Disturbi dell’umore e cardiopatia: nei pazienti diminuisce la compliance

Disturbi dell’umore e cardiopatia: nei pazienti diminuisce la compliance

di Maria Rosa De Marchi 

Quasi un paziente su tre, tra coloro che hanno subito un evento cardiaco, può manifestare forme leggere di depressione. I sintomi depressivi sono considerati normalmente transienti ma possono peggiorare nel corso del tempo. L’11% dei pazienti con patologie cardiache riceve una diagnosi di depressione moderata e il 15% di ansia: questo li espone al rischio di peggioramento della qualità di vita, declino funzionale o disabilità e ridotta produttività.

Lo studio a cura del team di ricerca australiano

In un articolo recentemente pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, un giornale dell’ESC – Società Europea di Cardiologia, si è provato a fare chiarezza sull’impatto di ansia e depressione nei pazienti con una patologia cardiaca, che costituisce la principale causa di morte a livello internazionale con il 31% di decessi e 17,9 milioni di pazienti.

Ansia e depressione spesso non sono diagnosticate e trattate nei pazienti con patologie cardiache, in particolare nelle donne: questo causa un aumento del rischio di mortalità dopo un evento cardiaco.

In particolare, la depressione aumenta del doppio il rischio di una prognosi sfavorevole, riducendo l’aderenza terapeutica del paziente nei confronti di farmaci e trattamenti raccomandati dal medico.

Disegno dello studio

Lo studio, retrospettivo e di coorte, ha coinvolto 5.908 pazienti australiani che dovevano iniziare un programma di riabilitazione in seguito a un evento cardiaco. I dati sono stati raccolti dal 2006 al 2017 e includevano caratteristiche demografiche, diagnosi, fattori di rischio cardiovascolari, utilizzo di farmaci, stato di salute (valutato secondo il Medical Outcomes Study Short Form-36) e salute mentale tramite l’utilizzo di scale di valutazione di depressione e ansia – Depression Anxiety Stress Scales).

Risultati

Secondo i dati raccolti dai ricercatori, il 18% dei pazienti che iniziava il programma riabilitativo mostrava sintomi di depressione moderata e il 28%, più di un paziente su quattro, sintomi di ansia. I pazienti con depressione (24% vs 13%) e ansia (32% vs 23%) mostravano meno aderenza alla terapia riabilitativa rispetto a coloro che non soffrivano di questi sintomi (p < 0.001).
In base a questi risultati, i ricercatori concludono che gestire in modo adeguato questi sintomi, anche con un supporto psicologico in aggiunta alla terapia riabilitativa, può essere di aiuto per il paziente cardiaco e per migliorare la sua aderenza terapeutica. È possibile leggere l’articolo completo
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