Il dottor Enrico Richetta, specialista radiologo e… di classici suoni

di Massimo Boccaletti 

 Anche se nessuno l’ha mai nominato ad honorem, e pur non avendo mai messo piede al Politecnico, è un “ingegnere del suono” a tutti gli effetti.  Indossa un camice bianco come fanno talvolta anche gli ingegneri, ma perché in realtà Enrico Richetta, 74 anni, di professione è medico. Specializzato con lode in radiologia, assistente universitario per una decina d’anni,  oggi, in pensione, è consulente full time del Koelliker.  Ma   buona parte della sua vita il dottore  l’ha spesa non solo nel registrare il bene e il male sulla lastre radiografiche ma anche le voci e i suoni dei Grandi della musica classica.

Affetto da inguaribile’”audiofilia” questo “medico del suono” esercita la sua passione trasfondendo nei CD le note sublimi della classica. Non è solo un fatto di Fisica, perché coltivandola come alta espressione artistica, riesce a dialogare con competenza  di note con musicisti famosi che si affidano a lui per non disperdere la bellezza dei loro suoni.

Data l’età, si potrebbe arguire che lo fa per dare sfogo alla sua passione, una volta raggiunto l’agognato traguardo della pensione. Invece no. Da oltre trent’anni il medico ingegnere  inframezza schermi luminosi, panoramiche e corsie d’ospedale ad auditorium e sale da concerto, per incidere dal vivo approfittando del fatto che le esecuzioni si tengono, di solito, la sera o la domenica. Trent’anni, almeno 300 i concerti da lui registrati finora, tutti di musica classica, of course. Non per una forma di snobismo ma nella musica leggera, si sa,  un’incisione è frutto “anche” di artifizi tecnologici, mentre in quella colta, protagonista assoluto rimane sempre l’esecutore.  Strumento, ambiente e apparecchiature, tutti  coefficienti di una buona registrazione devono sempre cedere il passo al talento. E se non c’è, non c’è artifizio tecnico che tenga.

Il suo futuro di “ingegnere” prende le mosse da una data precisa, il 5 dicembre  91, allorchè  la prestigiosa Unione Musicale  gli chiese se la sentisse, lui, che in fondo era pur sempre un volonteroso dilettante, di incidere, in quel tempio per lui  inaccessibile, che era il Conservatorio, il Quintetto per fiati e il Quartetto per pianoforte K. 487 Mozart. Una proposta da far tremare i polsi: per il programma, gli esecutori e la circostanza, il 200° anniversario della morte del Genio.

Quella serata il  medico  specialista in radiologia e in suoni classici, che fino allora aveva operato “a livello parrocchiale”, per dirla con lui, fece in suo ingresso a pieno titolo nel Tempio, grazie ad una registrazione che fece epoca  per fedeltà e limpidezza, suscitando dovunque un incredulo stupore. Avvenne così, che lui, dopolavorista appassionato, venne promosso sul campo, diventando, grazie alla sua competenza sui suoni e su ciò che  riescono ad esprimere, il tecnico del suono dei Grandi.

Alle sue premure sonore sarebbero infatti ricorsi  gli Uto Ughi, gli Accardo, i Lucchesini, i Brunello, i Manara, tanto per fare qualche bel nome. Eternando la loro espressività musicale, il Dott. Ing. Enrico Richetta (che per la cronaca ha sempre inciso gratis) ha imparato a conoscerne le esigenze, a tener conto delle loro fobie. Un esempio?  “Molti musicisti  non amano vedersi davanti i microfoni” rivela -“ Alcuni (come il sommo Zimmermann (che dovunque tenga un concerto, si porta dietro il pianoforte ndr.)  se vede spuntarne uno, è capace  di  smettere di  suonare”.

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