La tragica mappa della mortalità infantile

di Luca Mario Nejrotti

Tra gli obiettivi delle Nazioni Unite per il 2030 vi è la lotta alla mortalità infantile: per una strategia efficace sono necessari dati esatti.

La mappa.

Dal 2000, molti paesi hanno ottenuto un notevole successo nel miglioramento della sopravvivenza infantile: negli ultimi 20 anni, i tassi di mortalità infantile sono diminuiti di oltre la metà.

I progressi rimangono poco chiari, però, a livello geografico, rendendo vani gli sforzi di pianificazione integrata.

Per una strategia informata è necessario poter distinguere le differenze territoriali all’interno delle nazioni e monitorarle nel tempo, perché i dati raggruppati e raccolti con periodicità troppo rarefatta possono nascondere o mitigare le situazioni di emergenza e crisi.

Un recente studio (vedi) mostra un metodo applicabile per valutare le variazioni subnazionali dei tassi di mortalità e del numero di decessi di neonati, lattanti e bambini di età inferiore a 5 anni.

La ricerca ha analizzato 99 paesi a basso e medio reddito dove nel 2017 si è verificato il 97% dei decessi infantili, utilizzando un modello di sopravvivenza geostatistica. È stato concluso che il 32% dei bambini sotto i 5 anni in questi paesi viveva in distretti che avevano raggiunto tassi di 25 o meno decessi infantili per 1.000 nati vivi entro il 2017 e che il 58% dei decessi infantili tra il 2000 e il 2017 in questi paesi avrebbe potuto essere evitato in assenza di disuguaglianze geografiche.

Questo studio consente l’identificazione di cluster ad alta mortalità, modelli di progresso e disuguaglianze geografiche per indirizzare gli investimenti e le implementazioni appropriate che potranno migliorare la salute di tutte le popolazioni.

Precisione.

L’indagine rivela il permanere di disuguaglianze locali, nonostante il trend generale di miglioramento. Il team di ricerca calcola che il 58% dei 123 milioni di decessi mappati in 17 anni era prevenibile.

Se tutte le aree avessero tassi di mortalità pari alle regioni con le migliori prestazioni nel loro paese, questi decessi non si sarebbero verificati.

Le aree più ricche, comprese le capitali, presentano in genere tassi di mortalità infantile molto più bassi. Una cattiva governance può portare all’allocazione sproporzionata di risorse pubbliche ai gruppi d’élite. Le morti di bambini piccoli aumentano in aree di povertà – dove è probabile che vivano gruppi etnici o religiosi minoritari, popolazioni indigene e altre persone che subiscono discriminazioni.

La discriminazione nei confronti delle donne porta alla mancata definizione delle priorità della salute materna; la discriminazione nei confronti di gruppi etnici o religiosi si traduce in servizi inadeguati per adulti e bambini. E le morti infantili spesso accompagnano altre violazioni dei diritti umani. Insicurezza, violenza e conflitti colpiscono milioni di bambini.

Operatività.

Una maggiore precisione evita facili ottimismi e mostra dove gli interventi sono stati efficaci e dove sia ancora indispensabile agire.  Anche perché spesso nelle aree più disagiate le problematiche si intrecciano e anche gli interventi devono essere integrati.

La lotta contro la mortalità infantile richiede sforzi in tutte le funzioni del governo: fornire l’accesso alle cure mediche è solo un elemento. Se i governi devono difendere i diritti dei cittadini alla salute, devono prendere in considerazione le determinanti sociali del benessere dei bambini.

Non solo accesso alle cure.

Il problema della mortalità infantile richiede sicuramente di facilitare l’accesso alle cure, ma anche il monitoraggio della salute delle donne in gravidanza e la promozione di campagne di vaccinazione. È però anche necessario promuovere la sicurezza alimentare, in parte attraverso scuole che offrono pasti nutrienti. Quindi le tematiche di salute e benessere s’intrecciano, per esempio, con l’accesso alla scolarizzazione.

Come affermato da Michelle Bachelet Alto Commissario del’ONU per i Diritti Umani ed ex-Presidente del Cile: “i fattori che contribuiscono alle morti infantili si riducono ai fallimenti nel trattamento dei mali più ampi: povertà, disimpegno, discriminazione e ingiustizia” (vedi).

Fonti.

https://www.nature.com/articles/s41586-019-1545-0

https://www.nature.com/articles/d41586-019-03058-6