La ricerca sui placebo incoraggia la pseudoscienza?

di Luca Mario Nejrotti

Il professor Fabrizio Benedetti, ricercatore che studia la fisiologia degli effetti placebo, si chiede se la ricerca sul placebo non stia alimentando la pseudoscienza.

Cattivi usi.

Il professor Benedetti è un ricercatore di fama mondiale, insegna fisiologia e neuroscienze presso la Facoltà di medicina dell’Università di Torino e si occupa principalmente degli effetti placebo.

In una recente intervista ha avuto modo di discutere sulle questioni etiche derivanti dall’uso dei placebo e dall’errata interpretazione delle sue ricerche da parte di un giornalista.

Il suo lavoro è stato da sempre utilizzato dai sostenitori di medicina pseudoscientifica con conseguente, giustificata, frustrazione dello scienziato che ha pubblicato in Clinical Pharmacology & Therapeutics un articolo intitolato “The Dangerous Side of Placebo Research: Is Hard Science Boosting Pseudoscience?” (vedi).

Certo, è stato fatto notare da altri ricercatori (vedi) che il rapporto tra effetto placebo, studi scientifici e pseudoscienze è delicato e che lo stesso Benedetti ha deciso di pronunciarsi molto tardi sull’argomento, dopo aver anche pubblicato per una rivista di pseudoscienza in passato (vedi).

La risposta alla questione è certamente affermativa: gli studi scientifici sui placebo inevitabilmente possono essere utilizzati per supportare affermazioni apodittiche sulla possibilità del “potere della mente di guarire il corpo”. Che cosa si può fare per impedirlo?

Una strada in salita.

La confusione nel settore delle pseudoscienze regna sovrana e nasconde la pochezza dei contenuti: se quindi si dichiara che gli effetti dell’omeopatia non sono distinguibili da quelli dei placebo, ecco che in qualche modo si accomunano i due trattamenti sotto il grande “cappello” degli effetti “corpo-mente potente” o potere del pensiero positivo, come sostiene il dottor David H. Gorski nel suo commento a Benedetti.

Il miglioramento della scienza che studia gli effetti dei placebo ha anche ottenuto il risultato paradossale dell’aumento delle proposte di valutazione dei vari placebo da parte dei ricercatori… Quasi come se si trattasse di farmaci.

La difficile soluzione.

Quando si entra nel campo delle credenze e delle superstizioni, diventa molto difficile controbattere con la logica. I ricercatori sottolineano quindi che l’unica strada sia l’educazione della popolazione sulla realtà dei placebo: la comunicazione e l’educazione di pazienti e operatori sanitari al fine di far loro comprendere meglio il fenomeno placebo e i relativi problemi. Un primo punto da sottolineare è che i placebo non curano, ma piuttosto possono talvolta migliorare la qualità della vita.

Benedetti afferma “C’è molta confusione su questo punto e, sfortunatamente, molti sostengono che possono curare praticamente tutte le malattie con placebo. La scienza ci dice che i placebo possono ridurre sintomi come dolore e rigidità muscolare nella malattia di Parkinson, ma la progressione della malattia non è influenzata; […]. Il secondo punto è correlato al primo. Il tipo di malattia è cruciale e dobbiamo far capire alle persone che il dolore è diverso dal cancro e che l’ansia differisce dalle malattie infettive. La componente psicologica di alcune malattie può infatti essere modulata dai placebo, ma i placebo non possono fermare la crescita del cancro, né possono uccidere i batteri della polmonite. Il terzo punto è legato alla differenza tra effetti placebo reali e remissioni spontanee. Finora, la scienza ha studiato l’effetto placebo in un arco di tempo ore/giorni, limitando così le nostre conoscenze a effetti di breve durata. Di conseguenza, gli effetti di lunga durata possono essere spesso attribuiti a remissioni spontanee.”

Fonti.

https://ascpt.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/cpt.1579

https://sciencebasedmedicine.org/a-world-renowned-placebo-researcher-asks-does-placebo-research-boost-pseudoscience/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22682270