Curato dalle macchine: se il direttore del Lancet è il paziente

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

“Perché i medici non toccano più i pazienti? Avendo il privilegio di frequentare cliniche presso il Servizio sanitario nazionale del Regno Unito quasi ogni settimana da marzo di quest’anno, posso dire onestamente che in nessun momento nessun medico, chirurgo o anestesista ha mai fatto nulla che si avvicinasse a un esame obiettivo”. Chi si pone questa domanda è il direttore del Lancet, Richard Horton. Prosegue specificando che le sue non sono da intendere come osservazioni critiche, ma note utili a sottolineare come, “nella pratica odierna della medicina contemporanea l’esame obiettivo sembra essere diventato un anacronismo, qualcosa di clinicamente residuale”. Dovremmo piangere o celebrare la fine del contatto fisico tra il medico e il malato? “Per molti aspetti dovremmo rallegrarci. Ho attraversato un percorso fatto di risonanze magnetiche e PET-CT con contrasto, sottoposto a numerosi elettrocardiogrammi, esami ecografici ed ecocardiogrammi, sono stato perforato da aghi per biopsia e ho atteso in file interminabili che le provette si riempissero di sangue. Che bisogno c’è dei dottori? La precisione della moderna medicina tecnologica trionfa su tutto ciò che i nostri imperfetti sensi possono rilevare”.

Che bisogno c’è dei dottori? La precisione della moderna medicina tecnologica trionfa su tutto ciò che i nostri imperfetti sensi possono rilevare. – Richard Horton

Il colloquio descritto da Horton ha come co-protagonisti medici con l’occhio fisso al computer, che urlano in corridoio pazienti chiamandoli per nome, che si lamentano dell’organizzazione dell’ospedale, impassibili mentre comunicano al malato l’esito degli esami. “Non c’è contatto. Anzi, il contrario. Separazione assoluta”. Niente ricerca attenta di linfonodi ingrossati. Nessuno sente il polso, radiale, brachiale, carotideo o altro. Nessuna auscultazione del cuore o del torace. Nessun esame addominale. “Il sistema nervoso potrebbe semplicemente non esistere”, osserva Horton, concludendo che “evitare il tatto è una cattiva medicina” anche perché – come scrive Margaret Atwood, scrittrice canadese, autrice del romanzo distopico “Il racconto dell’ancella” – “il tocco viene prima della vista, prima del discorso. È la prima lingua e l’ultima, e dice sempre la verità”.

Il tocco viene prima della vista, prima del discorso. È la prima lingua e l’ultima, e dice sempre la verità. – Margaret Atwood

L’articolo del direttore del Lancet è stato ampiamente ripreso, meritando oltre 500 tweet nei primi cinque giorni dalla pubblicazione. I lettori hanno sottolineato come l’importanza della relazione fisica medico-paziente non sia fondamentale per la diagnosi, quanto per l’instaurazione di un rapporto tra il curante e il suo assistito. In molti hanno commentato lapidariamente (“Make medicine human again”) mentre altri si sono spinti oltre, segnalando come anche in discipline come la fisioterapia il trattamento sia ormai affidato alle macchine invece che alle mani. Dispiace vedere solo un italiano – un oncologo – tra le persone che hanno commentato o rilanciato il tweet di Horton.

“Ho parlato con degli amici di quello che ho notato visitando da malato gli ospedali”, ha concluso Horton: “si sono sorpresi della mia sorpresa”. Forse, un po’ anche noi. Proprio il gruppo editoriale del Lancet – di proprietà della più grande casa editrice scientifica del mondo – ha lanciato pochi mesi fa una nuova rivista, The Lancet Digital Medicine. Periodico che propone un flusso costante e intenso di contributi così che solo un lettore attento può riuscire realmente a distinguere la celebrazione dell’innovazione dalle prudenti riserve di chi conserva uno sguardo critico sulla e-health. In pochi altri ambiti come questo così alla moda finiscono con l’essere nascosti i risultati negativi della ricerca.

Ne parla un commento uscito proprio su Lancet Digital Medicine in questi giorni: “La letteratura scientifica è nota per essere incompleta perché gli studi negativi, cioè quelli che non confutano l’ipotesi nulla, sono pubblicati meno frequentemente. Ciò aumenta la complessità della valutazione delle prestazioni dell’intelligenza artificiale rispetto a quella dei clinici, poiché i risultati potrebbero essere distorti a favore di quei modelli di intelligenza artificiale che dimostrano di funzionare. È necessario invece che anche gli studi negativi siano pubblicati” per bilanciare e rendere più credibile il quadro a disposizione dei professionisti sanitari e dei decisori.

Tessa S. Cook, della Perelman School of medicine di Philadelphia, raccomanda dunque rigore: le aspettative nei confronti della tecnologia in sanità sono troppo elevate per poterci permettere di disilludere i cittadini.

 

Bibliografia

  1. Horton R. Offline: Touch—the first language. The Lancet 2019; 394: 1310.
  2. Cook TS. Human versus machine in medicine: can scientific literature answer the question? The Lancet Digital Health 2019;1: e246-7.