La ricerca medica può riportare ai fatti reali l’opinione pubblica?

di Luca Mario Nejrotti

Aneddoti, notizie false e social media hanno desensibilizzato il pubblico che rifiuta i fatti, ormai scettico e disinformato.

Fatti e parole.

Un recente articolo sull’American Journal of Medicine (vedi) afferma che i ricercatori medici possono aiutare il pubblico a recuperare fiducia nella ricerca scientifica e a comprendere quanto rigoroso debbano essere il metodo e il processo d’indagine.

Piuttosto che arroccarsi su posizioni isolazioniste, i ricercatori dovrebbero aiutare gli utenti a discernere un aneddoto da risultati scientifici sottoposti a revisione paritaria.

Il modo migliore per farlo? Continuando a garantire integrità, rigore, riproducibilità e confronto e guadagnare così la fiducia del pubblico mostrando di essere moralmente responsabili e completamente privi di qualsiasi influenza e conflitto d’interesse (vedi).

Questione di rigore.

Integrità e affidabilità devono essere attributi essenziali dei ricercatori medici. La cattiva condotta della ricerca rappresenta pericoli chiari e attuali per le istituzioni accademiche, le loro facoltà, docenti, studenti e personale, non solo sul piano scientifico. I danni inferti all’autorevolezza delle istituzioni scientifiche e della ricerca in generale aprono le porte alle fake news e allo svilimento del ruolo degli scienziati.

Per raggiungere e mantenere la fiducia del pubblico, i ricercatori medici devono preservare l’integrità della ricerca. Per fare ciò è necessario coordinamento e collaborazione di tutte le istituzioni accademiche.

Al di là del bianco e del nero.

Uno degli aspetti più difficili da comprendere per il pubblico dei non addetti ai lavori è il fatto che conclusioni contraddittorie possono essere scientificamente ugualmente valide variando il contesto.

Condurre il pubblico a rendersi conto che non ci sono soluzioni mediche ugualmente valide per tutti e a capire che le risposte non sono solo bianche o nere sarebbe un grande risultato a fronte di falsa scienza che tende a mostrare soluzioni universali e semplicistiche.

Si pensi al grande successo che hanno le storie aneddotiche, che possono essere molto potenti e che ricevono troppo peso, soprattutto sui social media.

Sarebbe inutile, e impossibile, controbattere a ognuna, mentre è possibile fornire al pubblico gli strumenti per discernere un aneddoto da risultati scientifici in una rivista peer-review.

Problema sfaccettato.

L’autorevolezza della ricerca non si difende solo con i contenuti, ma anche con la trasparenza negli aspetti finanziari e di sicurezza. Poiché le risorse destinate alla ricerca sono sempre più scarse e la competizione può favorire sensazionalismi dannosi, occorre un ampio consenso in tutto il comparto scientifico, comprese agenzie di finanziamento, riviste mediche e tutte le istituzioni accademiche, per affrontare vigilando queste sfide cliniche, etiche e legali sempre più importanti.

Tra le opportunità proposte dagli autori per migliorare l’integrità della ricerca vi sono “l’identificazione delle migliori pratiche di analisi comparativa, l’istituzione di un’infrastruttura per la conformità della ricerca e l’attuazione di un piano di garanzia della qualità.”

Inoltre, potrebbe essere utile stabilire elenchi di esperti indipendenti per condurre revisioni periodiche delle procedure istituzionali.

La sfiducia nella ricerca medica può provocare danni gravissimi, arrivando alla perdita di vite umane. Paradossalmente sono proprio i ricercatori nel campo della salute a dovere fare di tutto, come parte prioritaria nella propria attività, per evitare che questo accada e per rinforzare la fiducia del pubblico nelle istituzioni di ricerca.

Fonti.

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0002934319307594

https://www.sciencedaily.com/releases/2019/10/191016094917.htm