Dall’appropriatezza prescrittiva allo sviluppo sostenibile: da qui passa la lotta alla resistenza agli antibiotici (AMR)

di Mario Nejrotti

Antibiotico resistenza le responsabilità della sanità

La formazione professionale dei medici all’appropriatezza prescrittiva per i farmaci antibiotici è un innegabile strumento per ridurre le resistenze batteriche. Un uso appropriato di questi farmaci, che escluda ad esempio forme respiratorie infiammatorie acute, infezioni virali e infezioni autolimitanti, da trattare con sintomatici; oppure una somministrazione condivisa che favorisca la compliance del paziente nel non interrompere troppo precocemente il trattamento al primo miglioramento di malattia, possono senz’altro incidere sulla riduzione della selezione di batteri resistenti.

La soluzione dell’AMR è solo medica?

Però la cifra impressionante di 700.000 morti all’anno nel mondo per l’antibiotico resistenza, in continua crescita, mostra che gli sforzi dei singoli professionisti o dei sistemi sanitari nell’ aumentare la loro sensibilità e conoscenza del problema, non può portare a risultati rilevanti e duraturi.

Un articolo comparso su  The Lancet il 30 ottobre , che riporta un commento di alcuni esperti tedeschi e norvegesi, fa il punto sulle strategie da approntare per affrontare un problema che non ha confini politici nel suo diffondersi e che necessita di un urgente impegno internazionale.

Acquisito il piano degli stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 2015 e il documento politico dell’anno successivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), è ormai attiva una struttura tripartita costituita appunto dall’OMS, dall’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) dell’ONU e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (World Organisation of Animal Health -OIE).

L’importanza e la rappresentatività di queste istituzioni internazionali dà la misura della vastità del problema e sottolinea che tutti i governi, a livello politico, ne stanno prendendo consapevolezza. Ad esempio, l’Interagency Coordination Group on AMR (IACG), su incarico del segretario generale dell’ONU, ha collaborato con tutti gli stati membri per formulare a livello globale raccomandazioni condivise per combattere l’AMR.

Gli impegni della politica non bastano

Ma molte sono le difficoltà politiche, burocratiche ed economiche per concrete azioni.

Innanzitutto i finanziamenti internazionali per la riuscita di una sfida così rilevante sono in competizione con altri settori che spesso, e magari a ragione, vengono ritenuti prioritari in un contesto di risorse comunque finite.

Inoltre, il dialogo tra i settori interessati al contrasto dell’AMR non è semplice: da un lato vi è scarsa abitudine al colloquio e all’interscambio di dati, si pensi ad esempio alla sanità umana con i settori dell’agricoltura e dell’allevamento, e alla sanità animale con quella umana.

Inoltre i contrasti tra Stati nascono anche dalla ridda di leggi vigenti e spesso conflittuali, come quelle commerciali. L’impegno del settore privato è indispensabile, ma l’intervento pubblico degli Stati membri è spesso condizionato da fattori difficilmente contrastabili.

Le disparità di fruizione e offerta di antimicrobici in Stati a reddito più o meno elevato è anch’essa un ostacolo, che rende differente la sensibilità dei singoli governi sull’AMR.

Se è pur vero  che le soluzioni biomediche al problema rivestono un’importanza primaria, è altrettanto vero che l’AMR è influenzata da fattori più ampi, come disuguaglianze sociali, economiche, fattori culturali, politici e ambientali.

AMR e sviluppo sostenibile

Gli autori del commento, considerano una strada percorribile, per  trovare una soluzione, il collegamento della lotta all’AMR agli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e alla sostenibilità in generale, sfruttandone i meccanismi globali.

Questa presa di posizione dell’IACG, comunicata agli Stati, permetterebbe di organizzare un sistema di governance gestito da un gruppo di nuovi leader, preposti alla gestione dell’AMR.

Questa organizzazione potrebbe fornire strumenti normativi utili anche ad accademici, organizzazioni della società civile e responsabili politici per inserire l’AMR nelle loro agende per lo sviluppo sostenibile.

La resistenza antibiotica verrebbe così collocata in un orizzonte molto più vasto, sostenuto da valori di giustizia sociale che investa il nostro modo di considerare i determinanti ecologici, come l’allevamento industriale e i sistemi di produzione alimentare.

Un punto di partenza sarà conciliare i concetti di AMR con altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile(ndr. in inglese Sustainable Development Goal Indicators- SDG) con cui è legata.

Per esempio, occorrerà discutere come garantire una buona salute e benessere (SDG3), aumentare il lavoro dignitoso e nel contempo favorire la crescita economica (SDG8), la cui compatibilità è stata messa in discussione dalla globalizzazione economica.

Una strategia vincente

Se le OMS, FAO e OIE riusciranno ad ottenere un mandato in tale direzione e finanziamenti adeguati per combattere la resistenza antibiotica, avranno il potenziale per aumentare il coordinamento tra gli Stati membri e la possibilità di supervisione a livello globale e regionale, puntando alla responsabilizzazione di ogni singolo Stato.

Lo sviluppo sostenibile sta alla base delle discussioni sull’uso eccessivo, ma anche sull’accesso agli antibiotici, elemento quest’ultimo per cui pochi Stati membri a medio, basso reddito sono stati coinvolti sull’AMR.

Sottolineano gli Autori, in conclusione, che l’inserimento dell’AMR nell’agenda della sostenibilità permetterebbe l’accesso ad una gamma più vasta di finanziamenti, programmi e potrebbe coinvolgere con le nuove strutture di governance globale per la resistenza antibiotica altre organizzazioni come il Programma di Sviluppo e il Programma Ambientale delle Nazioni Unite.

Infine, la strategia di introdurre l’AMR all’interno degli OSS potrebbe contribuire a rendere il Forum Politico ad Alto Livello per gli OSS, (HLPF) che si terrà nel luglio 2020, a  New York, un’occasione per favorire in maniera formale e trasparente i prossimi passi a livello globale,  per contrastare la resistenza antibiotica e includerla negli SDG relativi alla salute, nell’ambito della loro revisione, durante il Forum .

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