La censura USA sul cambiamento climatico

di Luca Mario Nejrotti

Sembra che il Dipartimento di Stato statunitense abbia drasticamente ridotto le menzioni dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale nei propri comunicati. Eppure, i dati scientifici confermano il pericolo.

Censura.

Nelle strategie di comunicazione, al netto della deontologia e dell’amore per la realtà dei fatti, non è tanto importante il contenuto delle notizie, bensì come queste vengono comunicate.

Lo sanno bene da sempre al Dipartimento di Stato USA, dove oggi le notizie sulle conseguenze del riscaldamento globale sembrano essere con metodo presentate in una prospettiva quanto meno ottimistica.

Ecco che uno studio intitolato “I modelli dinamici delle alluvioni sono essenziali per valutare gli impatti costieri del cambiamento climatico” (vedi), nel comunicato stampa ufficiale dell’U.S. Geological Survey (USGS) diventa “un nuovo studio che potrebbe essere utile per la pianificazione delle infrastrutture lungo la costa della California”.

Sembra che le ex colonie abbiano imparato a fondo il concetto anglosassone di understatement (vedi).

Coste a rischio.

La ricerca vera e propria, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, ha mostrato che la California, la quinta economia al mondo, potrebbe dover affrontare danni per oltre 150 miliardi di dollari in relazione ai cambiamenti climatici e all’innalzamento del livello del mare entro la fine del secolo.

I ricercatori hanno scoperto che da tre a sette volte più persone e aziende di quanto si pensasse in precedenza, a seconda delle aree prese in esame, sarebbero esposte a gravi inondazioni.

L’inondazione costiera dovuta all’innalzamento del livello del mare dovrebbe interessare centinaia di milioni di persone in tutto il mondo nel corso del prossimo secolo: al momento sono circa 600 milioni gli abitanti delle zone costiere, entro i 10 metri dal livello del mare, e si prevede di arrivare al miliardo entro il 2050.

L’aumento della pressione antropica unito all’innalzamento del livello del mare creerà gravi problemi economici, umanitari e di sicurezza nazionale.

Il problema dei modelli predittivi precedenti, secondo i ricercatori, è che erano impostati su un innalzamento lineare e progressivo delle maree. Un fenomeno drammatico, ma tutto sommato gestibile, grazie alla sua gradualità.

In realtà, e lo vediamo tutti i giorni, il cambiamento climatico è caratterizzato da fenomeni di tremenda intensità: tempeste, uragani, inondazioni e dissesto idrogeologico accompagneranno il graduale innalzamento del livello del mare, fenomeni dinamici e potenzialmente distruttivi che occorre inserire in qualunque modello che voglia prevedere e, se possibile, prevenire i danni.

Scenario preoccupante.

Lo studio presenta un approccio di modellizzazione dinamica che stima i cambiamenti causati dal clima nell’esposizione al pericolo di alluvione integrando gli effetti dell’innalzamento del livello del mare con le maree, le onde, le tempeste e i cambiamenti delle linee costiere (valutando, cioè, l’erosione delle spiagge e il ritiro delle scogliere). Per la California sono previsti danni per oltre 150 miliardi di dollari di proprietà, equivalenti a oltre il 6% del PIL dello stato, e 600.000 persone potrebbero essere colpite dalle inondazioni dinamiche entro il 2100; un aumento triplo della popolazione esposta rispetto a quando si considera l’innalzamento delle acque come fenomeno statico.

Censura sommersa.

Come denunciato da E&E News (vedi), il comunicato stampa sembra studiato per passare inosservato. Si è concentrato sulla metodologia dello studio piuttosto che sulle sue principali scoperte, che hanno dimostrato che i cambiamenti climatici potrebbero avere un effetto negativo sull’economia della California inondando gli immobili nei prossimi decenni.

I ricercatori dell’Istituto federale avevano nel comunicato originale puntato sui contenuti, che sono allarmanti per la California, ma che mostrano un modello adattabile anche a tutte le linee costiere, ma i funzionari governativi si sono premurati di “disinfettare” l’agenzia epurando i riferimenti ai gravi effetti economici del cambiamento climatico, dopo averne ritardato, tra l’altro, il rilascio per diversi mesi.

Testimoni anonimi parlano di pressioni dirette a non utilizzare riferimenti ai cambiamenti climatici nei comunicati stampa.

“Sotto l’amministrazione Obama, i comunicati stampa relativi ai cambiamenti climatici erano generalmente approvati in pochi giorni. Ora possono impiegare più di sei mesi e passare attraverso gli uffici dei funzionari politici, dove vengono spesso modificati”, è stato riferito a E&E News da diversi ricercatori.

Ufficialmente, però, “un portavoce di USGS ha affermato che l’agenzia non ha una politica formale per evitare riferimenti ai cambiamenti climatici. Non esiste una politica né una direttiva in atto che ci impone di evitare di menzionare i cambiamenti climatici nei nostri materiali di comunicazione”.

Molte revisioni, però, hanno messo in luce il fatto che altri studi sono stati sepolti in silenzio sulle pagine web dell’agenzia e che questa sottile forma di censura si adatta a uno schema individuabile anche altrove nel governo federale.

Se non ci sono prove di un intervento diretto del Governo, è comunque evidente la differenza di menzioni dei cambiamenti climatici rispetto all’amministrazione precedente, in diversi Dipartimenti.

 Fonti.

https://www.nature.com/articles/s41598-019-40742-z

https://www.eenews.net/stories/1060709857