Oculistica: l’intervento di cataratta riduce i rischi alla guida

di  Mario Nejrotti

Durante il  17° Congresso Internazionale della Società Oftalmologica Italiana (Soi)   , che si è svolto il maggio scorso a Roma, il Presidente Piovella, riordando i numeri degli interventi di cataratta rimarcava  come la chirurgia della cataratta sia l’intervento più eseguito nel Mondo, con 26 milioni di casi l’anno scorso, cioè l’83% dell’attività di un centro chirurgico di oculistica:

“Nel 2018, 650.000 pazienti sono stati operati in Italia con una incidenza statistica di 11 Persone ogni 1000 abitanti. Nello stesso anno, per rendere l’idea, sono nati 430 mila bambini”.

Patologia quindi molto diffusa che tende a crescere con l’età. Sopra i 70 anni ne è affetto un soggetto su quattro.

Il disagio è complesso e va dalla visione confusa, alla diminuzione della capacità di discernere i colori, alla difficoltà di adattamento al buio, alla scarsa capacità di visione nitida in controluce, con percezione di aloni, lettura difficile, sensazione di affaticamento visivo e bruciori.

In questo disagio globale, occorre considerare anche la diminuzione della abilità a svolgere comuni attività come il guidare i veicoli in sicurezza.

Sembrerebbe evidente che una visione confusa rende meno abili, ma ricercatori australiani hanno deciso di misurare l’abilità alla guida di soggetti prima e dopo intervento di cataratta. Il loro lavoro è stato presentato pochi giorni fa al 123° Meeting annuale della  American Academy of Ophthalmology 

L’obiettivo della ricerca era proprio  misurare il vantaggio degli interventi di cataratta sulle prestazioni di guida e sulla sicurezza.

Un team di ricercatori,  coordinato da Jonathon Ng, MD, docente clinico senior presso l’Università dell’Australia occidentale, ha arruolato 44 pazienti con un’età media di 73 anni. Tutti i pazienti erano destinati ad un intervento di cataratta in entrambi gli occhi.

I soggetti sono stati sottoposti ad un test con simulatore di guida per valutare la qualità delle prestazioni in situazioni differenti, anche in presenza di rischio o imprevisto.

L’esame delle performance dei pazienti si è svolto in situazione basale, dopo il primo intervento ad un occhio e a conclusione del ciclo chirurgico.
Il simulatore di guida ha utilizzato e valutato  prestazioni  su parecchie variabili tra cui limiti di velocità obbligati, intensità del traffico, incroci non controllati e attraversamenti pedonali. I test comprendevano anche curve pericolose, rotatorie e imprevisti su strada.
Il simulatore ha misurato le capacità dei pazienti  ad adeguare la velocità alle richieste, alla variazione di velocità, ai cambi di corsia e ad evitare incidenti o quasi incidenti durante la simulazione di 10 chilometri. I ricercatori hanno utilizzato modelli di regressione lineare e di Poisson per valutare i risultati di interesse con aggiustamento per i confondenti.
A conclusione dei test  il team di ricercatori ha riscontrato che gli incidenti sono diminuiti del 35% dopo l’intervento chirurgico al primo occhio (IRR 0,65; IC 95%, 0,46-0,87) e del 48% dopo l’intervento di cataratta sul secondo occhio (IRR 0,52; 95 % CI, 0,35-0,78). Cambiamenti positivi nella sensibilità al contrasto sono stati associati a diminuzione di situazioni di “quasi incidente” e incidenti (IRR 0,69; IC al 95%, 0,46-0,87).
Sulla base dei risultati delle analisi, Ng e colleghi hanno concluso che le prestazioni di guida e la sicurezza sono migliorate  dopo l’intervento chirurgico di cataratta sia del primo sia del secondo occhio e ciò potrebbe essere in parte dovuto a una migliore sensibilità al contrasto dopo l’intervento.
“Questi risultati − ha affermato Jonathon Ng − evidenziano l’importanza di una chirurgia tempestiva nella cataratta per il mantenimento della sicurezza e della mobilità e per l’efficienza  alla guida specie nei conducenti i più anziani”

In Italia l’invecchiamento della popolazione e il perdurare dell’uso dei veicoli anche da parte dei soggetti più anziani pone il problema della sicurezza per il guidatore e gli altri. Sarà quindi importante  valutare sempre più diffusamente non solo l’acuità visiva dei guidatori, ma anche la qualità della visione. Infatti una migliore sensibilità al contrasto e alla visione crepuscolare possono avere ricadute importanti sulla abilità alla guida anche in condizioni impreviste.

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