Tubercolosi: trasformare le promesse in progressi concreti

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La tubercolosi continua a imperversare e a uccidere. E, pur fra progressi importanti e impegni politici a fare di più, le azioni di contrasto non sono ancora in linea con gli obiettivi prefissati. Oltre a incrementare gli sforzi, poi, bisogna cambiare qualcosa rispetto agli approcci attuali.

È questo il succo di una serie di studi e pezzi d’opinione pubblicati da Lancet (1) e dal BMJ (2-4) all’indomani del Global Tuberculosis Report 2019 (5), presentato a metà ottobre. Secondo il rapporto 10 milioni di persone hanno contratto la tubercolosi nel 2018 e 1,5 milioni ne sono morte. Arginare l’epidemia resta difficile soprattutto per lo scarso accesso alla prevenzione e alle cure: 3 milioni di presunti malati, l’anno scorso, non hanno ricevuto la diagnosi e le terapie necessarie.

È ora che un movimento della società civile e il coinvolgimento dell’intera società sfruttino l’impegno politico che si è creato, per trasformare le promesse in progressi concreti e consegnare questa emergenza alla storia. – The Lancet

Le buone notizie comunque non mancano, ricorda l’editoriale di Lancet (1). L’impegno politico sta crescendo senza precedenti, come ribadito l’anno scorso dai capi di stato al primo meeting delle Nazioni Unite di alto livello sulla tubercolosi mai tenuto (6). E il fatto stesso che 7 milioni di malati abbiano ricevuto le cure necessarie – 600.000 in più dell’anno prima – attesta che i progressi sono in atto. Resta il fatto che sono insufficienti, e di questo passo non conseguiremo l’Obiettivo di sviluppo sostenibile di ridurre la mortalità da tubercolosi del 90% entro il 2030.

Le azioni che servirebbero a raggiungerlo sono state delineate dalla Lancet Commission on Tuberculosis, e includono, insieme alla disponibilità di centri di cura, farmaci e test di suscettibilità agli antibiotici ovunque servano, anche la diagnosi e la cura delle infezioni latenti, causate da micobatteri che restano dormienti senza dare sintomi, ma possono tornare attivi dopo mesi o anni.

“Curare anche le infezioni latenti è un punto vitale, benché negletto, della strategia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per fermare l’epidemia, ed è un obiettivo ribadito l’anno scorso al meeting delle Nazioni Uniti sulla tubercolosi, dove sono stati presi impegni concreti per realizzarlo”, rimarca sul BMJ Anthony Harries, senior adviser alla International Union Against Tuberculosis and Lung Disease di Parigi (2).

Ma per contrastare con efficacia le infezioni latenti c’è ancora molto da studiare, come mostra il lavoro incessante di Marcel Behr, della McGill University di Montreal in Canada. L’anno scorso, con uno studio sul BMJ, Behr ha mostrato che chi viene infettato dal micobatterio di norma sviluppa la malattia conclamata al massimo entro due anni, e non resta quindi a rischio per l’intera vita. Ora, sempre sul BMJ (3), Behr smentisce l’idea invalsa che l’infezione persista in forma latente per l’intera vita in tutte le persone che mostrano una reazione positiva agli antigeni del micobatterio. La diagnosi di tubercolosi latente si basa infatti sulla reattività nel test cutaneo della tubercolina o in altri esami immunologici. “Ma così l’infezione è inferita, non provata”, dice Harries (2). E Behr dimostra che l’inferenza è spesso sbagliata, sulla base di due linee di osservazioni indipendenti.

Da un lato, vari tipi di studi e trial clinici mostrano che l’immunoreattività può persistere anche a lungo dopo che una terapia ha eliminato l’infezione. Dall’altro lato, la gran parte delle persone con immunoreattività non sviluppa la malattia attiva neanche se si ritrova in uno stato di grave immunosoppressione, a causa di infezioni di HIV, trattamenti immunosoppressivi per i trapianti, o altri trattamenti farmacologici. Sembra quindi che queste persone abbiano eliminato l’infezione, pur conservandone la memoria immunologica.

“Oggi, in base ai test di immunoreattività e a modelli matematici, si stima che due miliardi di persone siano portatrici di tubercolosi latente a rischio di divenire attiva. Ma l’immunoreattività non distingue se l’infezione è persistente o è stata eliminata. Per individuare e curare le persone davvero a rischio servono con urgenza nuovi test”, conclude Behr (3).

Il lavoro di Behr è convincente – commenta Harries – e le analisi fanno pensare che solo il 10% delle persone immunoreattive ospiti batteri in grado di riattivarsi; nelle altre altri i germi sono permanentemente dormienti o sono morti. Bisognerà quindi moltiplicare gli sforzi per sviluppare biomarcatori affidabili e non troppo cari, che distinguano le infezioni persistenti dalla mera memoria immunologica di un’infezione estinta.

Nel frattempo non possiamo che continuare a trattare tutti coloro che risultano positivi alla tubercolosi dormiente con i test attuali, anche se ciò significa somministrare terapie potenzialmente dannose, o molto costose, a molte persone che non ne avrebbero bisogno. “Il movimento globale contro la tubercolosi deve spingere per avere farmaci a prezzi abbordabili nei paesi in cui servono, e per lo sviluppo di biomarcatori efficaci”, conclude Harries (2).

Gli fa eco il Lancet: “È ora che un movimento della società civile e il coinvolgimento dell’intera società sfruttino l’impegno politico che si è creato, per trasformare le promesse in progressi concreti e consegnare questa emergenza alla storia”.

 

Bibliografia

  1. Editorial. End the tuberculosis emergency: a promise is not enough. Lancet 2019; 394: 1482.
  2. Harries A. In the absence of a true test for latent TB we need shorter, safer preventive treatments. BMJ Blogs, 24 ottobre 2019.
  3. Behr MA, Edelstein PH, Ramakrishnan L. Is Mycobacterium tuberculosis infection life long? BMJ 2019; 367: l5770.
  4. Becerra MC, Huang C-C, Lecca L, et al. Transmissibility and potential for disease progression of drug resistant Mycobacterium tuberculosis: prospective cohort study. BMJ 2019; 367: l5894.
  5. Who Health Organization. Global Tuberculosis Report 2019
  6. UN General Assembly High-Level Meeting on ending TB. New York, 26 settembre 2018.