Igienista Dentale: come mantenere la salute orale

di Patrizia Biancucci

La “detartrasi”, ossia la pulizia dei denti fatta nello studio dentistico, sta diventando una pratica comune nella popolazione che, per fortuna, è sempre più sensibile al tema della “salute orale”. Eseguita dagli “addetti ai lavori”, vale a dire dagli Igienisti laureati in Igiene Dentale, consente non solo una pulizia più profonda rispetto a quella che possiamo fare in casa, ma anche a prevenire e/o limitare eventuali “danni”, intercettare carie e patologie a carico delle gengive e dell’osso, grazie all’ausilio delle più moderne proposte in ambito tecnologico e merceologico. L’ottica della prevenzione dunque ha modo di realizzarsi attraverso le più raffinate tecniche caratterizzate da mini-invasività ed elevata efficacia, con la programmazione di un ideale follow up basato su rilevazione degli indici parodontali, classificazione delle recessioni, morfologia papillare e, non per ultimo, la motivazione del paziente e la dotazione di tutti i sussidi per una corretta igiene orale domiciliare.

Andrea Butera, igienista dentale

Ne parliamo con Andrea Butera, Igienista dentale “per vocazione”, libero professionista con una laurea in Igiene Dentale e una laurea magistrale delle professioni sanitarie tecniche assistenziali, ma anche docente in una serie di Master universitari e professore a contratto nel Corso di Laurea in Igiene Dentale all’università di Pavia.

Dr. Butera, cosa è consigliabile fare prima di un trattamento odontoiatrico? La preparazione del paziente al trattamento odontoiatrico è certamente la fase più importante perché anche l’Igienista deve inquadrare il paziente, valutare i fattori di rischio individuali e scegliere un protocollo adeguato, analizzare le abitudini di igiene orale domiciliare quotidiana, il fenotipo dei tessuti duri e dei tessuti parodontali, la qualità e la quantità della secrezione salivare e dei batteri in essa presenti. L’obiettivo è prendere in considerazioni le diverse variabili, correlarle alle capacità individuali del paziente e stabilire il grado di suscettibilità alla comparsa di patologie a carico del cavo orale.

Come si fa a stabilire il grado di predisposizione ad eventuali danni su tessuti duri e/o parodontali? Esistono degli indici specifici per valutare la qualità e la quantità di smalto, i difetti di mineralizzazione, la sensibilità dentinale, gli screening salivari, la capacità tampone e altri, tramite i quali è possibile inquadrare il paziente su tre livelli di suscettibilità all’insorgenza di patologie a carico dei tessuti duri e molli:

Suscettibilità Lieve: buona quantità salivare (>5mL) con Ph stabilmente tra 6,7 e 7,8 e buon potere tampone, indice di BEWE compreso tra 0 e 1 e Schiff Air Index compreso tra 0 e 1.

Suscettibilità Moderata: poca quantità salivare (compreso 5-3,5 mL) con Ph compreso tra 6,0 e 6,6 e discreto potere tampone, indice di BEWE compreso tra 1 e 2 e schiff Air Index compreso tra 1 e 2.

Suscettibilità severa: Scarsa o poca quantità salivare (<3,5mL) con pH < 6,6 e discreto/scarso potere tampone, indice di BEWE compreso tra 2 e 3 e Schiff air index compreso tra 2 e 3.

Le risultanze di questi test, da riportare su una scheda stilata ad hoc, unitamente alla valutazione degli altri fattori eziologici (igiene orale, alimentazione, esposizione al fluoro, predisposizione individuale, ecc.) sono utili per valutare la “cariorecettività” del paziente, diagnosticare una possibile causa d’insorgenza di carie, scoprire se vi è una disfunzione salivare ed indirizzare il paziente verso le cure più appropriate. Ovviamente per ottenere il successo terapeutico è fondamentale aggiungere a questa classificazione le capacità del paziente nell’utilizzo dei normali sussidi di igiene orale domiciliare, nonché la sua compliance che gioca sempre il ruolo di maggior importanza.

ipomineralizzazione dello smalto

Dr. Butera, si può intuire che anche i richiami di igiene seguano una frequenza basata su questa classificazione, giusto? Esattamente, e questo è il compito dell’Igienista che stabilisce un protocollo di sedute di igiene e fissa gli appuntamenti ai pazienti in base alla classificazione di cui abbiamo parlato, seguendo tre tempistiche:

  • Suscettibilità lieve: richiamo ogni sei mesi con l’ID, l’ortodontista che esegue il controllo e/o l’attivazione dell’apparecchio ortodontico mensilmente verifica la qualità dell’igiene domiciliare ed eventualmente fissa una seduta anticipata con l’ID
  • Suscettibilità moderata: richiamo ogni 3 mesi con l’ID, l’ortodontista che esegue il controllo e/o l’attivazione dell’apparecchio ortodontico mensilmente verifica la qualità dell’igiene domiciliare ed eventualmente fissa una seduta anticipata con l’ID
  • Suscettibilità severa: richiamo ogni mese al controllo e/o attivazione dell’apparecchio ortodontico da parte dell’ortodontista una seduta con l’ID

Ovviamente  i pazienti che non dimostrano buona compliance e difficoltà nel controllo di placca batterica, devono essere trattati come pazienti con suscettibilità severa, di conseguenza andranno eseguiti richiami con cadenza mensile fino alla loro completa collaborazione e al miglioramento dei suddetti indici.

Uno dei quesiti più frequenti sollevati dalla comunità scientifica negli ultimi decenni riguarda la correlazione tra terapia ortodontica e danni provocati nel tempo. Possiamo affermare che l’ortodonzia sia dannosa nei confronti dei denti e dei tessuti parodontali? La risposta è che un trattamento ortodontico, se non associato a un ottimo controllo dell’igiene orale, è potenzialmente lesivo nei confronti dei tessuti duri e molli del cavo orale. Infatti  il punto di partenza comune, e universalmente riconosciuto in ortodonzia, è quello di un completo controllo della placca batterica durante l’intero percorso; ogni fase (prima, durante e dopo trattamento ortodontico) deve essere supportata da protocolli specifici e dalla supervisione dell’Igienista dentale per evitare, o almeno limitare, eventuali danni conseguenti a uno scarso controllo dell’igiene orale.