L’effetto placebo, se mal analizzato, può confondere gli esiti dei farmaci

di Luca Mario Nejrotti

L’effetto placebo va considerato durante i test dei nuovi medicinali: non farlo potrebbe causare una sottostima dei danni e una sovrastima dei benefici.

Effetto placebo.

Lo studio dell’effetto placebo è importante anche per valutare efficacemente il modo di agire dei farmaci, che sono testati e confrontati coi risultati ottenuti con le “palline di zucchero”.

Se la sperimentazione non supera i benefici dell’effetto placebo, il farmaco o l’intervento non possono essere considerati efficaci.

Tuttavia, i placebo non sono necessariamente del tutto inerti come generalmente si crede (vedi).

I placebo sono disponibili in molte forme, tra cui iniezioni di soluzione salina, chirurgia simulata e compresse o capsule di qualsiasi forma, dimensione o colore: sarebbe, quindi, un bene registrare accuratamente le modalità di somministrazione e i diversi componenti.

Infatti, questi trattamenti comportano anche una vasta gamma di ingredienti, tra cui a volte prodotti chimici per imitare il gusto o la sensazione del farmaco attivo: tutte queste differenze possono influenzare la loro efficacia.

Possibili problemi.

L’importante è la precisione della raccolta dati. Gli autori fanno l’esempio della sperimentazione dell’oseltamivir. Nei test, per simulare il gusto amaro del farmaco, al placebo venne aggiunto dell’acido deidrocolico.

Nel valutare gli effetti collaterali del farmaco, confrontati con il placebo, non si è tenuto conto del fatto che sia l’acido deidrocolico sia l’oseltamivir causano effetti collaterali gastrointestinali.

Quando i ricercatori hanno voluto calcolare il tasso di effetti collaterali gastrointestinali dovuti all’oseltamivir, li hanno confrontati con gli effetti collaterali del placebo con il risultato di sottovalutare il tasso complessivo di effetti collaterali gastrointestinali per il farmaco.

Vi è anche il rischio opposto: la differenza percepibile tra il placebo e il vero farmaco. Se il paziente si rendesse conto di ricevere la somministrazione di un prodotto inerte, potrebbe non aspettarsi alcun beneficio. Questa consapevolezza ha il potenziale di alterare i risultati o la loro documentazione, facendo apparire il farmaco sperimentale più vantaggioso di quello che è veramente.

Davvero inattivi?

Gli autori riportano un ulteriore esempio dell’influenza accidentale dei placebo: l’olio d’oliva.

Nei primi studi sui farmaci per ridurre il colesterolo, i ricercatori hanno spesso usato l’olio d’oliva come placebo. Più tardi, è diventato chiaro che l’olio d’oliva stesso abbassa il colesterolo.

Tenendo insieme questi punti, è sempre più evidente che i placebo possono avere un’influenza significativa sui risultati di uno studio e devono essere tenuti nella massima considerazione per evitare di falsare i risultati.

Problemi di documentazione.

Un recente studio (vedi) mostra che in realtà i placebo sono spesso descritti in modo sommario nei trial e la loro importanza è sottovalutata.

Sono stati presi in considerazione i documenti che le prime sei riviste mediche generali, tra cui JAMA e BMJ, avevano pubblicato nel 2018. Sono stati raccolti tutti i documenti che utilizzavano placebo randomizzati o procedure fittizie. Questa ricerca ha schedato 94 articoli, che sono stati integrati con altri 100 articoli di altre riviste utilizzando gli stessi criteri.
Sono quindi state valutate le descrizioni del placebo da parte degli autori, verificandone l’aderenza con le attuali linee guida sulle migliori pratiche.

Se negli articoli delle principali riviste, gli autori riportavano il nome e le modalità di somministrazione dei placebo, la descrizione copriva in media solo 8 dei 12 punti previsti dalla lista di controllo.

Solo l’8,5% dei principali articoli di riviste contiene chiarimenti sul perché gli scienziati abbiano scelto il placebo specifico e nel secondo lotto di 100 articoli, il rapporto era ancora più scarso. In media, gli autori dello studio hanno coperto solo 6 dei 12 punti nell’elenco di controllo.
“È impossibile dire con quale frequenza i componenti del placebo influenzano il beneficio apparente del nuovo trattamento fino a quando tali componenti non vengono adeguatamente segnalati.” Sostengono gli autori.

I controlli di placebo e procedure fittizie sono scarsamente descritti nell’ambito di studi randomizzati e non sono usati spesso protocolli omogenei e approvati nel procedere a queste descrizioni. Gli autori, quindi raccomandano “di sviluppare linee guida per promuovere descrizioni migliori dei componenti di controllo placebo/procedure fittizie nell’ambito degli studi clinici”.

Fonti.

https://www.medicalnewstoday.com/articles/326505.php

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/eci.13169?referrer_access_token=qmHvzxVgzkvv5t-snoA0y4ta6bR2k8jH0KrdpFOxC65LX2F2Pe-dvRhcClQi1566DN00qkk00oJXBxfo_luWIsKVpESZjj9XkDvm5v1aeuRfpKQsg3PDfZP_tsyt2FeTDKp5axM0_vVugnvMijPGNg%3D%3D