Influenza:  meglio diagnosticare o prevenire?

di Mario Nejrotti

La campagna 2019/2020

In questi giorni è ai nastri di partenza la campagna vaccinale per la stagione 2019/2020.

I medici di Famiglia e i Pediatri di Libera scelta si sono organizzati e sono fortemente motivati per raggiungere nelle categorie a rischio, specie negli anziani,  la percentuale di copertura del 75%, livello ancora lontano dai dati delle vaccinazioni negli anni passati.

Sono in atto numerose campagne di sensibilizzazione a vari livelli istituzionali che mirano a superare la diffidenza che negli ultimi anni si era diffusa tra i soggetti a rischio e nella popolazione generale, che per altro dagli ultimi sondaggi, per fortuna, pare in regresso.

In questo contesto e sapendo che comunque durante la stagione autunno, invernale di quest’anno un a considerevole percentuale di persone ammalerà di influenza, è utile ribadire quale valore diagnostico ha l’esame clinico in caso di influenza.

 Esame clinico e probabilità diagnostica dell’influenza

Ce lo ricorda con il consueto tono semplice e pragmatico la Rivista indipendente Prescrire.org

L’influenza è un’infezione respiratoria acuta causata da un virus della famiglia Orthomyxo.

Le note manifestazioni della malattia sono caratterizzate il più delle volte dal’insorgenza improvvisa di febbre, che può essere anche elevata, brividi, cefalea, mialgie,malessere generale, tosse, mal di gola. L’improvvisa insorgenza di febbre accompagnata da dolori muscolari e sintomi respiratori viene spesso genericamente definita sindrome influenzale.
Ma è esperienza di tutti i medici che altre sindrome causate da virus diversi dagli Orthomixo, quali i rinovirus, ad esempio,  o a determinati batteri hanno manifestazioni cliniche molto simili all’influenza e sono praticamente indistinguibili.
Come è noto l’influenza può essere pericolosa e causa di frequenti complicazioni respiratorie  specie nei soggetti a rischio non vaccinati come gli over 65, i pazienti con patologie croniche o in stato di immunodeficienza.
Nel 2019, il metodo di riferimento per confermare una diagnosi clinica di influenza è ancora la virologia di laboratorio da un campione rinofaringeo.

Accuratezza diagnostica e epidemia

La diagnosi di influenza, posta attraverso le informazioni che il medico può raccogliere al letto del malato con la sola anamnesi e l’esame obiettivo si basa su elementi troppo deboli e generici per avere una ragionevole certezza della sua correttezza.

Il principale aiuto nel lavoro quotidiano deriva dalla conoscenza della prevalenza dell’influenza nel momento in cui il clinico pone la diagnosi.

Infatti la maggiore o minore diffusione del virus rende la diagnosi più o meno probabile. Le percentuali di accuratezza parlano da sole: durante il periodo epidemico, la probabilità che la diagnosi di influenza sia corretta in base alla clinica è circa del 70% nelle persone che hanno i sintomi sopra elencati. Di fronte agli stessi sintomi, tale probabilità è solo dell’1% al di fuori del l’epidemia.

Valutando quanto è aleatoria la diagnosi clinica, nonostante il lapalissiano ausilio della prevalenza di malattia, e quanto poco clinicamente si può agire sul manifestarsi delle complicazioni, è opportuno che si incrementi la prevenzione.

Meglio la prevenzione

Tra tutte le iniziative ad ogni livello, si è appena conclusa la settimana di sensibilizzazione promossa dalla Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) (Flu Awareness Week, 22-26 ottobre) , appoggiata dall’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), che ha sottolineato che il 75% di copertura  è solo l’obiettivo minimo e che si deve puntare al 95%. I dati europei  di diffusione e complicazioni associate sono molto espliciti e indicano quanto sia utile vaccinare quante più persone possibile. Infatti ogni anno, nell’Unione Europea, 50 milioni di persone contraggono il virus dell’influenza e si stima che tra 15.000 e 70.000 muoiano per cause associate

Sono state ribadite inoltre quali sono le categorie su cui il medico deve focalizzare la propria attenzione per promuovere la prevenzione attiva con la vaccinazione, che viene ovunque offerta gratuitamente.

Le categorie a rischio sono:

  • persone di età pari o superiore a 65 anni
  • bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni affetti da malattie che incidono sul decorso dell’influenza
  • bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di influenza
  • donne incinta
  • individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti
  • medici e personale sanitario di assistenza
  • familiari e contatti di soggetti ad alto rischio di complicanze
  • individui addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo
  • personale che è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus non umani
  • donatori di sangue.

InfluNet: una rete di protezione

Inoltre, ricorda  Epicentro , dal 14 ottobre è iniziata la sorveglianza nazionale InfluNet, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e basata su una rete di medici sentinella costituita da Medici di medicina generale (MMG) e da Pediatri di libera scelta (PLS), reclutati dalle Regioni, che segnalano i casi di sindrome influenzale (ILI) e collaborano, attraverso il prelievo di campioni biologici, all’identificazione dei virus influenzali circolanti, che viene poi  effettuata dai laboratori regionali di riferimento per l’influenza.

 

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