Una vita sana e prospera per tutti

di Luca Mario Nejrotti

Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sullo Stato dell’Equità in Salute (Health Equity Status Report, HESR) è una valutazione completa sullo stato e sulle tendenze delle disuguaglianze di salute.

Agenda sana.

In vista degli obiettivi per lo Sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, l’uguaglianza nella gestione della salute e del benessere è un passaggio cruciale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, quindi, fa il punto sulla situazione, nonché sulle condizioni essenziali necessarie affinché nella Regione Europea dell’OMS tutti possano vivere una vita sana (vedi).

L’equità sanitaria implica che tutti dovrebbero avere pari opportunità sul piano sanitario-assistenziale senza svantaggi o diseguaglianze: questo rapporto, però, rivela che i progressi verso l’equità sanitaria in molti dei 53 paesi della regione europea dell’OMS sono in stallo.

I dati.

Nonostante i miglioramenti complessivi della salute e del benessere nella Regione europea negli ultimi 15 anni, questi successi non sono distribuiti equamente e persistono forti disuguaglianze all’interno degli stessi paesi (vedi).

L’aspettativa di vita media nella regione europea è aumentata a 76 anni per gli uomini e 82 anni per le donne, ma rimane chiara la diversificazione socioeconomica.

L’aspettativa di vita alla nascita per livello di istruzione, per esempio, mostra enormi variazioni all’interno dei paesi.

Alcune delle maggiori disparità per livello di istruzione sono state osservate in Slovacchia, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Il fumo, il basso reddito e l’obesità sono stati identificati come importanti fattori di rischio che contribuiscono alle disuguaglianze osservate nella mortalità, ma i parametri sono molto numerosi.

È interessante sottolineare come i parametri siano stati aggiornati anche a livello locale, nelle valutazioni parallele di diversi Sistemi Sanitari, come quello del Regno Unito (vedi).

Il Rapporto.

Il Rapporto fornisce un prezioso contributo a questo proposito. Basandosi sul lavoro svolto dalla Commissione dell’OMS sui determinanti sociali della salute, che ha fornito prove del perché sorgono disuguaglianze sanitarie e delle loro cause fondamentali, il rapporto identifica cinque fattori critici e assegna a ciascuno una percentuale che riflette il suo contributo al carico complessivo della disuguaglianza.

In primo luogo, si stima che la sicurezza del reddito e la protezione sociale rappresentino il 35% delle disuguaglianze sanitarie.

Inoltre, le condizioni di vita rappresentano il 29% delle disuguaglianze sanitarie.

Quindi si è valutato che il capitale sociale e umano (fattori come l’isolamento, la mancanza di controllo, la fiducia negli altri e scarsi risultati educativi) rappresentano il 19% delle disuguaglianze sanitarie.

Segue l’accesso e la qualità dell’assistenza sanitaria, che rappresenta il 10%.

Infine, si ritiene che l’occupazione e le condizioni di lavoro contribuiscano al 7% del carico complessivo delle disuguaglianze.

Indicazioni politiche.

Il Rapporto sullo stato delle equità sanitarie non si limita alla classifica dell’importanza relativa dei diversi fattori di disuguaglianza nella salute e propone ai governi strade per affrontarli mettendo in evidenza le carenze delle politiche. Per esempio, mentre il 29% delle disuguaglianze sanitarie sono legate a condizioni di vita precarie, il 53% dei paesi della regione ha disinvestito in alloggi e servizi alla comunità negli ultimi 15 anni. La povertà infantile è un altro esempio sconcertante. Sebbene si stimi che uno su cinque bambini stia vivendo in condizioni di povertà relativa, la spesa media nazionale per la protezione sociale è scesa mediamente dal 12-9% al 6-1% del prodotto interno lordo (PIL), tra il 2000 e il 2012.

Il contributo finale, e più costruttivo, del rapporto è la stima di come sarebbe necessario operare per invertire la tendenza di disuguaglianza sanitaria. Gli autori esaminano otto politiche macroeconomiche e ne identificano sei con un chiaro potenziale per ridurre le disuguaglianze a breve termine (2-4 anni): aumentare le spese per alloggi e servizi sociali, ridurre le disparità di reddito, aumentare le spese per la protezione sociale, ridurre la disoccupazione, aumentare le spese per le politiche del lavoro e ridurre i pagamenti diretti per la salute.

Vantaggi per tutti.

Il Rapporto stima che una riduzione del 50% delle disuguaglianze sanitarie potrebbe offrire benefici finanziari ai paesi che vanno da un aumento dello 0,3% a un aumento del 4,3% del PIL, una cifra che potrebbe aiutare a convincere i governi a ridurre le disuguaglianze.

Il Rapporto sullo stato delle equità dell’OMS mostra quindi l’evidenza scientifica secondo la quale la salute e il benessere sono strettamente collegati ed evidenzia la necessità assoluta di garantire che i valori sociali di solidarietà, equità e i diritti siano inseriti nelle politiche di bilancio e di crescita. Esso offre una chiara tabella di marcia per i paesi verso il raggiungimento dell’obiettivo 10 di sviluppo sostenibile sulla riduzione delle disuguaglianze.

Fonti.

http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0009/415683/20191002-h1450-hesri-executive-summary-it.pdf?ua=1

https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(19)30181-1/fulltext

https://publichealthmatters.blog.gov.uk/2019/10/01/whats-new-in-the-october-2019-wider-determinants-tool-update/