Epatite C: in Italia aumentano i trattamenti avviati ma serve un focus sulla diagnosi

Epatite C: in Italia aumentano i trattamenti avviati ma serve un focus sulla diagnosi

di Maria Rosa De Marchi 

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha diffuso un aggiornamento sui dati relativi alla cura dei pazienti italiani affetti da epatite C: secondo i dati al 7 ottobre 2019, sono 193.815 i trattamenti “avviati” (solo pazienti eleggibili) con almeno una scheda di Dispensazione farmaco, quasi 6.000 unità in più rispetto al precedente aggiornamento di luglio 2019. Sempre a luglio, AIFA aveva diffuso una nota sull’aggiornamento dei criteri di trattamento,consultabile a questo link.

Un problema “sommerso”

Secondo alcune stime non ufficiali ci sarebbero altri 200mila infetti ignari della propria condizione, appartenenti sia a popolazioni speciali a rischio che alla popolazione generale che ha comunque subito il contagio.

“Tra coloro che non ancora ricevuto una diagnosi ci potrebbero essere anche persone che sono risultate positive agli anticorpi, quindi già guarite o trattate. Inoltre, probabilmente, a questi pazienti vanno aggiunti quelli che non presentano fattori di rischio o per cui l’HCV non è mai stata diagnosticata. I principali indagati restano i cosiddetti pazienti “difficili” le popolazioni chiave: si tratta di soggetti tossicodipendenti, detenuti, o che si sono sottoposti in passato a procedure particolari. Il vero problema è la popolazione generale” spiega Alessia Ciancio, Gastroenterologo Professore Associato Università di Torino e Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza a margine di una iniziativa volta alla sensibilizzazione dei professionisti del settore sanitario alle tematiche di screening e di trattamento dell’epatite C.

Serve una spinta da parte delle istituzioni per mettere a fuoco l’entità del problema

“Il personale scientifico è pronto – continua la Prof.ssa Ciancio – ma mancano le istituzioni, sia a livello regionale che nazionale. Ciò che i medici possono fare purtroppo è soltanto una microeradicazione, perché possono intervenire e inserirsi soltanto in ambienti che ben conoscono. Ma per un programma di eradicazione nazionale occorre il supporto istituzionale, regolamentativo ed economico, per poter eseguire uno screening su tutta la popolazione generale. L’esperienza fatta in altri Paesi, infatti, confermerebbe che questa, e solo questa, è la via giusta per la tanto attesa eradicazione”.

Epatite C non diagnosticata: se ne è parlato anche durante la giornata mondiale

Lo scorso 28 luglio si è svolta la giornata mondiale dell’epatite, promossa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità con l’obiettivo a lungo termine della completa eradicazione delle patologie entro in 2030. Anche in quella occasione un report ha posto l’attenzione sul mondo “nascosto” delle epatiti non diagnosticate o non sottoposte a terapia adeguata. Secondo i dati diffusi a luglio, nel 2017 solo il 19% di chi aveva l’epatite C ne era a conoscenza e di questi solo il 15% ha ricevuto le cure nello stesso anno: rispettivamente 4,5 e 2 milioni di individui trattati a fronte della stima di 325 milioni di ammalati in tutto il mondo.