Integratori alimentari o magiche pillole per la salute?

di Mario Nejrotti

Il mercato degli integratori è in forte crescita. Ne esistono di tutti i tipi e per tutte le funzioni. Basta guardare qualunque canale televisivo o frequentare siti, portali, social su internet per scoprire l’enorme offerta di prodotti  che promettono salute e spesso anche guarigione dalle malattie.

I dati

Il rapporto Censis del giugno 2019, dal titolo “Il valore sociale degli integratori alimentari”  mostra un mercato importante a livello nazionale e soprattutto in forte crescita. In Italia, infatti, nel 2018 il valore del settore è stato  di 3,3 miliardi di euro. Il nostro Paese è al primo posto come quota del mercato europeo (23%), seguito da Germania (13%), Francia (9%) e Regno Unito (8%). Il valore dei consumi è cresciuto del 126% negli ultimi dieci anni (periodo 2008-2018), a fronte di una riduzione dello 0,8% dei consumi complessivi delle famiglie.

Come si legge nel rapporto, l’incremento del consumo ha radici complesse in parte alimentate dal bisogno di benessere della società occidentale e in parte dal desiderio, se pur spesso confuso e acritico, di gestire in prima persona la propria salute.

Il fenomeno è rilevante. Dai dati Censis ne farebbero uso  abitualmente 18 milioni di italiani. I maggiori consumatori sono il 63%  dei soggetti attivi tra i 35 e i 64 anni di età e il 60,5% delle donne.

Integratori  e pastiglie magiche

 Gli integratori, però, non sono tutti uguali. Alcuni risultano utili o necessari come preventivi  in condizioni particolari della vita. Un esempio per tutti sono  i folati (Vitamina B9)  , importanti nel processo di formazione dell’emoglobina,  essenziali in gravidanza per la prevenzione di malformazioni congenite specie a carico del tubo neurale e utili nella prevenzione di patologie cardiovascolari legate all’eccesso di omocisteina. Altri hanno confini più sfumati e il loro potere preventivo o supposto curativo sconfina nel campo della magia più che in quello della scienza.

Eppure il giudizio su tutti, sempre da dati Censis, è fortemente positivo. Il 74% (l’80% tra i laureati, il 76,9% tra le donne, il 75,1% tra i 35-64enni) valuta positivamente i loro effetti. Solo l’1,7% lamenta esiti non positivi. La gran parte delle persone è convinta che l’integratore raggiunga l’obiettivo per cui è stato assunto.  È singolare, però, notare che il 58% di coloro che danno questo giudizio gode di uno stato di salute ottimo o buono.

La preoccupazione diffusa degli addetti ai lavori è che questa  supposta “autogestione”  della prevenzione attraverso alimenti ridotti in pastiglie e capsule possa in realtà interferire con la salute dei cittadini.

Il Decalogo del Ministero della Salute

Per contribuire a ridurre questo potenziale impatto negativo il  Ministero della Salute ha prodotto e distribuito anche in rete :“Il Decalogo per un corretto uso degli Integratori alimentari ”Decalogo per un corretto uso degli Integratori alimentari”
  .  Il consiglio numero uno del Decalogo è certamente quello più importante e offre, a chi legge attentamente, la giusta chiave interpretativa dell’uso degli integratori alimentari:

“Ricorda che una dieta varia ed equilibrata fornisce, in genere, tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo ha bisogno e che è fondamentale per tutelare e promuovere la tua salute e il tuo benessere nel contesto di uno stile di vita sano e attivo.”

 Gli altri consigli tendono a rendere consapevole il consumatore sull’uso e abuso delle sostanze, cercando di incidere sull’aura fideistica che spesso portano con sé i prodotti cosiddetti naturali. Infatti  il Ministero sottolinea, declinando il sesto consiglio, che: ”…un prodotto non è sicuro solo perché è “naturale” ma che, anzi, proprio per il suo profilo di attività “fisiologica”, potrebbe determinare effetti inattesi e indesiderati in determinate condizioni.” Quindi, si invita il cittadino a rivolgersi al proprio medico per ottenere consigli consapevoli e ponderati sull’argomento, con l’obiettivo di ridurre l’automedicazione.

Il ruolo dei sanitari

Si legge, però, sempre nel rapporto Censis , che già il 57,3% degli italiani riceve un consiglio per utilizzare gli integratori e di questi l’82,4% lo ha ricevuto dal medico di medicina generale o dallo specialista o dal farmacista. Solo il 17,6% ha seguito le indicazioni di amici, famigliari, televisione, web, riviste. Occorre quindi incentivare gli sforzi per evitare rischi alla popolazione, insistendo anche sulla formazione di medici e farmacisti in questo campo , in cui interessi  economici e sociali si intrecciano a potenziarne la crescita. Scorrendo ancora  i numeri del Rapporto si  vede, infatti, con chiarezza il peso occupazionale  del settore degli integratori. Gli addetti, infatti,i sono aumentati del 43,9% nel giro di tre anni (periodo 2014-2017), mentre nell’economia complessiva si registrava solo un +5,3% di occupati. L’export del settore è lievitato del 48,5% negli anni 2014-2017, a fronte del +12% riferito al totale del sistema economico.

Il portale FNOM

È necessario, quindi, un lavoro educativo di massa e individuale, anche se difficile e certamente contrastato da interessi forti e diversificati. Uno strumento utile per professionisti e cittadini è ad esempio il portale “Dottore, ma è vero che..?” della FNOMCeO “Dottore, ma è vero che..?” della FNOMCeO  che tratta l’argomento degli integratori e che trovate linkato anche in questa pagina in spalla destra. In questa rubrica dedicata agli integratori si leggono articoli che  approfondiscono gli argomenti più sentiti dalla gente e più seguiti nei blog e sui social.

Solo parlandone da diverse fonti istituzionali, sensibilizzando professionisti della salute e cittadini, si riuscirà a collocare questo settore nella sua giusta dimensione, evitando che per motivi di profitto o di occupazione venga danneggiata la salute dei cittadini.

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