Un regalo vale una prescrizione

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

I medici che accettano dei doni da parte degli informatori farmaceutici sono più propensi a prescrivere farmaci più costosi e non ciò che è meglio per i loro pazienti basandosi sulla medicina delle evidenze? Una domanda ricorrente in tema di trasparenza e conflitti di interessi che il BMJ (1) ripropone ai suoi lettori con la pubblicazione di uno studio retrospettivo che ha coinvolto più di 40mila medici di famiglia francesi. A partire dai dati dei database nazionale francese sulla prescrizione dei farmaci per visita e quelli del database sulla trasparenza in sanità, i ricercatori dell’università di Rennes hanno riscontrato scelte prescrittive migliori – sia in termini qualitativi che di costi – tra i medici che non avevano ricevuto alcun dono dagli informatori farmaceutici. Per esempio, rispetto ai colleghi che aveva beneficiato di almeno un regalo prescrivevano più frequentemente le versioni generiche di antibiotici, antipertensivi e statine, e meno frequentemente i vasodilatatori o cicli di terapie a base di benzodiazepine con una durata superiore le 12 settimane.

Gli autori dello studio precisano di non poter concludere di aver dimostrato una relazione di causalità diretta tra i regali ricevuti e scelta prescrittiva. Tuttavia, affermano, “i nostri risultati sono in linea con le evidenze già raccolte in letteratura sui conflitti di interesse e rafforzano l’ipotesi che l’industria del farmaco influenzi le scelte prescrittive”. Per esempio una revisione sistematica pubblicata sul BMJ Open due anni fa aveva riscontrato un aumento delle prescrizioni di farmaci branded e parallelamente un calo dei generici (2). Alcuni mesi fa,  il JAMA Network Open mostrava dati alla mano una preoccupante associazione tra le diverse forme di marketing farmaceutico riguardante gli oppioidi – inclusi l’ammontare di denaro ricevuto dai medici, il numero di pagamenti effettuati per ogni medico e il numero di clinici che aveva ricevuto questo tipo di pagamenti – e le morti per overdose da oppioidi negli Stati Uniti (3). La lista delle evidenze sull’influenza dei conflitti di interesse non si ferma qui. Ma ciononostante quasi la totalità dei medici non ha la percezione dei condizionamenti che inevitabilmente possono derivare dall’aver ricevuto un regalo dall’industria insieme alle informazioni su un farmaco piuttosto che dispositivo medico, oppure di aver ricevuto un supporto per la partecipazione a un convegno, meeting o corso di formazione sponsorizzato (2).

Il valore aggiunto del recente studio retrospettivo francese – commentano in un editoriale (4) Carl Heneghan, direttore del Center for Evidence-Based Medicine dell’Università di Oxford, e Margaret McCarteny, medico di  famiglia a Glasgow – è che mostra chiaramente l’importanza di poter disporre di un database pubblico come quello francese (imposto dalla legge Loi Bertrand nel 2018) che impone alle aziende del farmaco di rendere trasparente ogni erogazione, in contanti o in natura, a favore di un operatore sanitario che superi un valore di € 10,00 (5). “Senza questo database, non sarebbero facilmente accessibili per fare delle analisi dei dati regali fatti ai medici di base francesi dalle aziende farmaceutiche”. Senza di esso infatti non avremmo potuto sapere che i doni dell’industria arrivano sulla scrivania di quasi tutti i medici di famiglia francesi (ne hanno ricevuto almeno uno 36.232 dei 41.257 medici registrati nel database francese e inclusi nell’analisi, quasi nove su dieci) né avremmo potuto dimostrare che questi doni si associano a pratiche di prescrizione più scadenti e più costose per il sistema sanitario.

Il Loi Bertrand è il corrispettivo francese del Sunshine Act, la norma per la trasparenza e la libera accessibilità dei pagamenti delle industrie voluta dall’amministrazione di Barack Obama nel 2013 in risposta al dibattito sulla pervasività dei compensi elargiti ai medici sviluppatesi e intensificatosi negli ultimi anni negli Stati Uniti.  Come riporta il libro Conflitti di interesse e salute “i dati a partire dal 2013, anno di avvio del programma, fanno emergere che la quasi totalità dei medici a stelle e strisce ha ricevuto regali da aziende e un numero esiguo di persone è stato letteralmente coperto d’oro, per essere titolari di brevetti, aver svolto conferenze o fatto consulenze” (6). Strumenti come il Sunshine Act – in discussione anche in Italia con la legge Sanità Trasparente già approvata alla Camera – sono stati pensati per proteggere gli operatori della salute dal comportamento non etico delle aziende farmaceutiche e per migliorare le pratiche dell’industria rendendo trasparente ogni transazione economica. “Solo iniziando dalla trasparenza potremo ridurre l’influenza dell’industria sulla nostra attività e raggiungere il nostro comune obiettivo: una vita migliore per tutte”, aveva commentato lo psichiatra Peter Gordon (7).

È ormai assodato che i conflitti di interesse contribuiscano all’integrità sia dell’operato del medico sia della ricerca (8-11). La trasparenza non è sufficiente da sola per prevenirli ma è un primo passo importante per fare luce sulle condizioni che li creano. “L’influenza dei conflitti a livello organizzativo o individuale sulla pratica clinica richiede una strategia di sistema per gestire e mitigare tali conflitti. La comprensione che oggi abbiamo degli effetti dei conflitti di interesse è ostacolata dalle vane strategie attuate allo scopo di cercarli, segnalarli e registrarli”, concludono Heneghan e McCarty sul BMJ. “Le leggi che impongono la piena trasparenza – con l’aspettativa che sia i singoli individui sia l’industria forniscano i dati sulle transazioni economiche – risolvono i problemi associati alla dichiarazione volontaria dei conflitti di interesse e potrebbero consentire una comprensione più approfondita degli impatti di ampia portata dei conflitti di interesse hanno sull’assistenza sanitaria. Dati di qualità migliore sui conflitti di interesse vorrebbe dire una ricerca di qualità migliore, una comprensione più chiara del problema e un’azione più coerente per ridurre i danni: un cammino che potrebbe semplicemente ripristinare quella fiducia nella ricerca e nella medicina che è indispensabile” (4).

 

Bibliografia

  1. Goupil B, Balusson F, Naudet F, et al. Association between gifts from pharmaceutical companies to French general practitioners and their drug prescribing patterns in 2016: retrospective study using the French Transparency in Healthcare and National Health Data System databases. BMJ 2019; 367: l6015.
  2. Fickweiler F, Fickweiler W, Urbach E. Interactions between physicians and the pharmaceutical industry generally and sales representatives specifically and their association with physicians’ attitudes and prescribing habits: a systematic review. BMJ Open 2017; 7: e016408.
  3. Hadland SE, Rivera-Aguirre A, Marshall BDL, Cerdà M.Association of pharmaceutical industry marketing of opioid products with mortality from opioid-related overdoses. JAMA Network Open 2019; 2: e186007.
  4. Heneghan C, McCartney M. Declaring interests and restoring trust in medicine. BMJ 2019; 367: l6236.
  5. French Sunshine Act: Public Database Published. Policy & Medicine. www.policymed.com/2014/05/french-sunshine-act-public-database-published.html
  6. Dirindin N, Rivoiro C, De Fiore L. Conflitti di interesse e salute. Bologna: il Mulino, 2018.
  7. Rimmer A. Upskill doctors to make the most of new medical technologies, report says. BMJ 2018; 361: k2861.
  8. Boyd EA, Bero LA. Improving the use of research evidence in guideline development: 4. Managing conflicts of interests. Health Res Policy Syst 2006; 4: 16.
  9. Lundh A, Lexchin J, Mintzes B, et al. Industry sponsorship and research outcome. Cochrane Database Syst Rev 2017; (2): MR000033.
  10. Turner EH, Matthews AM, Linardatos E, et al. Selective publication of antidepressant trials and its influence on apparent efficacy. N Engl J Med 2008; 358: s252-60.
  11. Friedman PJ. The impact of conflict of interest on trust in science. Sci Eng Ethics 2002; 8: 413-20.