Demenza: parliamone

di Mario Nejrotti

Il 21 settembre scorso si è svolta la giornata mondiale per sensibilizzare politici, amministratori, operatori sanitari e opinione pubblica sul grave problema della malattia di Alzheimer e per stimolare la ricerca.

Lo slogan mondiale era: Let’s Talk About Dementia” “Demenza:parliamone”.

 Le dimensioni del problema

Si legge sul portale del Ministero della Salute che:

“Le stime più recenti a livello internazionale indicano che nel mondo vi sono circa 35,6 milioni di persone affette da demenza, con 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno e un nuovo caso di demenza diagnosticato ogni 4 secondi. Il numero di persone con demenza, e principalmente Malattia di Alzheimer, dovrebbe triplicare nei prossimi 40 anni.
In Italia circa 1 milione di persone sono affette da demenza e circa 3 milioni sono direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari.
In un Paese come il nostro, che invecchia rapidamente ed è già oggi quello a più alto indice di vecchiaia in Europa dopo la Germania, le stime sono ancora più allarmanti, essendo l’età il principale fattore di rischio associato alle demenze.”

Nella comunicazione le basi per la prevenzione

È quindi quanto mai necessario parlarne a tutti i livelli, perché la paura dello stigma legato alla demenza, l’inconsapevolezza e l’ignoranza non facciano tacere, sottovalutare o trascurare i primi sintomi spesso interpretati da malati, famigliari e operatori sanitari, come ineluttabili segni di vecchiaia.

Attualmente non esiste alcun farmaco in grado di curare la malattia di Alzheimer.

Ma è possibile intervenire a monte del problema con attività  di prevenzione o nelle prime fasi con programmi di assistenza, mirati a ritardare il progredire della malattia.

Le linee guida  Risk reduction of cognitive decline and dementia ,  pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 14 maggio 2019, sostengono l’attività fisica e uno stile di vita sano come strategie importanti per prevenire la demenza e il rischio di decadimento cognitivo nella popolazione generale.

Il documento sottolinea come l’abitudine al fumo, al consumo eccessivo di alcol, ad una alimentazione non equilibrata o lo scarso controllo e prevenzione di alcune malattie (quali ipertensione, diabete, obesità, depressione, ipercolesterolemia), la concomitanza di fattori non strettamente sanitari (come l’isolamento sociale e la carenza di stimoli cognitivi) siano implicati nell’insorgenza della demenza e, in generale, del decadimento cognitivo.

Quindi persone attive fisicamente, psichicamente e consapevoli del danno reale degli stili di vita squilibrati avranno maggiori possibilità di evitare o ritardare la progressione della malattia.

La potenza delle immagini nella crescita della consapevolezza

Ma la consapevolezza è un percorso lungo e difficile, come tutti i cambiamenti culturali, indispensabili però a determinare una reale crescita individuale e di popolazione.

Nella società della comunicazione di massa le immagini possono ottenere lo scopo di veicolare concetti e messaggi fondamentali molto più efficacemente e rapidamente di manuali, approfondimenti e trattati .

E proprio alle immagini si è rivolta, in occasione della giornata mondiale sull’Alzheimer,  l’Airalzh , una onlus che si occupa di questa malattia e dei malati che ne sono affetti, promuovendo assistenza e ricerca.

L’associazione ha prodotto un cortometraggio che rappresenta una giornata, uguale a tutte le altre, di un malato, immerso nel dramma della perdita delle sue facoltà cognitive, in un drammatico equilibrio tra coscienza e inconsapevolezza, tra solitudine e impossibilità di comunicare con l’esterno.

La storia di Jack

Jack è un settantenne, intrappolato in una quotidianità priva di scopo, in continuo colloquio con la moglie, morta da un anno. Proprio nell’ultima sequenza del film, insieme alla figlia che lo assiste e che lui non riconosce, prende momentanea coscienza, nella disperazione, della sua solitudine e del suo stato.

L’angoscia che traspare è un messaggio forte per lo spettatore che lascia senz’altro il segno e spinge all’azione più di conferenze e rapporti sull’argomento.

Il lavoro nasce dalla tesi di laurea, all’Università della California di Los Angeles, di Martina Menini, una giovane regista italiana, e dalla collaborazione di professionisti e studenti.

La versione italiana si deve alla generosità dell’attore, noto doppiatore e direttore di doppiaggio, Carlo Valli e di Cristina Giachero, anche lei nota doppiatrice.

Dalla sensibilizzazione ai risultati

Aumentare la sensibilità di tutti su questo problema potrebbe ottenere risultati insperati, come spiega a Galileo Monica Di Luca, professore ordinario di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, presidente di European Brain Council (EBC) e vice presidente di Airalzh Onlus:

“Agire nella fase precoce dello sviluppo della malattia permetterebbe di ritardarne il tasso di progressione del 50%. Con una conseguente diminuzione della percentuale di malati negli stadi avanzati e un costo totale dell’assistenza che scenderebbe da 22.000 a 12.406 euro per malato l’anno, secondo uno studio condotto da  European Brain Council”.