È italiano l’Ig Nobel 2019 per la medicina

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

L’ultimo Premio Nobel vinto da un italiano risale ormai a 12 anni fa, quando il genetista Mario Capecchi si aggiudicò il riconoscimento per la ricerca medica insieme ai colleghi Martin Evans e Oliver Smithies. In questi giorni il nostro paese può però festeggiare la vittoria di un gruppo di ricerca italiano agli irriverenti e ormai famosissimi Premi Ig Nobel. L’edizione 2019 della kermesse che vede premiata la scienza che “prima fa ridere, poi fa pensare” ha infatti indicato uno studio italo-olandese come vincitore dell’Ig Nobel per la medicina. Anche tutte le altre ricerche premiate (come sempre con una banconota da dieci bilioni di dollari della Zimbabwe, fuori corso da anni), nel corso del tradizionale evento tenutosi presso il Sanders Theatre della Harvard University, meritano però una menzione.

A ricevere il riconoscimento per la medicina è stato il gruppo di ricerca di Silvano Gallus dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, con la seguente motivazione: “per aver raccolto le evidenze sul ruolo protettivo della pizza contro malattie e morte, ma solo se la pizza è fatta e mangiata in Italia”. Con una serie di studi realizzati nei primi anni Duemila, infatti, il team italiano (in collaborazione con dei ricercatori olandesi) aveva dimostrato come il consumo regolare di pizza fosse associato a un rischio minore di tumori del tratto digestivo e infarto. Tuttavia, se si considera che la pizza è in realtà un insieme di ingredienti tipici della dieta mediterranea – i cui effetti benefici sulla salute son ben noti – e che gli studi in questione sono stati condotti quasi esclusivamente in Italia, i risultati del team di Gallus acquistano un nonsoché di buffo. Tanto da meritarsi, appunto, l’ambito Premio Ig Nobel 2019 per la medicina.

Ancora più singolare, forse, è lo studio che si è aggiudicato il Premio per la formazione medica. Le ricercatrici Karen Pryor e Theresa McKeon hanno infatti ipotizzato che si potesse utilizzare nell’ambito della formazione dei chirurghi ortopedici una tecnica derivante dall’addestramento… dei cani. La ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Orthopaedics and Related Research, ha infatti indagato l’efficacia di una tecnica – nota come “clicker training” – per lo sviluppo delle capacità interventistiche dei chirurghi. Basata sui principi dell’apprendimento condizionato, la metodica consiste nell’emettere un suono attraverso strumento (clicker) ogni volta che l’animale esegue correttamente un comportamento. Per averlo testato in ambito chirurgico, Pryor e McKeon si sono decisamente meritate il Premio.

Difficile competere, tuttavia, con i vincitori dell’Ig Nobel 2019 per l’anatomia. Che ci crediate o no, un gruppo di ricerca francese ha condotto uno studio sull’asimmetria della temperatura scrotale in un gruppo di postini e autisti di autobus d’oltralpe, nudi e vestiti. A sorpresa (o forse no, chi lo sa) dai risultati è emerso che le temperature dello scroto di destra e di quello di sinistra non sono simmetriche, a prescindere dalla posizione e dell’attività svolta. Per la cronaca, secondo i ricercatori questa asimmetria termica potrebbe contribuire all’emergere di un’asimmetria anatomica, ma potrebbe anche esserne l’effetto.

Infine, tutti gli altri. Dal Premio Ig Nobel per la chimica assegnato a un team di ricercatori giapponesi che ha misurato la quantità di saliva prodotta dai bambini di cinque anni a quello per l’ingegneria, vinto dall’inventore di un macchinario che lava i neonati e cambia i pannolini in automatico (senza che i genitori siano costretti a toccarli). Ma anche l’Ig Nobel per l’economia assegnato a una ricerca che ha cercato di capire quali banconote fossero le più pericolose per trasmettere batteri (risultato: il leu romeno) o quello per la fisica, vinto da un team la cui attività di ricerca ha permesso – finalmente – di rispondere al noto quesito: perché le feci dei vombati sono quadrate?