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Anoressia nervosa nei giovani: nuove statistiche da uno studio in Regno Unito e Irlanda

di Maria Rosa De Marchi 

Dal Regno Unito arrivano nuovi dati sulla diffusione dell’anoressia nella fascia d’età 8-17 anni. Un nuovo lavoro pubblicato sul British Medical Journal si è occupato di aggiornare le statistiche sull’incidenza della patologia, con l’obiettivo di elaborare piani terapeutici più adeguati per la gestione dei giovani pazienti.

La provenienza delle statistiche: cure primarie e secondarie

Secondo gli autori dello studio infatti, le statistiche attualmente disponibili per il Regno Unito sono vecchie di almeno 10 anni e fanno riferimento a dati estrapolati da contesti di cura primaria (la diagnosi viene effettuata dal medico di famiglia).

Gli autori identificano come più affidabili le statistiche derivanti dalle diagnosi registrate in contesti di cura secondaria, dal momento che secondo loro le statistiche di cura primaria non rappresentano in modo adeguato la totalità dei casi. I casi che non vengono identificati in cura primaria si possono trasformare in emergenze, che una volta manifestate richiedono immediatamente supporto medico e psichiatrico. La diagnosi in questo caso viene fatta da uno specialista in un contesto di cura secondaria.

I criteri dello studio e il sistema di raccolta dati

Per aggiornare le statistiche, i ricercatori hanno messo a punto uno studio osservazionale con l’ausilio del CAPSS (Child and Adolescent Psychiatry Surveillance System), un sistema utilizzato dal sistema sanitario inglese per effettuare la segnalazione di casi di patologie mentali nei bambini. Il sistema si serve di un metodo di reportistica mensile, attivo dal 2009, in cui i clinici coinvolti compilano questionari che vengono successivamente analizzati. I criteri di inclusione hanno visto partecipare allo studio giovani e bambini dagli 8 ai 17 anni, registrando le segnalazioni ricevute in un periodo di 8 mesi dal 1 Febbraio al 30 Settembre 2015. Il sistema di sorveglianza prevede l’invio di moduli a un indirizzario che comprende neuropsichiatri infantili ospedalieri, universitari e dislocati in sedi territoriali.

Incidenza: 14 casi su 100.000 per il nuovo studio e il commento dell’NHS

Nel corso degli 8 mesi il sistema di sorveglianza ha raccolto, secondo i criteri di inclusione, 305 nuovi casi di anoressia nervosa: 9 su 10 giovani con anoressia erano ragazze e l’età media alla diagnosi era 14,56 anni e l’indice di massa corporea registrato era 16,50. Il numero di casi variava in base a età e sesso.

L’incidenza ottenuta è stata di 14 casi su 100.000, inferiore rispetto alle stime precedenti di 18-20 casi per 100.000 ragazzi che riguardavano la fascia d’età 10-19 anni.

Dall’NHS cautele sulle interpretazioni dello studio da parte della stampa

Lo studio è stato ripreso dal National Health Service in una nota, commentando il taglio giornalistico “allarmante” di testate inglesi come The Sun e il Guardian, che si sono focalizzate sul dato che riguarda i bambini tra 8 e 12 anni, duplicato rispetto a stime precedenti ma che rappresenta solo una piccola percentuale rispetto al numero totale di casi.

NHS commenta ancora nella nota che nonostante questi dati, l’anoressia nervosa resta una patologia molto poco comune nei bambini di quell’età. L’anoressia nervosa è più comune tra gli adolescenti, ma anche in questa fascia di età bisogna tenere in considerazione che colpisce lo 0,03% dei bambini.

Resta inoltre il problema della provenienza delle diagnosi: lo studio, conclude il NHS e come già visto sopra, ha visto esclusivamente l’impiego di segnalazioni fatte in contesti di cura secondaria, questa volta escludendo le diagnosi fatte dai medici di famiglia, o casi che non sono stati identificati e quindi i bambini e adolescenti che pur malati non hanno ricevuto diagnosi e cure adeguate.

È possibile leggere l’articolo nella sua versione integrale cliccando su questo link.

Nuove frontiere di cura negli Stati Uniti

Nel frattempo, è di pochissime settimane fa la notizia che negli Stati Uniti è in fase iniziale di reclutamento un trial clinico per testare l’utilizzo della psilocibina, molecola che induce stati psichedelici presente in alcuni funghi allucinogeni, su pazienti con forme croniche di anoressia nervosa.