immigrati

Cambiare in meglio?

di Luca Mario Nejrotti

Un fenomeno ancora poco studiato è come il cambiamento di stili di vita negli immigrati di prima generazione, influenzi la salute.

L’indagine.

L’indagine è stata condotta in Svezia, sulla comunità degli immigrati mediorientali: la percezione, l’esperienza reale, gli ostacoli alle modifiche dello stile di vita, come influenzano le condizioni di salute?

In particolare, è stata analizzata la prevalenza del diabete di tipo 2 tra gli immigrati iracheni in Svezia, che è elevata e in parte correlata alla scarsa attività fisica e al cibo ricco di calorie.

È stata condotta un’analisi tematica qualitativa sui dati raccolti da interviste di focus group specifici per genere che hanno avuto luogo durante uno studio di intervento controllato randomizzato adattato culturalmente che affrontava la motivazione al cambiamento dello stile di vita, l’auto-responsabilizzazione, le modifiche comportamentali e le barriere socioculturali alla variazione dello stile di vita.

Sono stati organizzati sette focus group, con un intervallo di 1-4 settimane tra gennaio e maggio 2015; ogni sessione è durata circa 1,5 ore.

Su 27 donne e 23 uomini assegnati al gruppo di intervento, 19 donne e 14 uomini, che hanno partecipato ad almeno una sessione di focus group, sono stati inclusi nello studio.

Le interviste.

I partecipanti hanno espresso consapevolezza del contenuto delle pratiche di stile di vita sano.

Hanno, però, anche raccontato di numerose barriere sociali e culturali legate a pasti irregolari, eccesso di cibo, preferenze di cibo e bevande e aspettative della famiglia. L’eccesso di cibo è stato descritto come conseguenza di norme e aspettative sociali e culturali e di scarso benessere mentale. I facilitatori per la modifica dello stile di vita erano collegati al coinvolgimento e al sostegno della famiglia.

Lo studio svedese, quindi, mette in risalto come le azioni preventive rivolte al coinvolgimento delle famiglie possano essere utili agli immigrati mediorientali ad alto rischio di diabete di tipo 2 per adottare pratiche e stili di vita più sani. L’identificazione delle barriere socioculturali e dei facilitatori dello stile di vita sano sono cruciali per una promozione della salute di successo nelle popolazioni minoritarie a rischio di diabete di tipo 2.

Paradossi.

Come si è detto, è interessante che le persone coinvolte nello studio mostrassero consapevolezza degli stili di vita sani, pur riconoscendo una serie di ostacoli culturali al potersi adattare ad essi.

I partecipanti hanno spesso denunciato di avere difficoltà a consumare pasti regolari, saltando spesso i pasti principali e sostituendo comunemente i pasti con i dolci. Nelle interviste, era anche comune l’abitudine di cenare tardi, cioè di notte a volte esagerando o al contrario saltando quasi del tutto il pasto.

Gli alimenti fritti o dolci sono preferiti e percepiti come “cibo con buon odore e gusto”; l’acqua spesso non è apprezzata e le si preferiscono bibite e succhi dolci. In generale risulta molto difficile modificare le abitudini nella scelta degli ingredienti per i cibi tradizionali.

Spesso si ritiene di essere sovrappeso solo per la quantità di cibo o di pasti e non per gli ingredienti consumati nelle porzioni.

Di più è meglio.

Soprattutto nell’alimentazioni dei ragazzi, le porzioni sono sovrabbondanti e ipercaloriche e sono i bambini a decidere “cosa e dove mangiare”; le madri spesso mangiano nei fast food, come i loro figli, a causa della “necessità di seguire le decisioni familiari”. Inoltre, le donne hanno spiegato il loro eccesso di cibo perché “i ragazzi hanno bisogno di mangiare porzioni enormi dopo essersi allenati la sera”.

Il peggio sembrano essere le celebrazioni e le feste con i parenti: “Sì, quando incontro parenti, mi invitano [a mangiare] sempre, e non posso dire di no …; è considerato scortese non mangiare il cibo quando viene offerto; è difficile dire di no al buon cibo che ti viene servito; la mia famiglia pensa che io sia troppo piccolo, ma sono in sovrappeso! Mi offrono piatti e pasti diversi per tutto il tempo”. Sono frasi tipiche riportate nelle interviste che mostrano come la tradizione alimentare sia più forte delle buone abitudini.

Le donne.

Una complicazione maggiore riguarda il mondo femminile: le donne dei gruppi di esame hanno denunciato di non percepire il sostegno dei loro familiari ad esempio per l’esercizio fisico. Hanno anche affermato di non avere abbastanza tempo libero per l’attività fisica all’aperto o per andare in palestra. Le donne comunemente descrivevano che il loro tempo era principalmente dedicato alle faccende domestiche e alla cura dei bambini.

Inoltre, per le donne è più difficile fare movimento o esercizio per il fatto di non sentirsi a proprio agio nel fare una passeggiata da sole. Tuttavia, anche le palestre occidentali non sono luoghi sempre adatti agli immigrati di altre culture. Alcune intervistate hanno affermato che avrebbero voluto “andare in posti solo per donne dove possiamo esercitarci e fare sport. Queste strutture devono essere situate vicino a dove viviamo; altrimenti, non è possibile per noi andarci.

Fonti.

https://bmjopen.bmj.com/content/9/10/e028076