Greta non può cambiare il mondo da sola

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Greta non può cambiare il mondo da sola, e noi medici dobbiamo lavorare con lei”. È energico l’invito lanciato sul blog del BMJ da Richard Smith, ex direttore della rivista (1).

D’altronde l’obiettivo fissato dagli accordi di Parigi sul clima, per mantenere i danni del cambiamento climatico entro limiti sopportabili, è ambizioso: contenere il riscaldamento globale entro i 2°C sui valori dell’epoca preindustriale, ma molto meglio entro 1,5°C, perché 2°C potrebbero già essere troppi. E raggiungerlo sembra difficilissimo, perché finora siamo già saliti di 1°C, e per non superare gli altri 0,5°C, secondo i calcoli dei climatologi, bisognerà dimezzare le emissioni nette di gas serra entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. Ma ora sta succedendo l’opposto: nonostante gli impegni politici dichiarati ma poco attuati, e i progressi tecnologici rapidi ma insufficienti, le emissioni continuano a crescere; solo l’anno scorso, del 2,1% (2).

Continuando così, nel migliore dei casi le temperature cresceranno di oltre 3°C, con esiti già catastrofici, da eventi estremi come ondate di calore, siccità, uragani e inondazioni, a innalzamento dei mari, crollo delle rese agricole, estinzioni, esodi di massa e via dicendo. E la realtà sembra andare anche un po’ peggio di quanto previsto dai modelli.

Di fronte a tutto questo, “ruotando su una roccia surriscaldata ai margini dell’universo, tra sette miliardi di nostri simili, è facile sentirsi impotenti. Greta Thunberg, la studentessa svedese che fa campagna contro il caos climatico, ci offre l’antidoto perfetto a questo senso di impotenza”, dice Smith, che sulle pagine del BMJ presenta sia un commento personale sia un appello firmato anche dall’attuale direttore, Fiona Godlee, e da altri studiosi quali Robin Stott, dello UK Climate and Health Council di Londra (3).

Ci sono parecchi segni dell’impatto che Greta e il movimento che ha lanciato stanno già avendo, dagli attacchi scomposti che riceve al calo degli svedesi che scelgono l’aereo per spostarsi. Gli studi mostrano l’influenza che i ragazzi riescono ad avere sulla visione del cambiamento climatico dei genitori, smuovendo anche gli scettici, rimarca in un altro articolo sul Lancet Planet Health il giornalista Mat Hope (4). E i modi diretti dei giovani, la loro freschezza, la competenza scientifica che dimostrano, la narrazione che stanno creando, riescono a smuovere le coscienze con una forza non comune.

“Ma non possono fare tutto da soli, e noi medici dobbiamo essere in prima fila al loro fianco”, ribadiscono Smith e colleghi. Con molto più impegno di quello mostrato fin qui: nonostante le tante iniziative – come la Global Climate and Health Alliance (climateandhealthalliance.org), il Lancet Countdown on Health and Climate Change (lancetcountdown.org), e la UK Health Alliance on Climate Change (ukhealthalliance.org) ­– l’impegno dei professionisti sanitari è rimasto intermittente e sottotono.

Eppure i medici sono in una posizione privilegiata per intervenire. Perché comprendono le devastazioni che il cambiamento climatico porterà, anche in termini di salute pubblica. E perché molte indagini mostrano che medici e infermieri sono tra le figure professionali più rispettate e ascoltate, aggiungono sul BMJ le due giovani mediche, Anya Göpfert e Maria Van Hove. “Inoltre sostenere le istanze dei pazienti è parte integrante del nostro servizio” (5).

Perciò i medici e le loro organizzazioni devono fare un salto di qualità nella loro mobilitazione. Da un lato, come tutti, nelle scelte personali: nei consumi, nelle cabine elettorali “votando solo rappresentanti che diano priorità alle azioni contro il cambiamento climatico”, o partecipando alle iniziative pubbliche, a partire dalle marce per il clima, e sostenendole sui social media. Poi con l’azione organizzata a livello politico ed economico, di cui qualche segno si vede già; a giugno, per esempio, il Royal College of Emergency Medicine britannico ha disinvestito i suoi capitali dalle aziende dei combustibili fossili. E infine, sfruttando le proprie competenze mediche, e approfondendole sul versante climatico, per parlarne con chi ci circonda. “Un medico mio amico, sul modello della vecchia campagna cinese che invitava ogni cinese a uccidere una mosca ogni giorno, cerca ogni giorno di parlare del cambiamento climatico a una persona nuova”, dice Smith (1).

Sono semplici atti che richiedono coraggio, senza dubbio. Ma “se il coraggio vi manca, pensate a Greta”.

 

Bibliografia

  1. Smith R. One person can change the world, and you can help. Blogs BMJ, 19 settembre 2019.
  2. Tollefson J. The hard truths of climate change – by the numbers. Nature 2019; 573: 324-7.
  3. Stott R, Smith R, Williams R, Godlee F. Schoolchildren’s activism is a lesson for health professionals. BMJ 2019; 365: l1938.
  4. Hope M. Contagious youth. Lancet Planet Health 2019; 3: e376-e377.
  5. Göpfert A, Van Hove M. Act now on the climate crisis. Blogs BMJ, 19 settembre 2019.