Federico II di Svevia abita a Jesi 

di Mario Nejrotti

Nei musei capita spesso di osservare gente che passa velocemente tra le teche, lanciando occhiate distratte ai reperti e alle didascalie, spesso poco leggibili e con descrizioni talvolta al limite del banale.

Oppure si vedono rincorrersi bambini annoiati, inseguiti da genitori irritati e preoccupati dei danni che potrebbero fare.

È il destino di molte nostre istituzioni museali, maggiori e minori che non hanno capito l’importanza della comunicazione e la necessità di diversificare i messaggi a seconda del target dei fruitori.

Tutto questo non succede nel Museo Federico II Stupor Mundi, collocato nello splendido palazzo Ghislieri, nella piazza  a lui dedicata, a Jesi, nelle Marche.

Collocazione non casuale perché le finestre del museo guardano il luogo dove la leggenda vuole che il grande imperatore svevo abbia visto la luce, il 26 dicembre 1194, partorito in una tenda fatta allestire da sua madre, Costanza d’Altavilla, per una sorta di parto pubblico, necessario per fugare ogni dubbio sulla legittimità del figlio, messa in dubbio dalla sua età avanzata e dai molti anni di infertilità.

Un museo, quindi, per un personaggio che ha segnato in molti modi il suo tempo con pensieri e iniziative concettualmente valide anche ai giorni nostri.

Il progetto è nato dalla volontà di Gennaro Pieralisi, imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi,  di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontarne le imprese sia in politica sia in ambito culturale, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora presenti  in Italia e in Europa.

L’obiettivo è stato pienamente raggiunto.

Il percorso museale si sviluppa attraverso sedici sale tematiche, disposte su tre piani.

 In ciascuna sala il visitatore può rivivere la vita, le imprese, le passioni,  l’ambiente, la cultura di Federico II di Hohenstaufen.

La caratteristica principale delle installazioni sta nella capacità di comunicare informazioni e concetti a seconda dei vari livelli di preparazione del visitatore, dal bambino delle elementari all’adulto più acculturato, mantenendo sempre elevata l’attenzione, la curiosità e “lo stupore”.

Ciò avviene attraverso suggestive sonorità, sobrie interpretazioni di attori professionisti, accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali, proiezioni di immagini statiche o animate tratte da miniature medievali, olografie, ricostruzioni di oggetti e di costumi e l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen.

L’immersione nel tempo dell’imperatore è assicurata e il visitatore intraprende un viaggio che al termine lascia la curiosità di approfondire e di scoprire altri aspetti, suggeriti dai commenti di illustri esperti che concludono il percorso.

Tutto è vivacemente raccontato: i suoi antenati Svevi e Normanni; l’incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di SanPietro ; il  rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la  discendenza; la sua passione per la falconeria (scrisse De arte venandi  cum avibus, trattato sulla caccia con il falcone: oltre che manuale pratico, allegoria dell’arte del governo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il  sapere.

Appare chiara nel percorso museale l’avversione che Federico II provocò nel Papato e nella Curia romana, certamente per motivi politici, ma anche e forse soprattutto, per il suo umanesimo ante litteram animato da una sete di conoscenza, in conflitto con la fede cieca pretesa dalla Chiesa.

Non doveva essere visto di buon occhio nemmeno  il suo interesse  per la medicina e per lo studio del corpo umano, che arrivava a obbligare gli studenti che volessero acquisire lo status di medico a studiarlo attraverso la sezione di cadaveri.

La medicina e l’igiene pubblica furono uno dei settori più approfonditi delle sue Costitutiones,  ribattezzate subito “Liber Augustalis”, emanate a Melfi nel 1231. Esse nel loro complesso costituiscono un insieme di leggi e provvedimenti, summa  della conoscenza giuridica del tempo che regolava i rapporti fra cittadini e pubblici poteri, fra cittadini e cittadini.

La parte che riguarda  la sanità  si potrebbe suddividere in due grandi capitoli: norme di deontologia professionale e norme di polizia sanitaria, soprattutto dedicate al controllo degli alimenti, della salubrità dell’aria e delle farmacie.

E’ interessante la descrizione dell’iter necessario per divenire medici, titolo a cui erano ammesse anche le  donne e gli ebrei, in una visione aperta e senza preconcetti.

Le leggi imponevano agli aspiranti tre anni di studio della logica e cinque di studi specifici, da svolgersi nelle Università di Salerno o di Napoli, fondata nel 1224 da Federico II e che ancora porta il suo nome, le sole riconosciute  in grado di preparare adeguatamente i neofiti.

La parte teorica della preparazione prevedeva lo studio accurato dei testi  di Ippocrate e di Galeno; la parte pratica riguardava la chirurgia. Terminato il corso l’allievo si sottoponeva all’esame di una commissione composta dai professori dell’Università. Dopo il riconoscimento degli studi effettuati, il neomedico doveva svolgere un anno di tirocinio presso un collega esperto. Seguiva un ultimo esame davanti ai Commissari della Curia Regia e delle Curie provinciali. Finalmente, superata la prova, otteneva  la “Licentia Medendi ” o “Praticandi”. Un curriculum di una attualità sconcertante.

Questo uno degli argomenti suggeriti nelle sale del museo, fino  alla sala 14°, dove ci si trova al cospetto di Federico II, che lascia un testamento al visitatore, incitandolo a non  avere mai paura del sapere e a diffidare di posizioni acritiche e imposte.

Un bel museo, meritevole da solo di un viaggio a Jesi, che pure offre altre molteplici attrattive.

Nato dall’iniziativa di un mecenate, proprio in questi giorni il museo passa al Comune di Jesi, che con lungimiranza ha deciso di accettarne la donazione.

Un contenitore multimediale di questo tipo merita di essere conosciuto attraverso ogni canale mediatico possibile .

 Un’intelligente politica d’ investimenti in comunicazione e marketing non potrà che favorire la crescita del Museo Stupor Mundi, per portarlo in breve ad un bilancio attivo. Inoltre esso, pubblicizzato nei settori specifici, potrà essere utile come modello per tante altre istituzioni culturali in un Paese come il nostro che sulla cultura deve imparare ad investire sempre di più.

In un mondo mediatico chi non comunica e non si fa conoscere semplicemente non esiste.

Troppi tesori in Italia giacciono sconosciuti e dimenticati, ma noi siamo certi che l’Amministrazione di Jesi sarà in grado di cogliere un’opportunità per la città che, se ben gestita, farà da volano a tutta l’economia locale e regionale.

Per informazioni sul museo : https://www.federicosecondostupormundi.it/