Leggere e ascoltare audiolibri: per il cervello umano non c'è differenza

Leggere e ascoltare audiolibri: per il cervello umano non c’è differenza

di Maria Rosa De Marchi 

Se non si ha tempo di fermarsi e leggere un libro, ascoltare il corrispondente audiolibro può essere considerato “imbrogliare”? Un nuovo studio apparso sul Journal of Neuroscience ha investigato e provato a rispondere a questo quesito.

Come il cervello processa le informazioni semantiche a seconda della fonte

Una parte integrante della capacità umana di comunicare è l’abilità di estrarre il significato e di comprendere le informazioni che provengono dalla lingua parlata e da testi scritti, ma non è chiaro come funziona la relazione tra la rappresentazione di informazioni ottenute ascoltando oppure leggendo.

Sembra che il cervello sia in grado di attivare le stesse aree cognitive per comprendere le informazioni semantiche che arrivano da un racconto, a prescindere che questo venga letto o ascoltato.

Il team di ricercatori dell’Università di Berkeley in California che ha curato il nuovo studio ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale o fMRI (Functional Magnetic Resonance Imaging) per registrare l’attività cerebrale in due esperimenti separati, mentre i partecipanti leggevano o ascoltavano per diverse ore gli stessi racconti.

Successivamente ha codificato l’attività con un modello matematico, trovando che le attività cerebrali durante lettura e ascolto erano strettamente correlate tra loro, attivando le stesse regioni cerebrali.

I risultati sono stati mappati su un diagramma interattivo che sarà presto pubblicato sul sito del Gallant Lab, la struttura di riferimento dei ricercatori.

Non solo libri, ma anche audiolibri

I risultati suggeriscono che la rappresentazione semantica del linguaggio a livello cerebrale sia indipendente rispetto alla modalità sensoriale con la quale le persone ricevono le informazioni. Libri e audiolibri quindi influenzano allo stesso modo il cervello e attivano le stesse aree.

Lo studio dovrebbe aprire nuovi orizzonti sulla comprensione del funzionamento del cervello; inoltre, potrebbe aiutare a capire cosa succede quando qualcosa, nel processo, non va per il verso giusto, ad esempio quando si manifesta la dislessia e persone che hanno problemi a processare le informazioni scritte.

L’autore a capo dello studio, Fatma Deniz, ricercatore post-doc all’università di Berkeley, commenta così i risultati: “In un periodo storico in cui è predominante ricevere informazioni per via uditiva, è fondamentale capire come questo influenza le attività cerebrali”.

È possibile leggere l’abstract dell’articolo consultando questo link.