Facebook in lotta contro la disinformazione sui vaccini. Che risultati?

La battaglia tra scienza e pseudoscienza è sempre più combattuta in rete. Entrambe le parti hanno approfittato delle dinamiche dei social media e delle comunità in rete, ed è difficile quantificarne le conseguenze: stiamo ancora cercando di capire questo “nuovo ordine mondiale” portato dalla tecnologia.

Una delle poche cose sicure è che diffondere informazioni errate è molto più facile di quanto sia mai stato. Preoccupazioni simili emergono ogni volta che il campo dell’informazione subisce un cambiamento, fin dai tempi dell’invenzione della stampa, ma questo non significa che non siano preoccupazioni legittime o che non dovrebbero essere adottate contromisure: la medicina basata sulle evidenze dovrebbe essere la prima di tali contromisure.

Dovremmo semplicemente accettare che i social media siano veicoli di disinformazione?

Di recente Facebook ha introdotto regole che dovrebbero limitare la diffusione di contenuti legati a teorie pseudoscientifiche. Ad esempio, da qualche tempo se si effettuano sulla piattaforma ricerche su temi sensibili, quali quelli legati alla salute, i primi risultati a comparire sono quelli da fonti verificate, come le pagine istituzionali di Ministeri o centri di ricerca accreditati.

A far riflettere è la possibilità per una compagnia come Facebook, con una posizione di mercato dominante, di poter decidere cosa diffondere e cosa no. Naturalmente i social media di per sé non sono territori neutri, in quanto utilizzano algoritmi per determinare cosa mostrare e a chi. Le recenti modifiche nel regolamento di Facebook sono in realtà un tentativo di portare gli algoritmi già in uso a valutare criteri centrati più sulla qualità dell’informazione che sul sensazionalismo.

Un intervento di questo tipo si svolge su più livelli, uno dei quali è l’introduzione di regole che determinino quali annunci pubblicitari ammettere. Facebook ha iniziato ponendo una particolare attenzione alla disinformazione sui vaccini, argomento estremamente sentito online, introducendo regole mirate come ad esempio l’abbassamento del ranking per gruppi e pagine che diffondano notizie non verificate sull’argomento, o il divieto di pubblicazione per pubblicità che diano informazioni errate sui vaccini.

Gli algoritmi e come adattarsi alle loro regole

Regole sensate, ma rimane il problema di capire chi e come applichi queste regole. La prima linea di difesa è costituita dagli algoritmi, strumenti che riconoscono quando un contenuto ha a che fare con un determinato argomento ma non sempre riescono a cogliere la differenza fra una posizione scettica e una ingenua. Ad esempio, un articolo di debunking sull’omeopatia verrà visto dagli algoritmi semplicemente come un articolo che tratta di omeopatia, e in tal modo sarà collegato all’argomento. In pratica scrivere di pseudoscienza, anche per criticarla, è sufficiente per essere catalogati come produttori di contenuti pseudoscientifici, indipendentemente da cosa e come se ne scriva, e trattati come tali secondo le nuove regole.

Al problema appena esposto si aggiunge la capacità degli antivaccinisti di adattarsi, individuando parole e frasi che mettono in allarme gli algoritmi e limitandosi a evitarle. Le uniche soluzioni sono il controllo caso per caso e il continuo aggiornamento degli algoritmi per essere sempre un passo avanti. Sul lungo termine, però, il problema si complica: gli antivaccinisti promuovono idee che molto spesso è possibile provare come insensate e false. Facebook d’altro canto si muove su un terreno solido e si avvale del parere di esperti del settore. Ma su quali processi può contare per operare una distinzione, e quanto trasparenti dovrebbero essere questi processi? E in definitiva, quanto ci fa sentire tranquilli che una manciata di corporazioni abbia un tale potere sul flusso di informazioni che si riversa sulla società? Facebook ha deciso di intervenire contro gli antivaccinisti: ma se avesse deciso di non farlo?

Sono domande a cui è difficile dare una risposta, se non che è un dovere ormai improrogabile quello di porre maggiore attenzione a questioni simili, partendo dalla situazione attuale per sperimentare nuove soluzioni e adattarle come si renderà necessario.