ADHD: aggiornate le linee guida

ADHD: aggiornate le linee guida

di Maria Rosa De Marchi 

La società AAP – American Academy of Pediatrics ha da poco pubblicato l’aggiornamento delle linee guida per la gestione di bambini e adolescenti dai 4 ai 18 anni che soffrono di disturbo da deficit di attenzione/iperattività o ADHD.

Le linee guida indicano valutazione, diagnosi e trattamento e sono disponibili nella loro versione integrale cliccando su questo link. L’aggiornamento arriva quasi 20 anni dopo la pubblicazione della prima edizione delle linee guida, avvenuta nel 2000 per la diagnosi e nel 2001 per il trattamento e 8 anni dopo l’ultimo aggiornamento, in cui le raccomandazioni, inizialmente per bambini dai 6 ai 12 anni, furono estese alla fascia d’età 6-18 anni.

I cambiamenti e le conferme introdotte dall’aggiornamento

Le linee guida per la diagnosi sono basate sulla quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), e i criteri restano sostanzialmente simili al precedente aggiornamento. Le linee guida enfatizzano la necessità di valutare i sintomi e identificare le comorbidità, in modo tale da escludere altre cause dell’ADHD.

Le linee guida contengono inoltre due modifiche: la diagnosi a ragazzi con 17 anni o più richiede meno problemi comportamentali e devono esserci evidenze che i sintomi siano iniziati prima dei 12 anni d’età (precedentemente erano indicati i 7 anni).

Le terapie secondo le nuove linee guida

Anche le terapie raccomandate rimangono sostanzialmente inalterate. Come trattamenti iniziali sono indicati farmaci a base di metilfenidato e anfetamine; come trattamenti secondari o alternativi sono indicati farmaci a base di atomoxetina e agonisti dei recettori alfa-2 guanfacina e clonidina. Questi ultimi sono approvati dalla FDA come terapia adiuvante.

La terapia comportamentale è raccomandata come trattamento di prima linea nei bambini in età pre-scolare. Ad ogni modo, gli autori delle linee guida sottolineano la scarsa specificità nelle descrizioni di questo tipo di trattamento.

Uno studio pubblicato su Nature identifica 9 geni potenzialmente responsabili dell’ADHD

Nel frattempo, uno studio di Nature ha identificato 9 geni, provenienti da diversi tessuti e localizzati in 5 regioni diverse del DNA che potrebbero contribuire al manifestarsi dell’ADHD.

Lo studio ha previsto l’analisi di più di 19casi e di 34mila controlli: gli studiosi hanno effettuato un transcriptome-wide association study (TWAS) analizzando il trascrittoma, cioè la totalità di materiale genetico proveniente dai geni attivi in un determinato individuo.

Con questo studio i ricercatori proseguono le indagini sulle cause genetiche del disturbo da deficit di attenzione/iperattività, aprendo la strada a possibili studi ulteriori sui singoli geni identificati nel lavoro. È possibile leggere l’articolo cliccando su questo link.