La Rete della ricerca

di Luca Mario Nejrotti

Strumenti come i social network e le altre forme di condivisione possono offrire ai ricercatori un vantaggio e trasformare le differenze regionali in risorse.

Rete e collaborazione.

La ricerca scientifica si fonda sulla collaborazione e sulla condivisione di dati e risultati, un recente articolo su Nature mostra alcuni metodi innovativi per creare reti interdisciplinari e integrate (vedi).

Per esempio, la comunicazione online può essere un utile strumento per ottenere informazioni e consigli da chi si trovi o si sia trovato in condizioni simili alla propria.

È il caso di Prachee Avasthi, ricercatrice medica che ha avviato uno spazio di lavoro comune per connettersi con gli altri nella sua posizione, utilizzando lo strumento di collaborazione online Slack.

Questo nuovo strumento era dotato di una varietà di canali su cui i membri potevano scambiare messaggi e condividere strumenti e documenti relativi a questioni come sovvenzioni, conciliazione tra lavoro e vita privata e problemi di assunzione, e persino cercare supporto nei giorni particolarmente difficili. Il progetto è cominciato nel 2016, con un blog e alcuni annunci su twitter e oggi conta oltre 1.600 membri, con circa 400 attivi in ​​ogni momento.

Il progetto, inoltre, è collaborativo: dai suoi esordi, i membri hanno aggiunto canali su argomenti come l’assistenza all’infanzia, nonché canali locali per Boston, Massachusetts, e Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, ad esempio. Sono anche apparse aree di lavoro simili, tra cui Future PI Slack e Grad Student Slack.

Condivisione.

Un altro buon esempio è costituito da Julie Van De Weghe, dell’ Università di Washington, Seattle, che trovandosi a dover seguire la trafila burocratica per richiedere una borsa di transizione di carriera del National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha avuto l’idea di creare un gruppo di condivisione file e informazioni, usando Dropbox, mailing list e newsletter. Il gruppo di postdottorandi così costituito è cresciuto fino a comprendere diverse discipline e tutti i ricercatori collaboravano alle rispettive domande con consigli, files, revisioni e riletture. Circa una volta al mese, i postdoc si riuniscono di persona per confrontarsi o festeggiare se qualcuno vince il finanziamento.

La grande varietà di persone coinvolte è stata utile, afferma Van De Weghe, perché avere un gruppo di tutoraggio tra pari con persone con diverse competenze può aiutare a identificare le aree che potrebbero necessitare di maggiori chiarimenti.

Il mondo è grande e la ricerca scientifica è spesso internazionale. Alcuni scienziati incontrano problemi semplicemente a causa della propria posizione geografica. La tecnologia può aiutare moltissimo da questo punto di vista, anche se niente può sostituire l’occasione di confronto personale che si può creare durante i grandi convegni scientifici.

L’unione fa la forza.

Sempre in ambito reale e non virtuale, un sistema efficace di fare rete, tra centri di ricerca, ma anche tra dipartimenti all’interno delle singole istituzioni è quello di mettere a disposizione dei diversi ricercatori le attrezzature dei grandi laboratori.

Questo permette di ottimizzare le risorse: per esempio, nel 2017 al Colorado Boulder,, Kathryn Ramirez-Aguilar, che gestisce il programma Green Labs dell’università, e il suo team hanno vinto un concorso finanziato dall’università per creare spazi di laboratorio condivisi in grado di ospitare attrezzature da diversi dipartimenti.

Nel giro di un anno, sono stati catalogati quasi 4.000 pezzi di attrezzature provenienti da tre dipartimenti che si offrirono volontari per partecipare. Nel processo, venne valutato quali oggetti potessero essere condivisi, venduti, riparati, ridistribuiti o eliminati. Ottantacinque di questi strumenti, per un valore di 625.000 USD, sono stati spostati in alcuni spazi condivisi per essere utilizzati da 60 ricercatori provenienti da 18 laboratori. Lo sforzo ha liberato più di 195 metri quadrati di spazio laboratorio, valutati a circa $ 1,2 milioni in termini di costi di costruzione evitati, secondo Ramirez-Aguilar e il suo team. Inoltre, l’utilizzo di apparecchiature condivise o l’acquisizione di strumenti in eccedenza ha consentito di risparmiare quasi $ 220.000.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-02943-4