Una fotografia globale dei fattori di rischio modificabili

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Gran parte degli eventi cardiovascolari e della conseguente mortalità sono imputabili a un piccolo numero di fattori di rischio modificabili, alcuni rilevanti in tutto il mondo, altri più o meno importanti a seconda del livello di reddito dei vari paesi. C’è quindi ampio spazio per interventi preventivi. Che peraltro stanno già facendo segnare una svolta: a livello globale le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nella mezza età, ma nei paesi ricchi e in alcuni a reddito medio-alto sono scese al secondo posto, dietro il cancro. È il quadro tracciato in due articoli (1,2) su Lancet dallo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), un’analisi epidemiologica globale guidata da Gilles Dagenais, cardiologo all’Université Laval di Québec, e Salim Yusuf, specialista di salute pubblica alla McMaster University di Hamilton, in Canada. In contemporanea alla pubblicazione sul Lancet i risultati sono stati presentati al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2019 che si è tenuto a Parigi.

I fattori di rischio cardiovascolare

“Le stime globali sui fattori di rischio cardiovascolare mettono insieme dati eterogenei, raccolti con metodi disparati”, premettono gli autori. Per avere un quadro omogeneo che consenta confronti più attendibili, lo studio PURE ha seguito per quasi dieci anni oltre 150.000 persone fra i 35 e i 70 anni di età, in 21 paesi ad alto, medio e basso reddito di ogni continente, eccetto l’Oceania. Gli studiosi hanno calcolato gli effetti sugli eventi cardiovascolari (infarto, ictus, insufficienza cardiaca e morte per cause cardiovascolari) di 14 fattori di rischio modificabili: fattori comportamentali (tabacco, alcol, dieta, attività fisica, introito di sodio), metabolici (livelli lipidici, pressione arteriosa, diabete, obesità), socioeconomici e psicosociali (istruzione, sintomi depressivi), forza della stretta di mano, e inquinamento domestico e ambientale.  Su circa 3000 decessi e 8000 eventi cardiovascolari registrati durante lo studio, il 70% era ascrivibile a fattori di rischio modificabili. Preponderanti come causa di malattia sono risultati i fattori metabolici, responsabili del 41% del rischio (rischio attribuibile di popolazione), e tra questi spicca l’ipertensione con il 22%; l’inquinamento dell’aria ambientale contava per il 14%. Come cause di morti primeggiano nel loro insieme i fattori comportamentali, con il 26% del rischio, ma il singolo elemento più importante è il basso livello di istruzione, col 12,5%.

L’importanza dei vari fattori, come si diceva, varia però col livello di ricchezza dei paesi: mentre l’ipertensione o l’istruzione sono importanti ovunque, l’inquinamento dell’aria indoor, una dieta inadeguata, la scarsa forza della stretta di mano sono più importanti nei paesi a medio e basso reddito, nei quali inoltre l’istruzione risulta ancor più importante che nei paesi ricchi.

Si muore di più di cancro o per cause cardiovascolari?

Il secondo studio ha invece considerato, nella stessa popolazione, l’incidenza delle malattie comuni quali cancro, malattie respiratorie e cardiovascolari e traumi, e di ricoveri e mortalità a esse imputabili. Ne è emerso una forte differenza tra il peso delle malattie cardiovascolari e del cancro nella mortalità nei paesi a basso e alto reddito: una persona ha circa il doppio delle probabilità di morire di cancro nei paesi ad alto reddito nello studio PURE rispetto alla morte per cause. Su 162.534 persone di età compresa tra 35 e 70 anni e seguite per una mediana di 9,5 anni, 11.307 sono decedute, 9.329 hanno sviluppato malattie cardiovascolari e 4.386 hanno sviluppato il cancro. Le malattie cardiovascolari sono risultati più frequenti nei paesi a basso reddito (7,1 casi per 1.000 persone/anno) e a medio reddito (6,8 casi per 1.000 persone/anno) rispetto ai paesi ad alto reddito (4,3 casi per 1.000 pazienti/anno). A livello globale, il 40% dei decessi erano attribuibili a malattie cardiovascolari e il 26% al cancro. Malattie respiratorie, lesioni e infezioni erano le altre principali cause di morte. L’analisi dei dati ha evidenziato una marcata variabilità: le malattie cardiovascolari sono risultate la principale causa di mortalità nei paesi a medio e basso reddito (responsabili rispettivamente del 42% e del 43% di tutti i decessi) mentre sono scese al secondo posto dopo il cancro nei paesi ad alto reddito il 23% dei decessi era per malattie cardiovascolari rispetto al 55% dei decessi per cancro.

Dove serve intervenire

“Questi risultati confermano e ampliano quelli di altri grandi studi, quali il Global Burden of Disease, e ci indicano come migliorare la prevenzione”, commentano sul Lancet Sarah Wild, dell’Università di Edimburgo in Scozia, e Stephanie Read, del Women’s College Hospital di Toronto in Canada (3). L’analisi è inevitabilmente complessa e lo studio ha i suoi limiti, puntualizzano; per esempio non sappiamo se i risultati nei paesi esaminati valgano anche per tutti gli altri nella stessa fascia di reddito. Nondimeno, i dati sono utili per convogliare le risorse sugli interventi più proficui. “Per esempio, nei paesi a basso e medio reddito bisognerà trovare i modi per ridurre la prevalenza dell’ipertensione e curarla meglio, con approcci adatti alle diverse situazioni. Così come, sempre nei paesi meno sviluppati, occorrerà migliorare la nutrizione e ridurre l’inquinamento indoor. Ma soprattutto, bisognerà migliorare l’istruzione: i numeri di questo studio ci dicono che nei paesi a medio e basso reddito agire su questo singolo aspetto può far calare la mortalità più che ridurre la prevalenza di diabete, obesità addominale o depressione, o promuovere l’attività fisica”.

 

Bibliografia

  1. Yusuf S, Joseph P, Rangarajan S, et al. Modifiable risk factors, cardiovascular disease, and mortality in 155 722 individuals from 21 high-income, middle-income, and low-income countries (PURE): a prospective cohort study. Lancet 2019 Sep 2. pii: S0140-6736(19)32008-2. doi: 10.1016/S0140-6736(19)32008-2.
  2. Dagenais GR, Leong DP, Rangarajan S, et al. Variations in common diseases, hospital admissions, and deaths in middle-aged adults in 21 countries from five continents (PURE): a prospective cohort study. Lancet. 2019 Sep 3. pii: S0140-6736(19)32007-0. doi: 10.1016/S0140-6736(19)32007-0. [Epub ahead of print]
  3. Read SH, Wild SH. Prevention of premature cardiovascular death worldwide. Lancet 2019 Sep 2. pii: S0140-6736(19)32034-3. doi: 10.1016/S0140-6736(19)32034-3. [Epub ahead of print]