Drug use, la nuova serie di studi del Lancet

Lo scorso 25 ottobre è stata pubblicata sul sito del Lancet l’ultima delle “serie” stilate dalla prestigiosa pubblicazione scientifica internazionale, una sequenza di studi che prendono in considerazione un fenomeno e propongono interventi su di esso: l’ultima è quella che tratta di un problema quanto mai attuale e che necessita di approfondimento e soprattutto di possibili soluzioni, cioè quello dell’utilizzo di droghe – intese in questo caso genericamente come sostanze in grado di creare una dipendenza in chi le assume, che siano vendute in farmacia come medicinali o acquistate in circuiti illegali a scopo ricreativo.

“Ci concentriamo su oppiacei, cannabinoidi, stimolanti e sostanze psicoattive di nuova introduzione. Gli autori hanno rivisto le evidenze sull’epidemiologia dell’uso di farmaci e i relativi danni collaterali e possibili interventi da applicare per arginarli. Hanno anche individuato problematiche che probabilmente diventeranno sempre più rilevanti nella prossima decade”, spiegano nella presentazione dell’ultima serie di approfondimento.

Nel 2017 271 milioni di persone, circa il 5% della popolazione mondiale, hanno dichiarato di aver fatto uso di droghe nell’anno precedente, e si stima che un numero tra i 35 e i 72 milioni di persone abbia un problema legato all’utilizzo di sostanze. Oltre mezzo milione di persone ha perso la vita, nel corso dell’anno, per overdose o patologie direttamente collegate all’uso di droghe.

L’approfondimento

L’ultima serie del Lancet dedicata alle droghe risale al 2012 ed è quindi piuttosto recente. Ma come spiegano ancora nella presentazione del nuovo lavoro, “il panorama dell’uso di droghe è dinamico e in continuo cambiamento. In un sempre crescente numero di Paesi, sono avvenute modifiche nella legislazione e nelle attitudini nei confronti del loro utilizzo. La produzione e il consumo sono in aumento a livello globale, e con essi aumentano anche i rischi per la salute, mentre nel frattempo nuove sostanze continuano a emergere”. Il riferimento più immediato appare essere quello alla legalizzazione della cannabis messa in pratica negli ultimi anni in molti Stati degli USA e dell’America Latina, e alla recente epidemia di decessi e danni respiratori provocati dalla sigaretta elettronica.

Quella che si configura come una vera e propria campagna di informazione multimediale parte dalla base, ovvero da quattro studi scientifici sul tema, per aggiungere poi commenti testuali, podcast e risorse per avviare un dibattito a livello globale come le social cards e un hashtag dedicato ai social network, #DrugUse.

Nuovi studi

Il primo studio fa seguito all’allarme ormai diffuso e riconosciuto dell’epidemia di oppiacei in corso a livello globale. Il Global Burden of Diseases, infatti, stima che nel 2017 oltre 40 milioni e mezzo di persone nel mondo fossero dipendenti dagli oppiacei, e che circa 110000 persone siano morte di overdose.

Lo studio evidenzia che interventi basilari come l’utilizzo di trattamenti antagonisti degli oppiacei e il corretto scalare nel dosaggio possono evitare tra il 7 e il 25% delle morti per overdose, suicidio, HIV, epatite C e altri effetti indesiderati dell’uso di tali medicinali. Altre iniziative di successo prevedono tutte le attività che possano efficacemente ridurre i danni da uso di oppiacei: ad oggi, chi è dipendente da questo tipo di farmaci non viene adeguatamente monitorato per garantirne la salute, nonostante la letteratura scientifica porti forti evidenze dell’utilità di questi trattamenti.

Il secondo studio si concentra invece sui cannabinoidi, valutando le implicazioni della legalizzazione per uso medico e ricreativo. Nello studio si prendono ad esempio le politiche di vendita e utilizzo di altre sostanze notoriamente dannose ma legali, come alcol e tabacco, per ipotizzare possibili scenari a lungo termine sulla salute pubblica. Il terzo studio si concentra sugli stimolanti, come cocaina e anfetamine, evidenziando che – nonostante l’elevata mortalità per overdose o patologie correlate – attualmente non sono disponibili terapie farmacologiche in grado di contrastarne l’utilizzo, e che le iniziative a livello psicologico e sociale sembrano portare a scarsi risultati. Il quarto studio, infine, analizza le nuove sostanze psicoattive, in particolare quei farmaci che sono stati messi a punto per curare le dipendenze da sostanze e che sono diventate a loro volta causa di dipendenza. Il Lancet in questo caso auspica di far partire un programma di monitoraggio, sorveglianza e controllo per cominciare a raccogliere dati e catalogare questo tipo di sostanze, difficili da monitorare come droghe illegali poiché nella maggior parte dei casi nascono come farmaci registrati, proprio allo scopo di combattere dipendenze da altri psicoattivi.1