Nel 2019 il minimo storico delle nascite dal 1861

Nell’ultimo Bilancio demografico nazionale pubblicato dall’Istat leggiamo che nei primi 3 mesi del 2019 in Italia sono nati 6.801 bambini in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. La denatalità in Italia è un problema che preoccupa poiché da tempo il numero dei bambini nati cala ogni anno, e il trend non sembra invertirsi quest’anno quando, con un -4% rispetto al 2018 tocchiamo un nuovo minimo storico nelle nascite: mai così basso dal 1861.

La problematica è complessa poiché deve essere messa in relazione con altre questioni di natura economica e sociale quali il tasso di disoccupazione, la percentuale di popolazione femminile in età fertile, il numero di giovani italiani che ogni anno emigrano all’estero e il numero di nuovi residenti dall’estero. L’incremento delle nascite visto fino al 2008 era dovuto principalmente alle donne straniere, e corrisponde infatti a un maggiore numero di nascite nelle Regioni dove la popolazione di origine straniera è più presente; mentre tra le donne italiane si sta verificando in questi anni l’uscita di coloro che sono nate all’epoca del baby boom, quindi molto numerose, dalla coorte delle donne fertili. A questo va aggiunta la fisiologica diminuzione delle gravidanze in atto fin dagli anni Settanta e le politiche di assistenza familiare che, negli ultimi tempi, hanno reso sempre meno facile dal punto di vista lavorativo ed economico il sostentamento di uno o più figli.

In un accorato articolo pubblicato dal Sole24Ore, il presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) Fabio Mosca non lascia spazio a mezze misure: “Se vogliamo sperare in un’inversione di tendenza – scrive− i neonati e i bambini devono essere al centro di ogni iniziativa politica, a livello nazionale e locale, devono essere al centro del futuro. Sostenere oggi i nuovi nati incentiverà le coppie ad avere bambini. I nostri neonatologi presenti in ogni punto nascita italiano, sia pubblico che privato, raccolgono ogni giorno le preoccupazioni dei genitori, che si sentono sempre meno aiutati e più soli. Le donne sono scoraggiate, perché è difficile conciliare i tempi di vita e lavoro e per questo talvolta rinunciano ad allattare e spesso ad avere un secondo figlio.”

Secondo Mosca e la SIN, la scelta di avere figli non dipende tanto dalla situazione economica ma dal livello di benessere dei genitori. Come hanno affermato di recente tre docenti di demografia dell’Università di Roma nella ricerca “Avere figli in Italia: una questione di BES”, gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile incidono fortemente sulla scelta di mettere su famiglia e di avere bambini. La ricerca, infatti, ha messo in luce una correlazione diretta tra i BES e la fecondità, e i dati hanno confermato: dove i BES sono più alti, la prolificità delle famiglie è maggiore e, di conseguenza, meno lontana dal livello di rimpiazzo di due figli per donna.

Il problema non è riconosciuto solo in Italia ma corrisponde a una tendenza globale in atto da alcuni anni; tuttavia, come evidenziato dal Pew Research Center, il nostro Paese registra uno tra i tassi di fertilità più bassi al mondo, circa 1,3 figli per donna. Attualmente il tasso di fertilità è di 2,5 figli per donna a livello mondiale, ma scenderà a 1,9 nel 2100, sotto la soglia del 2,1 che secondo i demografi consente a una popolazione di rimanere stabile, per l’appunto il cosiddetto livello di rimpiazzo.

Cosa si può fare? Mosca evidenzia alcune soluzioni che potrebbero migliorare le carenze strutturali nella situazione demografica italiana: in particolare un aumento della popolazione straniera che vada a ingrossare le fila delle donne fertili – secondo Eurostat, senza arrivi dall’estero, l’Italia è destinata a dimezzare la sua popolazione nel giro di 80 anni – e misure di sostegno alla famiglia con l’obiettivo di consentire ai genitori di seguire adeguatamente i bambini nei primi sei mesi di vita.

“L’Italia con 1,34 figli per donna in età fertile è fanalino di coda in Europa e, secondo le ultime previsioni Eurostat, nel 2050 nasceranno appena 375mila bambini” conclude Mosca. “Questo vuol dire che stiamo ridisegnando l’idea di famiglia: tre quinti dei nostri bambini non avrà fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni. Già oggi per 161 persone di età maggiore di 64 anni, ci sono solo 100 bambini di età inferiore a 15 anni. Di questo passo il welfare diventerà insostenibile.”