior rischio di eventi e malattie cardiovascolari e relativa mortalità (2,3). Tuttavia questo rischio cardiovascolare è segnalato soprattutto da studi osservazionali, che non possono stabilire un solido nesso causa-effetto, mentre i trial clinici randomizzati e controllati condotti per verificarlo hanno dato esiti discordi, e per lo più si sono limitati a osservare gli effetti di brevi periodi di assunzione dei supplementi.

Un’alternativa per avere dati più affidabili sono gli studi basati sulla cosiddetta randomizzazione mendeliana: si sfrutta la variazione genetica naturale per simulare un trial randomizzato e controllato. In pratica, si individuano le varianti geniche che influenzano il fattore di rischio (qui i livelli sierici di calcio) e si verifica che effetto hanno sull’esito in esame (la salute delle ossa e del cuore), guardando come variano questi esiti fra chi per l’intera vita ha avuto livelli di calcio più o meno elevati in virtù dei suoi geni. Così si elimina ogni fattore confondente e si verifica l’effetto esercitato dall’esposizione al fattore di rischio per un tempo molto lungo.

“Di recente, con uno studio così condotto, abbiamo visto che chi ha livelli di calcio più alti per ragioni genetiche corre un maggior rischio di coronaropatia e infarto del miocardio, confermando i timori che c’erano in tal senso. A fronte di questi rischi cardiaci, è quindi importante capire i benefici scheletrici: per la popolazione adulta che segue una dieta ordinaria e non ha seri deficit di calcio o vitamina D, un ulteriore supplemento di calcio aumenta la densità ossea e previene le fratture?”, si chiede Richards.

Non lo sappiamo. Molti studi hanno dato esiti imprecisi o hanno addirittura mostrato che chi prende certi supplementi è più soggetto a fratture dell’anca. Ma i supplementi li usa di più chi è più a rischio di frattura, e questo potrebbe falsare i risultati. Per indagare la questione con metodi diversi, Richards è ricorso di nuovo a uno studio randomizzato mendeliano. Ha individuato i determinanti genetici dei livelli sierici di calcio, e ha verificato i loro effetti sulla densità minerale ossea (in 427.000 persone) e sul rischio di frattura (confrontando 76.000 persone che avevano avuto fratture e 470.000 controlli).

Il risultato è che non ci sono effetti. In persone con livelli sierici di calcio entro i limiti della normalità, variazioni analoghe a quelle prodotte dai supplementi, sebbene protratte per l’intera vita, non aumentano la densità ossea né riducono il rischio di fratture. “Ciò fa pensare che l’impiego di supplementi nella popolazione generale, anche per lunghi periodi, difficilmente avrà effetti sostanziali sulla salute delle ossa”.

Altri studi con metodi ancora diversi – per esempio che usavano la persistenza della lattasi negli adulti come surrogato dei consumi di latticini e quindi di calcio – hanno indicato che anche un alto introito alimentare di calcio non previene le fratture, corroborando queste conclusioni. “Chi ha deficit di calcio o vitamina D potrebbe beneficiare dei supplementi; su questo il nostro studio non ha indagato. E resta da accertare quanto i livelli geneticamente determinati di calcio simulino davvero gli effetti dei supplementi. Ma tutto fa pensare che, visti i rischi cardiovascolari, una supplementazione indiscriminata di calcio nella popolazione generale non abbia un rapporto rischi/benefici favorevole”, conclude Richards.

 

Bibliografia

  1. Cerani A, Zhou S, Forgetta V, et al. Genetic predisposition to increased serum calcium, bone mineral density, and fracture risk in individuals with normal calcium levels: mendelian randomisation study. BMJ. 2019 Aug 1;366:l4410. doi: 10.1136/bmj.l4410.
  2. Reid IR, Birstow SM, Bolland MJ. Calcium and Cardiovascular Disease. Endocrinol Metab (Seoul)2017;32:339-49.
  3. Bolland MJ, Grey A, Reid IR. Calcium supplements and cardiovascular risk: 5 years on. Ther Adv Drug Saf2013;4:199-210.