campagna

Il medico di campagna

di Luca Mario Nejrotti

Un recente studio mostra che negli Stati Uniti le condizioni di lavoro per i medici di campagna sono lontane dall’essere idilliache.

La campagna.

Se pensiamo alla campagna, in primo luogo ci vengono in mente immagini bucoliche di aria pura, natura benevola, ampli spazi e vita sana.

In realtà vivere la campagna significa smorzare notevolmente questi stereotipi e fare i conti a volte con inquinamento, difficoltà delle comunicazioni, barriere culturali.

Per esempio, medici e direttori clinici subiscono pregiudizi, molestie e discriminazioni professionali in un’arretrata regione agricola della California (vedi).

Molte comunità rurali e agricole sperimentano difficoltà a causa della carenza di medici, anche in Italia (vedi).

I medici di base sono generalmente attratti dalle comunità rurali per lo stile di vita, la bellezza della campagna e delle sue attività all’aperto e la vicinanza delle persone, oltre al metodo di lavoro e alle sfide professionali. Molti operatori sono cresciuti in comunità rurali, ma altrettanto semplicemente preferiscono ciò che offrono queste comunità. Molti sentono un impulso personale a lavorare in comunità con un chiaro bisogno medico e dove si può facilmente percepire il risultato del lavoro nel quotidiano (vedi).

Troppo spesso, però, i medici che si dedicano alla pratica rurale scoprono di non essere in grado di stabilire relazioni positive all’interno della comunità.

Alcuni sperimentano evidenti conflitti con i pazienti, altri all’interno dell’ambiente di lavoro e spesso queste pratiche di esclusione non sono comprese, prima ancora che sanzionate dagli amministratori ospedalieri.

L’invecchiamento della popolazione dei medici minaccia l’offerta futura in queste aree. Lo sviluppo di politiche per costruire una forza lavoro sostenibile richiede la comprensione delle esperienze di coloro che sono attualmente in servizio.

Per comprendere esattamente i motivi per cui le aree rurali sono meno attrattive per il personale sanitario, occorre ampliare lo spettro dell’indagine. Precedenti ricerche sui dottori delle zone rurali hanno principalmente preso in esame uomini bianchi non Latini e, in misura minore, donne bianche non Latine; ad oggi, nessuno studio ha esaminato le differenze per razza/etnia, orientamento sessuale o identità di genere.

Barriere culturali.

I pregiudizi, le molestie e le discriminazioni non sono esclusivi delle comunità rurali o agricole o dei medici e dei direttori delle cliniche: un corpus crescente di letteratura illustra come queste esperienze siano pervasive nel settore dell’assistenza sanitaria.

Tuttavia, lo studio mostra risultati più preoccupanti per le aree altamente svantaggiate in cui gli operatori sanitari e i pazienti hanno meno opzioni per mitigare gli effetti di questi problemi.

L’impatto più grave sugli operatori sanitari si potrebbe tra l’altro tradurre in un condizionamento grave anche sulla qualità delle cure, con danni alla comunità nella sua interezza.

Queste condizioni accelerano il burnout del medico, che è associato alla fornitura di qualità inferiore di cura e maggiore turnover del lavoro.

La mancanza di sostegno per gli operatori sanitari dei gruppi di minoranza nelle aree rurali più arretrate può bloccare i progressi nell’affrontare le diseguaglianze sanitarie

Una prima indagine.

Questa prima valutazione non porta risultati definitivi, ma le conclusioni raggiunte evidenziano l’importanza della comprensione della diversità e dell’inclusione nelle professioni sanitarie nelle aree rurali scarsamente servite. Sono necessarie ulteriori indagini per determinare in che misura possono verificarsi pregiudizi, molestie e discriminazioni in altre aree rurali del paese e per determinare la loro associazione con le difficoltà  di accesso e  con la qualità delle cure primarie.

Fonti.

https://www.ilsole24ore.com/art/dal-radiologo-casa-all-infermiere-famiglia-ricette-contro-carenza-medici-ACYxqFo

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2753394

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2753391