Anche il Cinema si rivolge al dentista

di Patrizia Biancucci

Erano gli anni Settanta e il Cinema Americano viveva un periodo di grande sperimentazione: le grandi case di produzione, avendo la necessità di confrontarsi con Nouvelle Vague e Neorealismo Italiano, avevano scelto di abbandonare uno stile visivo patinato e pomposo in favore di una visione più vicina alla realtà, talvolta rincuorante ma anche e spesso sporca, dura e crudele. In questo contesto storico, definitivo successivamente Hollywood Renaissance (Il Rinascimento Hollywoodiano), acquista incredibile spessore cinematografico la figura del dentista.

Il maratoneta

È il 1976. Sullo schermo vediamo un uomo anziano, leggermente stempiato, che ripete ossessivamente la frase “Is it safe?” tenendo fra le mani strumenti odontoiatrici. Ha l’accento leggermente tedesco e si rivolge ad un giovane ebreo trentenne che, bloccato su un lettino ospedaliero, cerca disperatamente di capire quali siano le intenzioni del suo interlocutore. La scena si evolve in una tortura sadica, il cui climax è la perforazione di un dente tramite uno specillo odontoiatrico. Il film si intitola Il Maratoneta e vanta due interpreti d’eccezione: Dustin Hoffman e Laurence Olivier. Proprio quest’ultimo, grazie alla sua interpretazione, svela una sfaccettatura oscura, sadica e totalmente inedita della professione odontoiatrica.

Questa professione, fino a quel momento, aveva trovato poco interesse da parte del mezzo cinematografico. Era considerata una facile soluzione per caratterizzare il ruolo sociale di un personaggio o, nella migliore delle ipotesi, poteva rappresentare l’escamotage per una gag con il gas esilarante (Charlot Falso Dentista).

Dopo il Maratoneta invece si inaugura una nuova esplorazione della professione odontoiatrica, longeva e che continua infatti ancora oggi.

Ne vengono indagati e ritratti i lati oscuri (The Dentist)

ma anche la componente razionale (Django Unchained)

maldestra (Novocaine)

balorda (Come ammazzare il capo…e vivere felici) … fino a rendere la stessa dentatura parte integrante e fondamentale delle pellicole Hollywoodiane e non solo.

I responsabili del make up, da trent’anni ad oggi, costruiscono buona parte dell’estetica e della mentalità di un personaggio intervenendo sui suoi denti: cannibali, bifolchi, capitalisti narcisisti, spie, membri di una gang; figure conosciute al grande pubblico che, per ogni truccatore, costituiscono una vera e propria sfida odontoiatrica. Gli stessi divi hollywoodiani, negli ultimi vent’anni, anche se prima c’era stata Marilyn Monroe che rimane un caso a sé, hanno usato il sorriso come mezzo per costruire personaggi vincenti: si pensi a Tom Cruise, George Clooney o perfino Julia Roberts.

Il sorriso della Roberts, paragonato a quello della Mona Lisa, ha addirittura convinto alcuni sceneggiatori hollywoodiani a scriverci sopra un film di produzione recente: Mona Lisa Smile (con protagonista, naturalmente, la stessa Roberts).

Il Maratoneta ha quindi segnato un vero e proprio nuovo inizio per questa professione. E se lo scienziato pazzo, il cowboy, lo sceriffo, il detective privato hanno senz’altro rappresentato archetipi fondamentali del cinema classico hollywoodiano (rimanendo tutt’oggi figure apprezzate dal grande pubblico), il dentista è stato uno dei personaggi cardine, potremmo dire “incisivo” del cinema moderno, post-moderno, di genere e sperimentale.