Nella pesca la possibile arma segreta contro la carenza di micronutrienti 

di Luca Mario Nejrotti

Un recente articolo su Nature propone di sfruttare la pesca per affrontare le carenze di micronutrienti.

 Le carenze di micronutrienti.

Le carenze di micronutrienti provocano circa un milione di morti premature all’anno.

Nell’ambito della necessità di politiche alimentari incentrate sul miglioramento della nutrizione piuttosto che sul semplice aumento del volume degli alimenti prodotti sembra evidente che le persone ottengano lo spettro completo dei nutrienti necessari da una dieta variata.

I pesci – che sono una ricca fonte di micronutrienti biodisponibili essenziali per la salute umana – sono però spesso trascurati. La mancanza di comprensione della composizione dei nutrienti della maggior parte dei pesci e di come le rese dei nutrienti variano in base alle condizioni ambientali ha ostacolato la pianificazione globale necessaria per sfruttare efficacemente il potenziale della pesca per la sicurezza alimentare e nutrizionale (vedi).

Visione globale.

Lo studio pubblicato su Nature (vedi), analizzando la concentrazione di 7 nutrienti in oltre 350 specie di pesci marini, valuta come i tratti ambientali ed ecologici possano essere utilizzati per prevedere il contenuto di nutrienti delle specie di pesci marini: sono stati presi in considerazione: calcio, ferro, zinco, selenio, omega-3 e vitamina A, nonché il contenuto proteico.

Questo modello predittivo viene impiegato per quantificare i modelli spaziali globali delle concentrazioni di nutrienti nella pesca marina e confrontare i rendimenti dei nutrienti con la prevalenza delle carenze di micronutrienti nelle popolazioni umane.

Si scopre così che le specie dei regimi termici tropicali contengono concentrazioni più elevate di calcio, ferro e zinco; le specie più piccole contengono concentrazioni più elevate di calcio, ferro e acidi grassi omega-3; e le specie provenienti da regimi termici freddi o quelli con una via di alimentazione pelagica contengono concentrazioni più elevate di acidi grassi omega-3. Le analisi suggeriscono che le strategie alimentari a base di pesce hanno il potenziale per contribuire in modo sostanziale alla sicurezza alimentare e nutrizionale globale.

Problemi di pianificazione.

I dati ricavati e analizzati dai ricercatori dimostrano che le catture della pesca in alcuni paesi in via di sviluppo dovrebbero essere sufficienti per soddisfare le esigenze chiave dei micronutrienti delle loro popolazioni, ma che in realtà questo non avviene. Per esempio, oltre il 75% della popolazione in Namibia è a rischio di carenza di calcio, anche se viene pescato abbastanza pesce per rimediare a questa situazione. Basterebbe, in alcuni casi, garantire che anche una parte delle catture totali di pesce di un paese venga trattenuta per il consumo locale per avere un impatto sostanziale sulla salute pubblica. Ciò è particolarmente vero per i bambini di età inferiore ai cinque anni, durante una fase cruciale del loro sviluppo quando le carenze di micronutrienti hanno un effetto grave.

In 22 dei paesi studiati, il 20%, o anche meno, dei pesci catturati potrebbe fornire micronutrienti chiave sufficienti a soddisfare le esigenze di tutti i bambini di età inferiore ai cinque anni.

Sottosviluppo.

Non solo la carenza di nutrienti danneggia la salute pubblica, ma questo problema ha un effetto indiretto a cascata di riduzione del prodotto interno lordo.

Si potrebbe proporre, quindi, che i governi dei paesi in via di sviluppo nei tropici – insieme ad organizzazioni di sviluppo internazionale o istituzioni come le Nazioni Unite – incoraggino il consumo interno di pesce pescato nelle proprie zone marine di pertinenza (Zone Economiche Esclusive). Tuttavia, la maggior parte delle politiche di sviluppo economico, comprese quelle di questi stessi paesi, sono orientate alla promozione delle esportazioni di pesce per soddisfare l’insaziabile domanda di pesce nei mercati dei paesi occidentali ad alto reddito e dell’Asia orientale.

Le acque circostanti i paesi ad alto reddito sono state sfruttate intensivamente per prime. I limiti di cattura posti alle regioni sovrasfruttate hanno portato tali regioni alla ricerca di altre fonti.

Nello specifico, ci si è rivolti ai paesi a basso reddito, contribuendo alla scarsità di nutrienti riscontrata in queste nazioni.

Questo problema è forse maggiore per i paesi della costa nord-occidentale dell’Africa. Lì, la pesca delle flotte dell’Unione europea, della Russia e dell’Asia orientale – e le elevate esportazioni di pesce verso l’UE – hanno portato a scarsità di risorse ittiche e aumenti dei prezzi che hanno reso il pesce sempre più inaccessibile ai consumatori locali. Senza contare il paradosso che alcuni tipi di pesce pescato in questa maniera, invece di essere utilizzato per l’alimentazione umana viene impiegato come nutrimento negli allevamenti ittici.

Una speranza per il futuro.

Al momento, anche quando ci nutriamo di pesce certificato come pescato in modo sostenibile non abbiamo modo di sapere se la catena produttiva sia stata rispettosa dell’ambiente e delle comunità umane a livello globale. Studi come quello pubblicato su Nature da un’equipe internazionale di ricercatori sono un progresso importante. Le informazioni fornite potrebbero essere utilizzate per mettere in luce la disponibilità di pesci nella prevenzione delle malattie umane causate da carenze di micronutrienti.

Photo by zhan zhang on Unsplash

 Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-02810-2

https://www.nature.com/articles/s41586-019-1592-6