Contenzioso odontoiatrico: meglio prevenire che… rimediare

di Patrizia Biancucci

L’incidenza di contenzioso in ambito odontoiatrico è relativamente bassa stando ai resoconti delle assicurazioni, confrontati con l’attività degli operatori, per i quali un contenzioso col paziente comporta un’alterazione dell’omeostasi lavorativa e personale, con ricadute sulla soddisfazione del rapporto, perdita di serenità, di tempo e spesso guadagno, per non dire dell’orgoglio ferito o del senso d’ingiustizia per contestazioni immotivate e/o pretestuose. Si parla da temp, di “clinical risk management” ossia prevenzione dell’errore sulla base di verifica delle cause dell’accadimento di eventi sfavorevoli. Il principio per cui “prevenire è meglio che rimediare”, vale anche per il contenzioso da considerare come evento avverso autonomo, indipendente dal fatto clinico sfavorevole quale base possibile.

In altri termini è il contenzioso in sé, come “patologia del rapporto di cura” derivante anche solo da un’alterata relazione personale col paziente, senza problematica clinica vera e propria, che può e deve essere oggetto di attiva profilassi.

Per un’accurata disamina del problema, è utile considerare le principali cause di contestazione, avendo quale premessa la consapevolezza del profilo del paziente. Non sempre un soggetto “difficile“ ingenererà un contenzioso, ma alcuni tratti comportamentali devono allarmare il professionista inducendolo a maggiori cautele verso la persona.

prof. Dario Betti medico legale

Al prof. Dario Betti, specialista in Medicina legale e in Odontostomatologia, docente di Etica medica e di Medicina legale nel corso di Laurea in Odontoiatria dell’Università di Padova, socio ordinario S.I.M.L.A. chiediamo come possiamo intercettare il cosiddetto paziente difficile – “La tipologia del ”paziente difficile” non è uniforme: c’è quello irritabile o più insofferente, quello inconcludente nell’esporre sintomi e istanze di cura, che espone richieste irragionevoli o fantasiose, il puntiglioso che si attarda su dettagli irrilevanti, che chiede di modificare senza motivo l’estetica dei manufatti protesici o cambiare il programma di cure, lamenta dolori infondati, ha già avuto un contenzioso con altro professionista, non rispetta appuntamenti e/o pagamenti. La tipologia è ampia e molti professionisti potrebbero indicare altri soggetti “difficili”, escludendo i problemi clinici, la cui prevenzione rientra nella più ampia gestione del rischio”.

Un altro motivo, spesso collaterale a lamentele di ordine clinico, è la difformità tra aspettative del paziente e apprezzamento del risultato (in termini di funzionalità più spesso estetica, ma anche masticatoria), durata del trattamento e disagi correlati. L’affinità con le contestazioni dei veri errori clinici si comprende ricordando i criteri diagnostici della colpa professionale, dove si distinguono gli eventi avversi inevitabili (imprevedibili o intrinseci alla procedura) e quelli evitabili con ordinaria diligenza, prudenza e perizia. Aspettative irragionevoli e percezioni negative si possono gestire e quindi evitare: le prime, evitando che nella fase informativa preliminare si crei nel paziente un immaginario erroneo; le seconde, contestuali alle cure, si possono correggere con spiegazioni e motivazioni idonee. Escluso un risvolto clinico oggettivo della lagnanza del paziente e con la certezza derivante da un’accurata ed onesta valutazione del proprio. Nell’esperienza degli operatori il sintomo “dolore” non rappresenta necessariamente il fallimento di una procedura né un preavviso di contestazione; per un criterio di prudenza e di prevenzione, va registrato nel diario clinico come persistenza ed evoluzione. Prodromo di un contenzioso è invece la richiesta immotivata di ritirare la documentazione di studio, che però non si può considerare una contestazione e ancor meno, un’istanza risarcitoria. Anche perché il paziente ha diritto di avere copia della documentazione trattandosi di materiale elaborato sulla sua persona, inerente la propria salute.

Il contenzioso si concretizza alla ricezione certificata di una diffida o istanza di risarcimento danni. Tutti gli operatori iscritti all’Albo hanno un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), dove poter inviare comunicazioni con valore legale di ricevimento, anche se il destinatario non esegue verifiche. Il sistema è più rigido di quelli postali con l’attestazione di ricevimento dove solo la firma di accettazione prova la ricezione. Sono esperienza comune le richieste risarcitorie presentate per vie meno formali, ma documentabili (posta elettronica ordinaria e lettere, anche non raccomandate). C’è l’obbligo di comunicazione alla compagnia di assicurazione (apertura di sinistro) entro i termini del contratto, da verificare puntualmente: se, nell’istruttoria, è richiesta all’assicurato la documentazione di studio (tutelata dalle norme sulla riservatezza) è necessario ottenere l’autorizzazione del paziente.

Considerazione speciale merita una peculiare modalità di esordio del contenzioso originata dalla richiesta di pagamento di onorario ad un paziente moroso. Un decreto ingiuntivo (con verifica da parte dell’Ordine dei Medici di congruità delle spese per prestazioni erogate, che non ne attesta tuttavia la correttezza esecutiva), genera nella maggior parte dei casi un’opposizione con contestuale citazione per risarcimento danni. Un ricorso può essere pertanto attivato solo dopo accurata verifica della posizione “di forza” del professionista che dovrà argomentare tutte le censure, vere o pretestuose, che accompagneranno l’atto di citazione opponente.