I rischi per la salute del passaggio all’ora legale

Qualche settimana fa è scoccata nuovamente l’ora solare, quella che segue in maniera naturale la scansione delle ore indicata dalla posizione del Sole. Durante l’estate, invece, è convenzione spostare le lancette dell’orologio in avanti di un’ora per sfruttare al massimo le ore di luce a disposizione, e vige quindi quella che chiamiamo “ora legale”.

Dal 2021, l’Unione Europea ha deciso di dare la possibilità a ognuno degli Stati membri di scegliere se applicare oppure no l’ora legale, e di fatto scegliere a quale fuso orario rifarsi durante una parte dell’anno. Questo anche a seguito degli esiti degli studi condotti negli ultimi anni (ma soprattutto negli ultimi mesi: come è possibile notare su PubMed, nel 2019 sono stati pubblicati finora 27 studi che contengono “daylight saving time” nel titolo, contro i 12 del 2018 e i 5 del 2017, su un totale di 115) sugli effetti di queste modifiche nel ritmo circadiano e quindi sull’organismo umano, che hanno evidenziato come sia a tutti gli effetti consigliabile ai fini della salute e del benessere degli individui porre fine a questa convenzione da parte degli Stati del mondo che l’hanno adottata nel corso del tempo.

Beth A. Malow, insegnante di Neurologia alla Vanderbilt University di Nashville, ha recentemente pubblicato uno studio che indaga gli effetti sul cervello di quello che definisce “disallineamento del nostro orologio biologico per otto mesi all’anno”. Tra le conseguenze citate nello studio sulle funzioni cerebrali, un abbassamento del livello di attenzione ed energie. Ma le modifiche alle lancette dell’orologio non destano preoccupazioni solo per gli effetti sul cervello: sono coinvolti anche l’apparato cardiocircolatorio, il ritmo del sonno e perfino le sequenze genetiche che regolano le dinamiche sonno-veglia.

Proprio la quantità di studi intrapresi negli ultimi tempi sull’argomento sta permettendo una comprensione più approfondita e completa del nostro orologio biologico, delle funzioni del sonno e dei suoi meccanismi, e la comunità scientifica, aggiungendo tasselli al puzzle, è sempre più compatta nel condannare l’ora legale come serio pericolo per la salute pubblica.

L’interesse nato intorno all’argomento favorisce anche la stesura di opere di divulgazione scientifica in grado di raccogliere tutte le informazioni pubblicate al riguardo e renderle comprensibili e allettanti per un pubblico non necessariamente di addetti ai lavori. È il caso di Why we sleep, opera di Matthew Walker, neuroscienziato e direttore del Center for Human Sleep Science dell’Università della California a Berkeley, recentemente tradotta in italiano con il titolo Perché dormiamo. Poteri e segreti del sonno per una vita sana e felice, che indaga per l’appunto gli effetti del sonno (e della sua mancanza) sul cervello, ma si lancia anche in più ampi excursus sulla definizione del sonno e le sue caratteristiche, nonché sui sogni, i medicinali che possono alterare – o riequilibrare – i ritmi sonno-veglia e, naturalmente, in alcune considerazioni sull’ora legale.

Walker nel suo libro definisce recisamente il passaggio dall’ora solare a quella legale come un esperimento su scala mondiale sulla deprivazione del sonno, in cui un miliardo e mezzo di persone sono costrette, nella stessa notte, a dormire un’ora in meno. “Se, come hanno fatto i ricercatori, organizzate milioni di dati ospedalieri giornalieri, scoprirete che questa riduzione di sonno in apparenza banale si accompagna il giorno successivo a un picco spaventoso di attacchi di cuore” scrive Walker. “È importante notare che succede anche l’opposto: in autunno, quando nell’emisfero settentrionale gli orologi si spostano in avanti e guadagniamo un’ora di sonno in più, il giorno successivo i tassi di attacco cardiaco precipitano verso il basso. Un analogo rapporto «su e giù» si riscontra nel numero d’incidenti stradali, dimostrando che il cervello, per mezzo di cali dell’attenzione e colpi di sonno, è altrettanto sensibile al cuore che alle piccolissime perturbazioni del sonno.”