La morte annunciata del fonendoscopio

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Le cose invecchiano con il tempo. E con il tempo passano in secondo piano e addirittura escono dalla scena perché ormai obsolete nonostante abbiano rappresentato una grande innovazione. Il telegrafo per esempio è stato soppiantato dalla telefonia, il biciclo dalla bicicletta, e così via. Anche il fonendoscopio – simbolo indiscusso insieme al camice bianco della figura del medico – è destinato a morire? È un tema di cui si discute negli ultimi anni con lo sviluppo di nuove tecnologie quali il fonendoscopio a ultrasuoni e le app per smartphone che permettono di ascoltare e visualizzare i suoni del corpo e intercettare anomalie del ritmo cardiaco o nei polmoni. Il tutto senza dover auscultare, come René Laennec nel 1816 iniziò a praticare utilizzando dei fogli arrotolati a cilindro per evitare il contatto diretto con il petto di una paziente e usando il cilindro come cono per amplificare il rumore (1).

Che il fonendoscopio classico sia ormai uno strumento obsoleto, scrive AP News, lo ha affermato Eric Topol: “È stato OK per più di duecento anni. Ma ora dobbiamo andare oltre. Possiamo fare meglio”. Eric Topol è un famoso cardiologo, entusiasta sostenitore dell’innovazione, che dirige lo Scripps Translational Science Institute da lui stesso fondato nel 2007. Nel suo ultimo libro Deep medicine, Eric Topol scrive che a duecento anni dalla sua nascita sia arrivato il momento di rivalutare l’utilità di questo strumento nell’esame obiettivo del paziente: “Il fonendoscopio è un semplice tubo di gomma che non registra nulla e, al massimo, può solo servire transitoriamente come un condotto per ascoltare i suoni del corpo. Non ho mai potuto condividere i suoni del cuore con un paziente in alcun mondo, nemmeno in presenza di soffio raro che aveva un suono come quello di una lavatrice. I pazienti non potevano sapere che cosa rappresentavano quei suoni. Ora con il fonendoscopio a ultrasuoni possiamo avere una visualizzazione diretta del cuore senza doverla estrapolare dai suoni; possiamo catturare e archiviare i dati, così come condividerli e interpretarli subito con i pazienti, permettendo a loro di vedere e farsi un’idea di come è fatto dentro il proprio corpo. Questa è una tecnologia che, come l’intelligenza artificiale, migliora certi aspetti della medicina e può direttamente rafforzare la comunicazione e promuovere un legame tra il paziente e il medico” (2).

Poter “vedere” i suoni è un valore aggiunto rispetto al solo ascolto. Ma i tempi sono maturi per mandare in pensione il fonendoscopio? Nelle scuole di medicina si continua ad insegnare agli studenti l’uso del fonendoscopio ritenuto ancora oggi una competenza indispensabile per fare il medico. “Tuttavia nell’ultimo decennio, l’industria tecnologica ha ridimensionato gli scanner a ultrasuoni in dispositivi simili ai telecomandi della televisione”, scrive AP news (3). “Inoltre ha sviluppato stetoscopi digitali che possono essere collegati allo smartphone e creare immagini e letture in movimento. I sostenitori di questi dispositivi affermano che sono facili da usare quasi come gli stetoscopi tradizionali e consentono ai medici di guardare i movimenti del corpo al suo interno e vedere anomalie come i danni valvolari”.

Sia al Medical College della Georgia che all’University of Indianapolis, Paul Wallach ha già introdotto un corso interamente dedicato all’uso del fonendoscopio a ultrasuoni, oltre a quello tradizionale, prevendendo che nell’arco dei prossimi dieci anni gli strumenti a ultrasuoni portatili diventeranno parte dell’esame obiettivo qual è il classico martelletto per riflessi usato nella visita neurologica. “Questi nuovi dispositivi aumentano la nostra capacità di dare un’occhiata sotto la nostra pelle”, ha sottolineato Wallach che però, a differenza di alcuni sostenitori del “nuovo” come Eric Topol, si guarda bene dal dichiarare morto il fonendoscopio classico. La prossima generazione di medici indosserà “un fonendoscopio al collo e un ecografo in tasca” (3).

Il vantaggio di queste nuove tecnologie a ultrasuoni è la precisione e la sensibilità. “Alcuni studi recenti hanno dimostrato che i laureati in medicina interna e medicina d’urgenza che utilizzano un fonendoscopio classico possono perdere fino alla metà dei mormorii che sarebbe invece importate rilevare”, ha commentato James Thomas, cardiologo alla Northwestern Medicine di Chicago dove si stanno già testando le nuove tecnologie create da Eko a Berkeley per fare stetoscopi smart e più precisi con algoritmi di intelligenza artificiale che si basano migliaia di registrazioni di battiti cardiaci (3).

Un nodo da scogliere però è quello dei costi: per ora il tradizionale fonendoscopio (quello con i due tubi di gomma) costa circa duecento euro a fronte di migliaia di euro di alcuni device high-tech. Finché il prezzo di quest’ultimi non scenderà il vecchio fonendoscopio “rimarrà il nostro strumento preferito”, ha commentato il dottor Dave Drelicharz, pediatra da più di dieci anni a Chicago, che conosce bene il fascino dei nuovi dispositivi (3).

Un altro aspetto da considerare, o meglio da non sottovalutare, è la costruzione di un rapporto tra paziente e medico. Secondo Elazer Edelman (4) l’uso del fonendoscopio ne fa parte perché crea riduce la distanza tra il medico e il paziente, introduce un tocco umano nel rapporto: “Il legame tra paziente e medico è diverso da qualsiasi altra relazione tra due persone che non si conoscono. Se uno dei due si allontana fisicamente dall’altro, quel legame si logora o si spezza. Non puoi fidarti di qualcuno che non ti tocca”. Ma anche su questo Topol non è del tutto d’accordo, senza però sminuire l’importanza del contatto fisico e della costruzione del rapporto medico e paziente di cui si dichiara sostenitore: “Il problema che abbiamo di fronte riguarda il fatto che la medicina è stata disumanizzata attraverso l’abbattimento del tempo che medici e pazienti possono trascorrere insieme. Inoltre, questo problema riguarda anche una diminuzione del tempo che i medici possono dedicare alla riflessione sul caso che stanno esaminando. La conseguenza di questi cambiamenti è stata un’erosione grave e costante ai danni di questa relazione critica, basata sulla fiducia e sulla presenza, che necessita di essere ripristinata. Il dono del tempo che potrebbe derivare dall’intelligenza artificiale – grazie alla possibilità di delegare alcuni compiti alle macchine e dare ai pazienti sia la responsabilità dei propri dati sia algoritmi per supportarne l’interpretazione – costituisce una grande promessa per proiettarci nella direzione giusta (sebbene si tratti di un concetto controintuitivo e paradossale)” (5).

Il punto cruciale è valutare sempre il nuovo e saperlo inserire nel corretto modo. Il filosofo Francesco Bacone rifletteva che il nuovo “aggiusta sempre qualcosa ma ne danneggia un’altra”. Le innovazioni non sono di per sé neutrali, possono avere conseguenze positive per alcuni o negative per altri, ragion per cui bisognerebbe interrogarsi sui rischi e benefici e su come introdurre nuove tecnologie giudicate innovative: “Ci dovrebbe essere sempre – scrive il sociologo Massimiano Bucchi – una maturazione culturale che deve accompagnare l’innovazione ma che purtroppo non sempre c’è” (6).

 

Bibliografia

  1. Chi era René Laennec, l’inventore dello fonendoscopio. Focus, 17 febbraio 2016.
  2. Topol E. Deep medicine. How artificial intelligence can make healthcare human again. New York: Basic Books, 2019.
  3. Tanner L. Is the stethoscope dying? High-tech rivals pose a threat. AP New, 23 ottobre 2019.
  4. Edelman EE, Weber BN. Tenuous Tether. N Engl J Med 2015; 373:2199-201.
  5. Topol E, Mandrola J (intervista a). Essere innovativi o essere conservativi? Recenti Prog Med 2019;Suppl Forward14;S10-S13.
  6. Bucchi M. Per un pugno di idee. Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita. Milano: Bompiani, 2016.